NATSUO KIRINO.
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REAL WORLD.
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Parte 1.
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Titolo originale: Riaru warudo.
Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci.
2009 Neri Pozza Editore, Vicenza.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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5. Il Vermiciattolo II.
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Poco fa, la prima cosa che ho sentito  stata la risata soffocata di una donna. Poi ho aperto gli occhi e mi sono visto davanti queste tende verdi, sporche e pesanti. Sono le stesse e identiche tende che mia madre aveva comprato da Daimaru Peacock per la mia stanza, perci inizialmente ero convinto di essere tornato a casa.  la prima volta che ho dormito in un letto vero da un paio di giorni a questa parte, e sono caduto in un sonno cos profondo da perdere temporaneamente la memoria. Avevo dimenticato persino di aver picchiato a morte mia madre. Nella mia testa, in quel momento, lei continuava a esistere e costituiva la solita presenza seccante di sempre. Credevo si fosse intrufolata di soppiatto nella mia stanza, mentre dormivo, e la sentivo mormorare qualcosa. Chiudi quella maledetta boccaccia! Esci fuori di qui!... Mia madre, in fondo, era l'unica donna con cui avevo abitualmente a che fare, per cui non potevo immaginare che si trattasse di qualcun altro.
No, no, non ti preoccupare, ti ripeto che va tutto bene....
Ma la voce non era quella di mia madre. Si trattava della ragazza che ho appena conosciuto, quella studentessa del liceo dal soprannome tanto strano. Poi, ecco che mi  finalmente tornata la memoria: mia madre  morta! Per fortuna non appartiene pi a questo mondo.  scomparsa per sempre dalla mia vita. Mi sento cos risollevato che quasi quasi avrei voglia di mettermi a ridere. Un momento, ho le guance e il mento umidi. Come mai? Sta' a vedere che ho pianto durante il sonno. Quasi mi prende un colpo, ma poi mi accorgo che si tratta solo di saliva. Mi ripulisco con il dorso della mano, lentamente, fingendo di continuare a dormire mentre ascolto la conversazione telefonica di Kirarin. Non ho la pi pallida idea di cosa passi per la testa di questa ragazza, n tanto meno del perch abbia voluto incontrarmi. In qualit di responsabile degli affari militari, avrei dovuto svolgere delle indagini preliminari e venire a conoscenza delle sue idee. Responsabile degli affari militari... Ma che storia  questa? Perch sto usando termini del genere, che prima non conoscevo nemmeno? Bah, chi lo sa, so solo che adesso sono al corrente di un sacco di cose, anzi di tutto. Gi da quando ero in sella alla bicicletta, sforzandomi di restare sveglio, lo spirito di quel soldato giapponese sotto tortura nelle Filippine non mi ha mai abbandonato.
Capisco che tu sia in pena per me, Teru, ma ti assicuro che sto bene e che non c' nessun problema. Apprezzo molto il tuo interessamento, grazie, sei dolcissimo. Comunque lui  un tipo veramente strano, ma molto intrigante. Quando per esempio alla stazione ci dicevamo come eravamo vestiti, voleva farmi credere che indossava una vecchia uniforme militare da soldato semplice. Roba da matti, eh? Deve proprio avere qualche rotella fuori posto. Non credo che mi far del male. Non so dirti perch, ma so che  cos. Tornatene a casa, davvero. E comunque non posso dirti dove siamo.  un love hotel, non posso aggiungere altro... No, no, ma sei pazzo? Non mi sognerei mai di farlo con un tipo del genere... S, s, va bene, in quel caso ti chiamo, sta' tranquillo. Ho avuto a che fare con un sacco di ragazzi a Shibuya, no?, perci so come cavarmela. Ah, sai cosa? Mi ha convinto a vendicarmi. Ha detto che mi aiuter... No, no, mia madre non c'entra niente. Mi riferisco a Wataru. Voglio fargliela pagare per quello che mi ha fatto. Io lo amavo, ed era per questo che gli permettevo di venire dentro di me, senza preservativo. Eppure quel bastardo ha scopato con quell'altra, quella tizia col cervello da gallina. Non potevo assolutamente perdonarlo, soprattutto perch mi ero resa conto che lo aveva fatto in quanto si riteneva superiore e pensava di riuscire a farmela sotto il naso... S, lo so,  accaduto pi di un anno fa, ma non riesco a smettere di pensarci.  un tormento eterno, un veleno che mi corrode dentro. Ho intenzione di rivederlo e di farlo fuori... Teru, io mi sento cos... black. S, una Kirarin perfida e amara. E non la Kirarin allegra e carina a cui tutti sono abituati. Ma tutto questo mi fa sentire bene lo stesso, mi d piacere. Capisci cosa voglio dire? Tu mi capisci sempre, vero, Teru? Questa  la prima volta che sento il bisogno di vendicarmi, e ti assicuro che provo un senso di sollievo immenso, come non mai. Ti richiamer io pi in l, non preoccuparti... S, s,  proprio cos, non mi sbaglio. Del resto lo si capisce persino dal mio modo di esprimermi, che adesso si  fatto molto pi tosto, no?.
Kirarin si lascia scappare un flebile sospiro e termina la conversazione con questo tizio, questo Teru. Poi, senza attendere un solo attimo, chiama qualcun altro: molto probabilmente Yuzan, Toshi o Terauchi, vale a dire le sue stupide amichette. Ecco, sta lasciando un messaggio sulla segreteria telefonica. Mentre dormivo, deve essersi rimpossessata del suo telefonino. A conti fatti,  pi astuta di quanto immaginassi. Non devo sottovalutarla.
Oh, sono io, Kirarin. Richiamami subito, non mandarmi un messaggio. Mi sta succedendo qualcosa di incredibile e voglio assolutamente parlartene. Chiamami, ciao.
Mi alzo dal letto e spalanco le tende. Laggi, oltre una risaia, c' un altro love hotel simile a questo. Dovrebbe assomigliare grosso modo a un castello europeo, ma  sormontato da una cupola enorme e buffa. E in cima alla cupola, a completare il quadro tra il grottesco e il surreale, c' una grossa mezzaluna arancione. Sembra quasi una falce piantata nella testa di Onita Atsushi, il grande lottatore di wrestling. Mi sento scuotere da un brivido, come quando Onita e Mr. Pogo si apprestavano a salire sul ring. A vederli combattere mi esaltavo da matti.
Hai dormito come un ghiro, eh? Russavi da fare paura mi dice Kirarin con la sua vocina svenevole e un po' nasale, nascondendo il cellulare dietro la schiena. Tutt'a un tratto mi ritorna in mente un insulso desiderio di qualche tempo fa: avere una sorella pi piccola. A scuola c'era un ragazzo che si divertiva a disegnare manga pornografici e che poi veniva a mostrarceli in classe. Nelle sue storie c'era sempre una ragazza che chiamava il protagonista Fratellone, il quale, a un certo punto, diceva a questa Sorellina di togliersi di dosso l'uniforme scolastica alla marinaretta e cominciava a leccarla e palpeggiarla da tutte le parti. Basta, basta, smettila piagnucolava la Sorellina, che per nel frattempo si toglieva anche le mutandine. Che cazzata, eh? Il bello  che il tipo che disegnava questa roba era un cervellone con tutte le carte in regola per essere ammesso, che so?, alla facolt di Giurisprudenza dell'Universit di Tokyo. Era incredibile che i suoi manga battessero sempre e soltanto sullo stesso tasto, senza la minima variazione. La cosa pi ridicola era che, quando ce li leggeva ad alta voce, faceva puntualmente una vocetta svenevole e un po' nasale ogni volta che parlava la Sorellina... No, Fratellone, ti prego, oggi non punirmi! Ho tanta, tanta paura!. Ecco, l'ho fatta un po' lunga, ma la voce di Kirarin mi ricorda proprio quella del mio compagno di classe quando faceva la parte della Sorellina.  tale e quale! Il che mi d un voltastomaco pazzesco.
Non ho nessun bisogno di una sorella pi piccola, n tanto meno di una donna. Ormai ho subto una trasformazione completa. Chiss, forse  accaduto dopo che ho fatto il bagno in questo love hotel. Non appena il mio mantello di sale si  sciolto, ho acquisito una nuova personalit. Lo spirito di quel soldato giapponese  entrato in via definitiva dentro di me.
Prima ero un vero depravato, molto pi della maggior parte delle persone. Quando per esempio abitavamo in quel palazzone fuori citt, mi ero preso una brutta fissa per la nostra giovane vicina. Mi mettevo a origliare mentre lei e il marito facevano l'amore e, quella famosa volta, ho persino tentato di rubarle le mutandine. Poi, quando ci siamo trasferiti a Suginami, ho cominciato a spiare Toshi, e la cosa mi procurava una gioia incontenibile. Adesso, invece, sono completamente diverso, quasi un'altra persona. E sono davvero felice di questa mia metamorfosi, o meglio di questa mia evoluzione. Dovevo assolutamente cambiare, altrimenti non sarei mai stato pronto alla battaglia.
Piantala di fare quella vocina da cartone animato! ordino a Kirarin senza mezzi termini.
Vocina da cartone animato? Scusami tanto, eh mi risponde adombrandosi. Ma questa  la mia voce.
No, non  vero! Quando fai la smorfiosetta con i ragazzi, la tua voce cambia.  un viziaccio che ti far passare, puoi starne certa. A proposito, chi ti ha dato il permesso di usare il cellulare?!. Mi avvicino, glielo strappo di mano e me lo metto nella tasca dei pantaloncini. Hai forse dimenticato che ti era stato requisito dall'esercito? Te ne sei rimpossessata indebitamente. Vuoi che ti sbatta in cella d'isolamento?!.
Ma quale cella d'isolamento? Falla finita, idiota! protesta lei voltandosi da un lato, offesa. Ma  evidente che nel suo sguardo permane un che di lezioso. Kirarin  su di giri perch  in mia compagnia, in compagnia di un assassino.  una depravata.
Guarda che non scherzo! Devi eseguire i miei ordini,  chiaro?!.
Non  chiaro un bel niente! Ma chi ti credi di essere? ribatte con foga. Non mi piace il modo in cui sporge le labbra quando parla.  cos... viziosa. Ora che ho tolto di mezzo mia madre, ho il dovere di fare piazza pulita di tutte le donne viziose di questo mondo. Qualcuno deve darmi l'ordine decisivo. Mi guardo intorno, ma purtroppo non c' nessun ufficiale in questa stanza.
Smettila di blaterare!.
Oh, senti chi parla... Mi stai facendo venire un nervoso tremendo! Chi la caccia la grana per questo hotel, eh? Hai detto che volevi andare a Karuizawa, ma eri cos distrutto che per poco non crollavi per strada. Che stupida sono stata, avrei dovuto lasciarti addormentato l per terra. Senza di me, in questo love hotel non ci avresti mai messo piede. Sono stata troppo buona con te.
Se sono crollato  perch ero in marcia da troppo tempo.
Ma ci fai o ci sei? Secondo me ti si  fritto il cervello.
Kirarin ridacchia senza ritegno. La sua risata, acuta e penetrante, mi lacera le orecchie, tanto che vorrei strapparmi tutti i capelli. Mi hanno lasciato da solo in prima linea. Sono l'unico soldato che continua a combattere. S,  questa la realt. Devo assolutamente scappare nella giungla, prima che i due vecchi filippini mi catturino. Occorre riorganizzare le truppe in vista della prossima battaglia. La mia guerra  appena cominciata. Questo  il mio vero mondo. Devo addestrare in fretta questa donna che  con me, di modo che sia pronta al combattimento.  un compito che mi spetta, perch io qui sono il veterano.
Ehi tu, recluta, vieni a succhiarmi il pisello!.
L'ho detto con l'intenzione di molestare Kirarin solo verbalmente, eppure mi sta venendo duro.
Smettila, sei impazzito?! reagisce lei, liberandosi dalla mia presa con inaspettata violenza e scappando in un angolo della stanza. Mi fai schifo, devi avere qualche rotella fuori posto!.
Qualche? Direi tutte piuttosto. Ho ucciso mia madre, no? L'ho inseguita per tutta la casa e le ho fracassato la testa con la mazza da baseball. Tu ne saresti stata capace?.
Afferro un cuscino, lo faccio roteare in alto e assesto un colpo deciso contro il letto. Frammenti di ovatta, capelli e peli pubici svolazzano dappertutto. Kirarin fissa il cuscino e poi me, con gli occhi sbarrati, come se avesse visto qualcosa di orripilante.
No, mai! Io voglio bene a mia madre.
E tuo padre?.
Mio padre? Be', ci devo pensare... mi risponde, lasciando vagare lo sguardo nel vuoto. Lui  un tipo molto freddo. Una volta, quando ero alle medie, arriv una telefonata a notte fonda. Ci andai io a rispondere, e sentii una voce di donna che mi diceva: Ehi, c' tuo padre? Se  l, passamelo subito, senn potrei anche morire!. Non era certo il modo di parlare a una ragazzina, no? Roba da farti venire un nervoso tremendo. Be', perch non muori subito, invece di rompere a quest'ora?, pensavo fra me e me. Allora ero ancora una bambina, e cos andai subito a chiamare mio padre, facendo molta attenzione a non svegliare mamma. Lui per fece finta di continuare a dormire e non mi degn della minima attenzione. Ma che razza di uomo  mai questo?, pensai, enormemente delusa. Provavo una certa pena per la donna, che avevo lasciato in attesa al telefono, ma in fin dei conti era pure lei da biasimare, al pari di mio padre. E allo stesso tempo cominciai a odiare anche mia madre, perch aveva scelto di sposare un uomo cos meschino. Attraversai una fase in cui detestavo gli adulti. Non mi fidavo di loro e di quello che dicevano. In particolare, ce l'avevo a morte con mio padre, e devo confessare che in quel periodo l'idea di ucciderlo mi sfior in pi di un'occasione. Ma  una cosa che risale a diversi anni fa, e adesso non ci penso affatto. No, non lo ucciderei, assolutamente. Anche perch ormai sono abbastanza grande da poter fare ci che voglio, senza reprimermi pi di tanto. Ecco perch penso che tu abbia sbagliato. Hai esagerato, ti sei spinto troppo oltre, e mi dispiace molto per tua madre, poverina. Ti pentirai di quello che hai fatto e ne soffrirai per il resto dei tuoi giorni.
Le parole di Kirarin mi stanno mandando in bestia. Lei non  in grado di capire che la mia vita procede a una velocit differente rispetto a quella delle altre persone. Forse  un modo di dire obsoleto, ma da quando ho ucciso mia madre, ho messo il turbo. Adesso sono finalmente libero di cambiare il mio mondo come e quando voglio. Nessuno pu dirmi cosa devo e cosa non devo fare. Nessuno pu pi permettersi di infliggermi punizioni. Sono l'unico ad avere il pieno controllo su me stesso. Sono il comandante incaricato di dirigere le operazioni militari che culmineranno nella creazione del mio nuovo mondo. Eppure l'attitudine di questa Kirarin continua a mettermi a disagio.
Mi sembri troppo sicura di te... Non  che per caso hai sgraffignato la mia arma?.
Agguanto lo zaino, che avevo lasciato qui accanto al letto, e mi metto a rovistare. Il coltello da macellaio che ho comprato stamattina deve essere qui dentro da qualche parte.  lo strumento che mi servir per farli fuori tutti, prima che mi trascinino in quello spiazzo e permettano a quel vecchiaccio deperito di riempirmi di calci e a quella vecchia strega di ricoprirmi di sputi e di prendermi a martellate. Ah, eccolo qui, il mio coltello  ancora immacolato nella sua scatola sottile. Kirarin si copre la bocca con la mano, per non farsi vedere mentre sogghigna. So benissimo che sta ridendo di me, perch mi ero fatto prendere dal panico temendo di aver perso la mia preziosa arma. Ho capito, finalmente ho capito: questa ragazza non vuole rassegnarsi a prendere coscienza della situazione. Sa benissimo che sono nel pieno di una guerra, ma a lei non frega niente di quale sar l'esito finale e non fa altro che ridacchiare.  venuta semplicemente per assistere, per vedermi in azione sul campo di battaglia. Lei e le sue amichette si stanno solo divertendo alle mie spalle. S,  vero, ho ucciso mia madre e forse me ne pentir per il resto dei miei giorni, ma ne ho abbastanza della tua compassione da quattro soldi, Kirarin! Il sangue mi ribolle nelle vene.
Se pensi che io sia strano, puoi anche andartene. Non sono il tuo pagliaccio!.
Ah, questo significa che, se vuoi, sai anche essere serio?.
Io sono sempre serio!.
Adesso voglio farla tremare un po'. Tiro fuori il coltello dalla scatola. Stringo forte il manico nero e sferro un paio di fendenti nell'aria. La lama  lunga, affilata e minacciosa. Mi guardo intorno alla ricerca di qualcosa da usare per appendermi il coltello alla vita, ma non vedo nulla di adatto, c' soltanto la cintura dello yukata. Se usassi quella, sembrerei ridicolo, perci abbandono subito l'idea. Kirarin  ancora l nell'angolo, impietrita. Nei suoi occhi, per, leggo adesso un grande rispetto. O forse si tratta semplicemente di terrore? Qualunque cosa sia, mi va bene lo stesso. Questa  la seconda volta, nella mia vita, che vedo una donna cos confusa e turbata. Mi ritorna in mente lo sguardo di mia madre quando mi ha visto brandire la mazza da baseball.  una sensazione assai sgradevole da ricordare. In quell'istante deve essersi resa conto che il suo mondo, il modo in cui credeva, stava per crollare. Oppure, chiss, forse si stava pentendo di come mi aveva trattato fino a quel momento. Comunque sia, quello sguardo rifletteva in pieno il caos che in pochi istanti aveva preso il sopravvento su di lei.
Mia madre ha sbagliato tutto. E la sua colpa pi grande  di aver creato nei miei confronti una storia basata unicamente sul concetto di dominazione. Colpevole di avermi manovrato come se fossi un burattino. Colpevole di avermi rovinato la vita. Colpevole di aver rivelato i miei segreti al mondo e di avermi umiliato. Ero semplicemente una sua colonia. Mi costringeva a lavorare dall'alba fino a tarda sera nella piantagione di caucci e teneva il raccolto soltanto per s. Ero una colonia dove tutto veniva depredato. Non mi rendevo conto di cosa mi venisse sottratto, ma non avevo dubbi che il tiranno continuasse a rubarmi qualcosa di molto importante, giorno dopo giorno. Nel caso di Kirarin, non ci sono per il momento ragioni sufficienti per ipotizzare una sua eliminazione. S,  una persona viziosa, ma questo non  abbastanza. Metto gi il coltello. Non sono pazzo, ho ancora il pieno controllo delle mie facolt mentali.
Sto facendo del mio meglio per aiutarti, possibile che tu non lo capisca? mi dice Kirarin. Devi smetterla di minacciarmi!.
Persino a distanza di qualche metro riesco a vedere che ha le lacrime agli occhi. Ah, Kirarin, se  vero che mi rispetti, perch stai piangendo? Incapace di trovare una risposta plausibile, ripongo il coltello nella scatola.
Mmh, forse  vero, forse devo crederti. Dopotutto ti sei arruolata volontaria e adesso sei una mia compagna d'armi. S, hai ragione, devo trattarti meglio. A una sola condizione per: che tu obbedisca senza mai ribellarti, perch fai parte del mio esercito. Quello che conta, qui, sono i gradi e gli ordini. Io sono il veterano e tu la recluta, per cui hai il dovere di metterti al mio servizio.
Questo significa che dovrei farti un pompino? urla Kirarin disgustata.
S, perch no?.
Mi avvicino con un balzo e afferro Kirarin per i capelli. Lasciami! grida lei divincolandosi senza difficolt. Mi si accappona la pelle e resto paralizzato. Torno con la mente a qualche giorno fa, precisamente all'attimo in cui ho preso mia madre per i capelli e ho sentito, per la prima volta, che in fondo era una donna, per quanto oscena e raccapricciante. Con la mia azione ho voluto cancellare non soltanto le sue colpe, ma anche la sua terribile oscenit. Chiss, forse quell'oscenit faceva comunque parte delle sue innumerevoli colpe. Pi ci penso e pi mi sento confuso. Mollo un calcione al cuscino caduto ai piedi del letto, sulla moquette grigia.
Perch sei cos fissato con l'esercito? mi chiede Kirarin, mentre prende una lattina di Pocari Sweat dal minibar. Non  che per caso sei uno di quei pazzi maniaci di roba militare?. Non potrei mai rivelarle di aver scoperto che io e quel soldato torturato nelle Filippine siamo la stessa persona. Lei  soltanto una donna viziosa senza cervello e non sarebbe in grado di capire. Perch hai ucciso tua madre? mi chiede all'improvviso, dopo aver preso un sorsetto di Pocari e fatto una strana smorfia, come se quella bevanda non le piacesse. Dai, spiegami per bene come sono andate le cose.
Non servirebbe a niente rispondo scrollando le spalle. E poi smettila di farmi domande come se fossi una detective.
Ma io voglio sapere, davvero! insiste, facendo dondolare la gamba accavallata su e gi, ritmicamente. La sottile peluria sulle sue gambe  bionda e luccica come fosse d'oro. Che sorpresa, non me lo sarei mai aspettato. Mia madre aveva un sacco di peli ispidi e neri come quelli di un uomo. Ogni volta che mi soffermavo a osservarli, mi facevano pensare a un animale e mi veniva la nausea.
Come mai i tuoi peli sono biondi come quelli degli stranieri?.
Li decoloro, no? mi risponde Kirarin ridendo sotto i baffi, come se pensasse qualcosa del tipo: ma dove vivi, sulla Luna? D'estate noi donne i peli non li radiamo, perch conviene decolorarli. Mentre voialtri maschi sgobbate sui libri fra una pugnetta e l'altra, noi pensiamo a cose ben pi importanti.
Lo faresti anche ai miei?.
Ma non ho mica il decolorante con me!.
E allora vallo a comprare. Ci sar un konbini da queste parti, no?.
Ma come ti salta in mente un'idea del genere? Non eri in fuga? mi chiede Kirarin, scoppiando a ridere.
La risposta  semplice e scontata: voglio essere una persona diversa, una persona molto pi forte. E allora ho pensato che dei peli biondi, al posto del mantello di sale, sarebbero un'ottima armatura e mi donerebbero molto. Mi metto di nuovo a letto. Ho la sensazione che potrei dormire in eterno. Kirarin, intanto, inserisce due monete da cento yen nel televisore a gettoni. Guarda due o tre telegiornali, saltando da un canale all'altro, e poi si sintonizza su un programma musicale.
Ehi mi fa voltandosi dalla mia parte, i telegiornali non dicono niente di te. Sembra che il mondo ti abbia gi dimenticato.
Veramente? rispondo balzando in piedi.
Certo. All'inizio parlavano solo di te, ma adesso non dicono pi niente, zero assoluto.
A proposito, chi  la pi intelligente tra le tue amiche?.
Terauchi risponde Kirarin, senza la minima esitazione. In quanto a intelligenza,  senza dubbio lei la numero uno. Anche di faccia non  male, ma ha un aspetto un po' all'antica. Sai,  abbastanza carina, ma ha un viso molto classico.  una ragazza piuttosto chiusa, uno di quei tipi che non lasciano trapelare nulla all'esterno, per cui non riesci mai a capire cosa le passi per la testa. Attenzione, con questo non ti sto dicendo che sia timida, eh. Spara un sacco di cretinate, una dietro l'altra, ma quando poi ci sono le verifiche in classe e gli esami, si mette sotto e non fallisce mai un colpo.  una ragazza molto misteriosa. Noi tutte, per, ci fidiamo ciecamente di lei. S, a volte ti fa venire davvero i nervi, tanto che la strozzeresti, ma  dotata di un'intelligenza superiore ed  comunque una persona interessante, perci mi piace. Direi che il suo lato oscuro  abbastanza simile al tuo, anche se non saprei spiegarti in che senso. Ecco, forse  un po' matta, proprio come te.
Tra tutte le ragazze che ho provato a chiamare con il cellulare di Toshi, Terauchi  stata l'unica a chiudermi il telefono in faccia. La sua reazione  stata molto pi... marziale di quella di Yuzan o di Kirarin. Lei s che dev'essere un vero cadetto. Per cadetto intendo uno di quegli ufficiali di carriera usciti da prestigiose accademie militari. Se dice delle cretinate, come sostiene Kirarin, lo fa solo per abbassarsi al livello delle altre. Non pu essere altrimenti, in quanto un cadetto appartiene a una ristretta lite ed  dotato di qualit superiori. Stai sicuro che, in caso di bisogno, una come Terauchi non ti tradirebbe mai, perch lei  un vero soldato e sa il fatto suo. E se fosse proprio lei l'unica in grado di aiutarmi? Potrei servirmi delle sue prestazioni.
Dimmi di pi sul suo conto, presto!.
Oh, datti una calmata... e piantala con questo tono da comandante! protesta Kirarin sporgendo le labbra, tanto per cambiare.
Piantala tu, piuttosto! Te lo ripeto per l'ultima volta: non devi pi fare tutte quelle smorfie con la bocca. E mettiti composta!.
Kirarin mi fissa, corruga la fronte e fa schioccare la lingua. Poi bisbiglia qualcosa con un filo di voce, qualcosa che al mio orecchio suona cos: Il dovere  pi pesante di una montagna, la morte pi leggera di una piuma!1.
Cos'hai detto un attimo fa? le domando. A quanto pare, sai molte pi cose di me, eh?.
Ma se non ho aperto bocca! ribatte Kirarin, lanciandomi uno sguardo pieno di sospetto. Se non  stata lei a pronunciare quelle parole, si  forse trattato di una specie di allucinazione uditiva?  mai possibile? Comunque sia, adesso mi sento felice. Chiss, forse sono un genio, uno di quelli dotati addirittura di poteri extrasensoriali. Il problema  che nessuno se n' reso ancora conto.  tutta colpa di mia madre, lei e le sue stupide idee su come educare i figli.
S,  colpa sua e anche della scuola, che mi ha inculcato a forza un'educazione sbagliata. Avrei dovuto annunciare alle masse che sono un grande genio, lasciando un messaggio o una cosa del genere nella mia stanza prima di fuggire via. Avrei dovuto scrivere qualcosa prima di perdere completamente le staffe.
Kirarin, lo hai sentito dire anche tu che i criminali minorenni sono spesso ragazzi precoci dotati di un'intelligenza geniale, vero? Persone che, per questo preciso motivo, non riescono a adattarsi al sistema educativo convenzionale. Chiss, forse dovrei scrivere una poesia, un racconto o qualcosa del genere in modo da sbalordire il mondo, pi o meno come ha fatto Sakakibara. Qualcosa che serva a far capire a tutti che sono in possesso di un talento superiore.
Mah, non saprei... Poi va a finire che tutti farebbero i soliti commenti: problemi familiari, maltrattamenti, genitori divorziati, mancanza di affetto e roba cos. E invece il tuo caso  ben diverso, no? Del resto la tua famiglia era una di quelle abbastanza normali.
No, ma questo non c'entra niente ho ribattuto, pur non avendo prestato la minima attenzione alle parole di Kirarin. Io sto parlando di una vera e propria lettera di rivendicazione del crimine che ho commesso.
Be', fallo, chi te lo vieta?.
Kirarin continua a non capire. E intanto beve un altro sorsetto della sua Pocari Sweat, facendo la stessa smorfia di prima.
Non posso, non ho tempo! rispondo alzando la voce. Lo vuoi capire o no che mi stanno dando la caccia? Devo scappare! E in pi devo trovare il modo per tornare a Tokyo e uccidere mio padre. Dove lo trovo il tempo per scrivere?.
Oh, allora rinunciaci.
E no che non ci rinuncio! Devo assolutamente riuscire a escogitare qualcosa prima di fare fuori mio padre.
Dici sul serio o stai scherzando? mi chiede Kirarin, fissandomi negli occhi con un'espressione molto preoccupata. Lascia perdere, altrimenti metterai di nuovo in agitazione la stampa e la televisione.
Preferisco ignorarla e lasciar cadere l'argomento. Non  certo il momento di mettersi a discutere.
Far scrivere la rivendicazione a Terauchi. Lo hai detto tu stessa che lei e io siamo simili. Terauchi  una ragazza sveglia ed efficiente, e far senz'altro un ottimo lavoro. Le affider ufficialmente l'incarico di scrivere la lettera al mio posto. Far anche lei parte del mio esercito, in qualit di ufficiale responsabile della propaganda.
Secondo me  una pessima idea.
Kirarin si mette come al solito a ridere. Io, invece, non sono mai stato cos serio.
Tiro fuori dalla tasca il telefonino che le ho requisito e glielo porgo.
Chiama Terauchi,  un ordine!.
Vaffanculo, perch non la chiami tu?.
La batteria del mio cellulare  quasi scarica.
Anche la mia! grugnisce Kirarin, che mi lancia il cellulare e dice:  la numero cinque nella rubrica.
U, u... risponde Terauchi con voce apatica, quasi che si attendesse la telefonata.
Sono io... il Vermiciattolo.
Per qualche istante Terauchi non d segni di reazione.
No, non ci posso credere! esclama poi, in tono risoluto. Che cavolo vuoi da me? Non mi scocciare!.
Ha una voce cupa e profonda e parla senza la minima titubanza, a dimostrazione della sua spiccata intelligenza. Si tratta del tipo di ragazza con cui ho pi difficolt a rapportarmi. Niente a che vedere con un soldato di scarso valore come Kirarin.
Devo chiederti una cosa....
Non ho mai sentito nessuno riferirsi a se stesso con il soprannome che gli  stato affibbiato da qualcun altro.  stata Toshi-chan a dartelo, no?.
Lasciamo perdere 'sta cosa, non ha nessuna importanza.
Comincio a perdere la pazienza. Non  affatto facile tenere testa a Terauchi e toglierle di mano le redini della conversazione.
Kirarin  veramente l con te? Passamela.
Mentre dormivo, Kirarin si sar messa a fare telefonate a destra e a manca. Ne sono certo, ma del resto non ho prove concrete a mia disposizione.
Non posso rispondere a questa domanda. Si tratta di informazioni top secret.
Falla finita e passami Kirarin insiste Terauchi con risolutezza. So che  l. Stai chiamando dal suo cellulare, no? Voglio almeno sapere se  viva.
Senza avere altra scelta, allungo il cellulare a Kirarin.
Non preoccuparti, Terauchi, va tutto bene dice Kirarin, con la voce affettuosa che usa solo quando parla al telefono. Scusa, eh, se vi ho fatto stare tutti in ansia. Sai, mi sta accadendo questa cosa davvero incredibile, roba da non crederci. Ah, ai miei ho detto che stavo da te, perci, mi raccomando... Star con il Vermiciattolo per un altro po' e poi torner a casa, senza problemi. Lui  tranquillo,  soltanto un poco strano. Credimi, non c' nulla di cui preoccuparsi. Aspetta, eh, adesso te lo ripasso... Vuole chiederti un consiglio su una certa cosa.
Senti, si pu sapere che diavolo vuoi? mi fa Terauchi tutta inviperita, non appena accosto il cellulare all'orecchio. So benissimo che stai minacciando Kirarin. Devi smetterla d'ingannarla, lei  una brava ragazza!.
Ma davvero? Guarda che a essere state ingannate siete proprio tu e le altre. Forse non te ne sei resa conto, ma Kirarin  un tipetto bello focoso.
Che vuoi dire?.
Basta, non devo perdere altro tempo. Non me ne frega niente di sapere pi di tanto sul conto di queste quattro, sulla loro amicizia, sulla loro vera personalit e via dicendo.
Niente, lascia perdere. Piuttosto volevo chiederti se sei disposta a essere il mio ghost-writer.
Ghost-writer? Vuoi dire che dovrei scrivere una storia di fantasmi? O forse che dovrei interpellare gli spiriti e farmi suggerire qualcosa di originale? risponde Terauchi, scontata pi che mai.
Guarda che non fai ridere nemmeno i polli, cretina! Devi scrivere una storia fingendoti un adolescente che ha ucciso sua madre. Non occorre che sia troppo lunga. L'importante  che venga meglio delle cose scritte da Sakakibara. Non lo so, mettici un po' di Dostoevskij, un po' di Nietzsche, insomma chi ti pare, ma senza farti scoprire. Devi fare un lavoro certosino, in modo che non sia possibile risalire alla fonte. E cerca di mettere insieme il tutto in uno stile tipo Evangelion. Oppure no, forse  meglio che sia un po' sperimentale. Sai, queste cose tipo avanguardia, che si capiscono e non si capiscono, infarcite di filosofia della vita, di disquisizioni sulle problematiche dell'esistenza eccetera eccetera. Conto molto su di te. Ah, se secondo te  meglio, puoi anche scrivere una poesia, invece di un racconto. S, forse una poesia sarebbe l'ideale, soprattutto se riuscissi a scriverne una di quelle incomprensibili dall'atmosfera suggestiva. Capisci cosa intendo, no? Una poesia in cui, nel caso di una perizia psichiatrica, ci si possa trovare di tutto di pi. Insomma, un qualcosa che nasconda la mia vera personalit e mandi in tilt chi lo legge.
E io dovrei fare tutto questo? reagisce Terauchi sbalordita. Perch proprio io? E hai forse intenzione di pagarmi? No, non mi converrebbe, nemmeno se mi proponessi una cifra record. Mettiamo che ti beccano e che rendano pubblico il racconto o quello che sia, okay? Se avr successo, tu ti prenderai tutti i meriti, perch io non dichiarer certo che ne sono la vera autrice e che ti ho aiutato. E se invece lo giudicheranno una schifezza e verr fuori che a scriverlo sono stata io, per me sar un bel guaio. In ogni caso, a rimetterci sarei sempre e soltanto io.
Non  vero. Se il lavoro sar giudicato mediocre e nessuno scoprir che ne sei l'autrice, sar io a farci la figura dell'idiota, no?.
Senti, ma perch non te lo scrivi da solo questo bel capolavoro? ribatte Terauchi, soffocando a stento una risata.
Se potessi, non avrei certo chiesto il tuo aiuto!.
La verit  che tu non saresti in grado di scrivere una cosa del genere. Sei ridicolo. Frequenti il liceo K, eppure sei una vera schiappa. Sei riuscito a farti ammettere chiss come, ma poi ti sei perso per strada, o sbaglio? Comunque sia, il mio aiuto puoi anche scordartelo, ho troppo da fare. Sto seguendo tre corsi estivi: inglese, letteratura classica e geografia. Non ho nessuna intenzione di sprecare l'estate a causa tua, adesso che mancano solo cinque mesi all'esame di ammissione. E poi sarebbe tutta fatica inutile, perch ti beccheranno e ti sbatteranno comunque in un riformatorio. Yuzan mi ha riferito che spari un sacco di assurdit, tipo che dovrai rinunciare all'esame di ammissione per Todai. Ho capito, sai?, che stai solo cercando di farti notare. Gli schizzati come te, che arrivano a uccidere addirittura la propria madre, sono i peggiori! Sei solo un bambino immaturo, ma purtroppo non te ne rendi conto. Uccidere, scappare... Ma cosa ci trovi di tanto divertente in tutto questo?.
Un bel niente!.
E allora perch insisti con questa stupida storia del romanzetto? Dovresti scrivere un diario, piuttosto. Sarebbe molto pi interessante, soprattutto dal punto di vista della psicologia criminale.
Terauchi ha una parlantina formidabile, sembra che abbia voglia di andare avanti all'infinito. Sarei tentato di parlarle della mia metamorfosi mentre pedalavo sotto il sole a picco, ma non ne varrebbe la pena, perch nemmeno una come lei capirebbe. Cos decido di rompere gli indugi e di passare all'offensiva.
Se non mi aiuterai, puoi dire addio alla tua cara amichetta. La uccider! Ho con me un coltellaccio da macellaio. A questo punto, un omicidio in pi non fa granch differenza. Senza contare che avr modo di constatare personalmente cosa si prova a conficcare una lama nel petto di qualcuno.
A questo punto, un omicidio in pi non fa granch differenza... Una frase stereotipata da serial killer, non c' che dire, che continuer a vorticare chiss quanto a lungo nella mia testa. La morte  pi leggera di una piuma...
Ma cosa stai dicendo, sei serio? reagisce Terauchi gridando. Alle mie spalle, Kirarin urla: Non  vero, non  vero, vuole solo metterti paura!. Al che la allontano con uno spintone e la mando gambe all'aria. Ma lei continua a ridere, imperterrita, come se fosse tutto un gioco. La sua  una risata isterica, che mi rimbomba forte nel cervello. Faccio del mio meglio per coprire il microfono del cellulare, di modo che Terauchi non possa sentire. Tuttavia Kirarin non vuole proprio smetterla, e allora, senza avere altra scelta, le tappo la bocca con una mano.
Guarda che non scherzo: io l'ammazzo veramente! Ho la testa sottosopra. Non rispondo pi di me! E se dirai una sola parola alla polizia, per lei sar la fine,  chiaro?!.
S, s, ho capito... Accetto, scriver questa maledetta cosa si arrende finalmente Terauchi, sospirando. Entro quando deve essere pronta?.
Mmh, dovr sembrare qualcosa che ho scritto durante la fuga, perci cerca di fare in fretta. Tre giorni, non di pi. Quando avrai finito, spedisci tutto via e-mail al cellulare di Kirarin. Poi ricopier su carta e porter i fogli sempre con me. Cos, se mi acciufferanno, potr consegnarli seduta stante.
Allora scrivo come se si trattasse di una specie di diario?.
No, te l'ho gi detto: un racconto o tutt'al pi una poesia. Deve essere qualcosa di creativo.
Ah, dunque  meglio che non sia qualcosa di troppo introspettivo, giusto? Cos sembrer pi tosto.
Provo a riflettere sul suggerimento di Terauchi, che mi sembra quanto mai azzeccato. Ha pienamente ragione, qualcosa di introspettivo finirebbe col negare la mia grande guerra.
S, devi combattere fino all'ultimo sangue! le ordino.
D'accordo, d'accordo, sar un vero kamikaze mi risponde con estrema naturalezza, dopodich interrompe bruscamente la comunicazione. In quel click finale mi  sembrato di percepire il disprezzo totale che questa ragazza prova nei miei confronti. Che rabbia. Almeno, per, sono riuscito a dare il via a un'operazione di fondamentale importanza. Posso ritenermi pi che soddisfatto. Lancio uno sguardo a Kirarin, ancora distesa per terra. Ha finalmente smesso di ridere: la crisi isterica deve esserle passata. Non appena si accorge di essere osservata, si volta dall'altra parte, il viso imbronciato.
Ehi,  ora di spegnere la luce le dico. Domani rapineremo qualche tassista e ne ricaveremo un bel gruzzoletto.
Mi sdraio sul letto. Kirarin, invece, preferisce restarsene dov', abbandonata su questa lurida moquette.
Che ti prende? le urlo, stufo di vederla cos apatica. Hai forse intenzione di dormire l per terra? Qual  il problema?.
Niente mi risponde, con voce scontenta. Faccia come vuole, sono troppo affamato per darle retta. Il rancio lascia alquanto a desiderare: oggi ho mangiato soltanto un misero dolcetto. Mi metto il cuscino premuto contro lo stomaco vuoto e cerco di addormentarmi. Non ci riesco, sento un pianto sommesso provenire dai piedi del letto.
Piantala, non mi fai dormire!.
Ma non ci pensi a me come donna?. Che rogna. Forse mi conviene farla fuori sul serio questa qui. Cerco di contenere la rabbia, ma lei va avanti con la sua nenia. Qui se c' qualcuno che dovrebbe essere incavolato, sono io! Che ci sto a fare qui con te, eh? Qual  il mio ruolo? Hai ridotto il mio orgoglio a brandelli. Nessuno mi aveva mai trattato cos prima d'ora. Sapevo benissimo che eri un tipo strano, eppure mi sono presa il rischio di seguirti. Cosa ne sar della mia reputazione dopo aver trascorso una notte con un pazzo criminale che ha ucciso la madre, eh? Nessuno vorr pi sposarmi. La Kirarin dolce e carina  morta e sepolta! D'ora in avanti ci sar spazio solo per la Kirarin black! Perch hai trattato Terauchi cos bene e le hai affidato un ruolo tanto importante e da intellettuale, mentre io devo fare soltanto l'ostaggio, eh? E pensare che ero la tua recluta prediletta e che mi stavi addestrando cos duramente per farti da aiutante. Non  giusto!.
Lei  un cadetto, ecco perch.
Cadetto? E che diavolo sarebbe?.
Un ufficiale di altro rango, ignorante!.
Tutt'a un tratto scorgo l'ombra di Kirarin che si alza in piedi nel buio. Mi fa paura, lo confesso. Volevo eliminare dalla faccia della terra tutte le donne viziose e impenitenti, e adesso ne ho una proprio qui davanti. Non posso permettere che questa svergognata mandi a monte l'accordo segreto che con tanta fatica ho stretto con Terauchi. Devo agire, devo assolutamente fare qualcosa.
Perch sono qui? Spiegamelo! strepita Kirarin. Spruzzi di saliva mi colpiscono la faccia, ma riesco a mantenere la calma. Sei tu che dovresti saperlo! Io sono troppo occupato con la mia guerra, ed  gi tanto se riesco a sopravvivere giorno per giorno. Ti ho fatto una domanda! Rispondimi!.
Ehi, sei tu che hai deciso di venirmi appresso!.
Non  vero, bugiardo! ribatte mentre sale sul letto. Mi avevi promesso: Ti porter con me in un mondo diverso! Ed  solo per questo che avevo deciso di seguirti. E mi avevi detto anche: Cambierai insieme a me, cos proverai tu stessa cosa significa diventare una nuova persona. E faremo abbassare la cresta una volta per tutte a quel bastardo che ti ha ingannato!. Te ne sei forse dimenticato?! Giochi a fare il soldato, ma non te ne frega niente di me. Mi hai abbandonata! Hai affidato a Terauchi l'incarico di scrivere quella cosa, quando potevi tranquillamente chiederlo a me. Anche io sono in grado di scrivere una poesia, che ti credi? Basta mettere insieme qualche frase a casaccio. Chiunque ne sarebbe capace. Terauchi sarebbe un... come hai detto?, un cadetto e io soltanto un soldato semplice? Ma piantala con queste stronzate! E non ti permettere mai pi di sottovalutarmi, capito?! Sei solo una piccola serpe. Se  questa la tua schifosa guerra, preferisco tirarmene fuori. Ne ho abbastanza di assistere alle tue volgarit!.
Non ho detto a Kirarin quelle frasi fatte allo scopo di reclutarla nel mio esercito, cos come avrebbero invece fatto le Forze di autodifesa giapponesi. In quel momento ho detto semplicemente quello che pensavo, e quelle parole mi sono venute spontanee. Ora, invece, il mio modo di vedere le cose  cambiato.  questa la pura verit. S, lo so, pu sembrare un controsenso, e allora? Sono stremato e ho una fame da non vederci pi, ma devo assolutamente racimolare le energie mentali per fronteggiare questa insurrezione. Ma... cosa sta succedendo? Kirarin mi  saltata improvvisamente addosso e mi si  messa a cavalcioni. Cosa avr in mente di fare? Pesa. Respiro a fatica.
Togliti, stupida! le urlo boccheggiando. Al che lei mi blocca entrambe le braccia al di sopra della testa e mi si avvicina all'orecchio.
Forse dovrei essere io a portarti in un mondo diverso... sussurra con un filo di voce. Credi di fare il duro, ma in realt sei ancora vergine. Non  una cosa di cui andare tanto fieri, sai? Perch non torni da me fra una decina d'anni, eh, caro Vermiciattolo?.
 una viziosa, una viziosa depravata! Mi fa eccitare! Muove a ritmo il suo esile bacino contro il mio addome. Anche se sono incazzato nero, me lo fa venire subito duro. Non so cosa fare. Nessuno mi ha mai spiegato come bisogna comportarsi con una donna in una situazione del genere. Qui non si tratta di avere a che fare con un'ingenua Sorellina che fa tutto a comando e si toglie le mutandine da s. Le ragazze sono il giocattolino dei ragazzi soltanto nei manga. Mi libero dalla sua presa e la stringo forte a me. Sento il suo corpo morbido contro il mio. Mi manda in estasi. La sua fragilit, i capelli che odorano leggermente di sudore... Stiamo per fare sesso? Chiss, forse sar come in Patriottismo di Mishima Yukio. Mi viene in mente quell'immagine di Mishima in cui indossa il solo fundoshi e impugna la katana. Di colpo mi sento paralizzato. Cosa mi sta succedendo? Non ero diventato un uomo che poteva fare a meno delle donne? Come posso fare a coniugare lo spirito e la carne? Kirarin approfitta della mia disattenzione e mi spinge via facendomi sbattere con la testa contro la spalliera del letto.
Ahi! Ma che fai?!.
Sei patetico, mi fai pena. Un soldato che non vale niente a letto, non vale niente neanche in guerra.
Merda! Afferro saldamente Kirarin per i fianchi. So che devo mettermi sopra di lei, strapparle i vestiti di dosso, farle aprire le cosce e penetrarla. Il problema  come. Se le ordino di succhiarmelo, lei me lo prender davvero in bocca senza batter ciglio? O dovrebbe forse essere come uno stupro in tempo di guerra? Una valanga di idee mi attraversa la mente a una velocit impressionante, ma nessuna di queste mi offre lo stimolo necessario per agire. Che guaio, cosa devo fare? Forse dovrei lasciar perdere tutto e ucciderla. Il mio cervello  in corto circuito e riesce a fornirmi soltanto la soluzione pi sbrigativa. Sono cos impaziente. Questa  la guerra... la guerra. Uccidi, uccidi, uccidi!... Nel buio riesco a distinguere gli occhi di Kirarin che mi fissano e le sue labbra che si dischiudono per dirmi qualcosa.
Smettila! mi fa con una voce fredda come il ghiaccio. Non mi toccare. Non ho nessuna intenzione di andare a letto con un assassino.
Faccio come dice e mollo la presa. Adesso ho paura di Kirarin, ho paura di questo nemico reale che  qui di fronte a me. I nemici contro cui dovrei combattere la mia guerra, ovvero la polizia e la societ, non si sono fatti ancora vivi. Qui, a pochi centimetri da me, in questo preciso momento, c' per quest'altro potente nemico, simile a un muro che non riesco a scalare. Uccidi, uccidi, uccidi!... Devo trovare a tutti i costi il modo per spegnere i miei circuiti mentali.
Mi sono fatta trascinare da questa idea della vendetta contro il mio ex continua Kirarin, e quando poi mi hai detto che mi avresti condotta in un mondo diverso, sono andata su di giri. Ma ormai ho capito che stare con te non mi procurerebbe nulla di decente. Poi scende gi dal letto e si passa le mani tra i capelli. Non mi interessi pi. Me ne torno a casa.
Fa sul serio? Mi sento di colpo ricatapultato nella realt.
Dammi i soldi per la stanza!.
Scordatelo! Cos diventerei tua complice.
Il mio cervello fa un botto e va definitivamente in corto. Mi esce persino il fumo dalla testa. Basta,  ora di entrare in azione. Prendo lo zaino da sotto il letto e afferro la scatola con il coltello. Kirarin lancia un urletto soffocato.
Inginocchiati! le ordino.
Si mette in ginocchio sulla moquette e mi si getta ai piedi. Le pesto i lunghi capelli con forza e percepisco il suo tremore attraverso le gambe. S, s, adesso devi arrenderti, non hai altra scelta!
Scusa, scusa... davvero. I soldi te li do, non preoccuparti.
I tuoi soldi sono requisiti, capito?! E tu non andrai da nessuna parte. Questo  un ordine!.
Resto sveglio per assicurarmi che la prigioniera non tagli la corda. Fino a poco fa stava piagnucolando, ma adesso si  addormentata. Prendo posto sul divano e do un'occhiata ai beni che le ho confiscato. Ci sono un portafogli contenente 18.600 yen e un tesserino scolastico. Nel portafogli, gonfio come se dovesse scoppiare da un momento all'altro, ci sono tessere di vari negozi, un tesserino della biblioteca, un abbonamento ferroviario e altre cose del genere. Osservo attentamente la fotografia sul tesserino scolastico. La prigioniera, con l'uniforme indosso, ha proprio l'aspetto della Sorellina del manga: capelli lunghi, occhi lievemente all'ingi ed espressione un po' imbarazzata; e poi quelle labbra sporgenti a fingere candore e innocenza.  proprio il classico tipo a cui i pervertiti della mia classe sbaverebbero dietro. Ah, ci sono anche il cellulare e una piccola trousse piena zeppa di cianfrusaglie, tra cui un fazzoletto di stoffa, dei fazzoletti di carta, un rossetto, un deodorante spray e delle veline assorbisebo. Sul fondo della borsa c' la matrice di un biglietto del cinema. Accidenti, erano appena due giorni fa che parlavo tranquillamente di cinema con la prigioniera, e invece adesso sembra che siano trascorsi almeno trent'anni.
Mi sentivo molto solo quel giorno, mentre mi dirigevo verso la piscina nel parco dove mi portavano i miei genitori da bambino. Ero veramente triste, tanto da chiedermi se non ci fosse un modo per tornare indietro nel tempo. Poi, la vocina dolce della prigioniera, in un momento come quello, mi ha tirato su e mi ha reso felice. Adesso, invece, mi esaspera da morire. E non sono solo la prigioniera e la sua voce a esasperarmi, ma anche tutto il resto: mio padre, i miei parenti, la nostra casa. Tutto e tutti mi sono soltanto d'intralcio, perci voglio allontanarmi il pi possibile. Mi va bene dovunque, purch sia lontano da questa realt.
Ho la sensazione di avvicinarmi poco a poco alla mia vera essenza.  come una rivelazione che sale adagio in superficie. Non vi leggo per alcun significato specifico e mi sento via via pi confuso, come se la mia esistenza svanisse di minuto in minuto. Dunque  questo che sono, una perfetta nullit? Che delusione, che tristezza. Calde lacrime prendono a rigarmi le guance. Me le asciugo servendomi del fazzoletto della prigioniera, che profuma di cosmetici e detergente. Di colpo mi sento schiacciato sotto il peso della realt, la realt in cui ho ucciso mia madre. Combatti, combatti, combatti!... Cerco disperatamente di trattenere le lacrime. Intanto, il telefonino della prigioniera si  messo a squillare.  Toshi. Mi sento tratto in salvo per il rotto della cuffia.
Pronto?... Kirarin, ci sei?... Scusa se mi faccio viva solo adesso, ma non mi ero accorta del messaggio sulla segreteria telefonica.
Sono io....
Ah, e dov' Kirarin? mi chiede Toshi con voce per niente sorpresa.  l con te?.
S, sta dormendo.
Tu come stai, tutto a posto?. Resto zitto, non ho idea di cosa risponderle.  l'una, come mai sei ancora sveglio? Non riesci a prendere sonno?.
Detesto le ragazze gentili. Sono pericolose. Un campanello d'allarme ha cominciato a suonare dentro di me: pericolo! pericolo! pericolo!. Ma non riesco a intuirne la ragione.
Ehi, perch non mi rispondi, sei ancora l? chiede conferma Toshi.
S, s, ci sono.
Yuzan mi ha detto di aver ricevuto una telefonata da Kirarin. Quando mi ha riferito che Kirarin era con te non riuscivo a crederci. Non avrei mai immaginato che potesse essere interessata a te.
Non mi interessi pi... Le parole della prigioniera mi riaffiorano alla mente.
Oggi tuo padre  venuto a casa nostra mi dice Toshi.
Perch?.
Per scusarsi di tutto quello che  accaduto. Pare abbia fatto il giro del vicinato. Ci ha detto che non riesce pi a chiudere occhio, perch si chiede continuamente dove sei e cosa stai facendo.  distrutto per la morte di tua madre, ma adesso dice di pensare unicamente al modo per salvare la tua anima. Specialmente durante la notte, mentre  tutto solo nella casa vuota, si d il tormento per quello che  successo. Ha ripetuto pi di una volta che  tutta colpa sua e che in certi momenti preferirebbe essere morto. Ci ha detto che quando si sente cos, l'unico modo che ha a disposizione per tenersi insieme  fissare una retta.
Fissare una retta? ripeto ad alta voce. In che senso?.
Fissare oggetti dritti, no? Come il telaio degli shoji o un pilastro. Tuo padre sostiene che guardando oggetti dritti riesce, nonostante tutto, ad avere conferma del fatto che un mondo stabile e solido continua a esistere. Dice che in questo modo riesce a provare un minimo di sollievo e a considerare le cose con maggiore oggettivit. E cos pu tenere insieme il proprio s oggettivamente e attendere il tuo ritorno a casa.
Che assurdit! Ascoltare le cazzate dette da mio padre mi ha fatto ammutolire. Parla di un mondo stabile e solido, adesso, cos tardi. Il mondo si  deformato ed  andato in frantumi gi da un pezzo, imbecille! Oggettivit, oggettivamente... Ma sparati! Ecco perch il tuo mondo  piatto come una tavola! Malgrado la confusione che regna in questo momento nella mia testa, decido di andare avanti. S, devo stringere i denti e avanzare passo dopo passo, verso la linea del fronte, per quanto possa essere impenetrabile e caotica. Confusione. Disordine. Caos. Mio padre dice di aver bisogno di fissare linee dritte per ritemprarsi e per dare concretezza alle sue azioni? Bene, per me vale invece l'esatto contrario: fissare linee curve per impazzire! Mi guardo intorno alla ricerca di linee curve. Niente da fare, questa stanza  piena soltanto di linee dritte: pareti, pavimento, soffitto, porta, televisore... Linee dritte dappertutto.
Poi volgo lo sguardo al corpo della mia prigioniera, distesa sul letto.
Ehi, Vermiciattolo, mi senti? urla Toshi all'altro capo del cellulare.
S, ma... E spengo il telefonino.
1 Famoso precetto, ispirato a una frase del celebre storico cinese Sima Qian (II-I secolo a. C.), contenuto nel Gunjin chokuyu (Proclama imperiale per i militari, 1882), documento redatto per volont dell'Imperatore Meiji nell'ambito del programma di sviluppo e modernizzazione dell'esercito e della marina giapponesi. (N.d.T.)

6. Terauchi.

Ci sono cose a cui  impossibile porre rimedio.  questo che vorrei dire spesso alle persone. Sono parole che non penso di rivolgere a qualcuno in particolare, ma pi o meno a tutti. Pu essere un mattino piovoso in cui sono in attesa del rapido, annunciato in leggero ritardo, sulla banchina affollata della linea Keio. Oppure posso essere in fila alla cassa di un konbini, dove un commesso alle prime armi lavora lento e impacciato. In entrambi i casi mi sorprendo a mormorare quest'ammonimento a fior di labbra, come se le parole si fossero insinuate nel mio inconscio al punto tale che, quando mi prende il nervoso, non posso fare a meno di espellerle.
Questa frase, per, non potrei mai dirla a Yuzan o a Kirarin. Loro mi risponderebbero semplicemente: Uhm, forse hai ragione, con quello sguardo trasognato a vagare nel vuoto solo per qualche istante, dopodich, una volta cambiato argomento, dimenticherebbero tutto in un baleno. Schiverebbero le mie parole senza farsi minimamente scalfire, facendomi sentire inutile e in imbarazzo. E questo non mi andrebbe per niente a genio, perci evito di rivolgere a loro il mio pensiero. Sarebbe come la luce di un faro che ruota nella notte e illumina qualcosa soltanto per un breve attimo. L'attimo successivo, infatti, tutto si sarebbe di nuovo fuso con l'oscurit. Quelle parole, per ragazze come Yuzan e Kirarin, non significherebbero nulla. La verit  che, a meno che non ti sia successo qualcosa di irreparabile, non potrai mai comprenderle. Ti sembrerebbero parole come tante altre e correresti addirittura il rischio di fraintenderle, come se si trattasse di una pura ovviet.
Toshi  l'unica che potrebbe reagire in maniera differente. In apparenza  una ragazza spensierata, come mille altre, ma in realt  dotata di una sensibilit degna di un radar. Sono certa che, a sentirmi pronunciare quella frase, mi scruterebbe negli occhi nel tentativo di scoprire le mie intenzioni. Ma non riuscirebbe a trovare nulla e, alla fine, ne sarebbe delusa e mi lascerebbe perdere anche lei.
Per cose a cui  impossibile porre rimedio non intendo qualcosa come l'omicidio commesso dal Vermiciattolo, che ha ucciso la madre. Non  cos semplice. E non si tratta nemmeno di qualcosa come i sensi di colpa che tormentano Yuzan per non aver voluto affrontare la morte di sua madre. Piuttosto  qualcosa che si colloca all'esatto opposto. S,  vero, quando una persona muore non pu certo tornare in vita, e sotto questo aspetto si potrebbe a ragione pensare a una cosa assolutamente irreparabile, ma secondo il mio punto di vista non  cos, nel senso che la morte non  qualcosa da considerare sempre e soltanto come irrimediabile. Voglio dire che noi tutti, un giorno o l'altro, dovremo morire, no? Per cui il fatto stesso di scegliere la morte  una facile scappatoia, anche se per certi versi simile alla sconfitta. Ora, nello specifico, uccidere qualcuno pu essere il risultato della propria collera, della propria vergogna o anche di un proprio desiderio, ma non per questo pone fine al problema, che continua a esistere con una serie di strascichi inizialmente imponderabili agli occhi di chi ha commesso quell'azione. Pertanto, sotto questa luce, credo di potere affermare che un omicidio non  qualcosa di irreparabile, nel senso che si tratta di un'azione che comporta delle conseguenze e a cui, almeno potenzialmente,  possibile porre rimedio.
Qualcosa di veramente irrimediabile  un sentimento terrificante come nient'altro al mondo, che ti si forma dentro poco a poco, inesorabilmente, fino a divorarti il cuore. Una persona che porta nell'animo il peso di una cosa a cui  impossibile porre rimedio  destinata, presto o tardi, a essere annientata.
Le mie idee sono forse troppo complicate? Be', non posso farci niente, perch sono effettivamente una persona che pensa cose pi difficili degli altri. Ecco perch a casa e a scuola non faccio altro che scherzare. A che servirebbe mettere a nudo il mio vero io, se poi nessuno riesce a capirmi? S, c' Toshi, ma lei sarebbe in grado di comprendere soltanto una piccola parte di me. Non ho mai incontrato una persona, giovane o adulta, capace di capirmi veramente.
Esiste insomma un divario non indifferente tra me e gli altri, un divario che riguarda le capacit, l'esperienza e i sentimenti. Sono una persona estremamente sensibile e intelligente. Attenzione, quando dico intelligente non intendo brava a scuola, bens capace di pensare in astratto. La maggior parte degli adulti crede che uno studente delle superiori non sia in grado di farlo, ma si sbaglia, e di grosso.
Io mi ritengo libera da ogni tipo di relazione umana, perci tendo a concentrarmi unicamente su me stessa. Questo comporta un notevole dispendio di energie mentali, che non mi consente di prendere lo studio troppo sul serio. D'altra parte, ho capito gi da un pezzo che per gli esami di ammissione all'universit non vale la pena studiare come matti e conviene invece mettere a punto un buon metodo basato unicamente sull'astuzia.
Lo scorso aprile, all'inizio del terzo e ultimo anno del liceo, ci hanno fatto fare un test psicologico. Era un test a risposta multipla con circa duecento domande una pi stupida dell'altra, e si doveva rispondere scegliendo opzioni del tipo: Tendo a concordare con quanto detto dagli altri e cos via. In quell'occasione decisi di verificare fino a che punto fosse possibile prendersi gioco del prossimo e risposi deliberatamente a casaccio. Oltre a Toshi, Kirarin e Yuzan, anche le nostre compagne pi sveglie fecero altrettanto, ma alla fine soltanto io fui convocata nel bugigattolo della psicologa, che da noi chiamano Ufficio consulenza per l'ammissione all'universit. A quanto pare, l'insegnante responsabile della nostra classe si era preso la briga di fare una telefonata ai miei genitori.
Cos, per met incuriosita e per met disgustata, mi presentai all'Ufficio consulenza, dove, esattamente come avevo immaginato, trovai ad attendermi una signora di mezza et in tailleur blu e senza un filo di trucco. Mi accolse dicendomi il suo nome - uno di quelli molto comuni tipo Sato o Suzuki - che dimenticai in un battibaleno.
Dunque mi fece, tu sei Terauchi Kazuko, giusto? Da oggi in poi ci vedremo diverse volte per parlare di alcune cose.
Che tipo di cose?.
Quelle che pensi tu, no? Potremo discutere con calma di tutte le tue preoccupazioni, ammesso che ce ne siano, e di molto altro ancora.
Parlare di alcune cose... e di molto altro ancora... Ma a che pro? A cosa mi sarebbe servito parlare con una tipa come quella? Mentre mi sforzavo di reprimere la rabbia, mi limitai a fare una delle mie solite risatine sciocche. La mia arma segreta di maggiore efficacia  la capacit di nascondere i sentimenti dicendo cose stupide e banali. Me ne servo come Toshi si serve del suo nomignolo - Hori Ninna - e Kirarin del suo vezzo di fingersi sempre allegra. Yuzan  l'unica di noi quattro che, pur soffrendone, si espone alla vista altrui senza fare ricorso a nessun'arma in particolare.
Non ho nessuna preoccupazione risposi, eccezion fatta, naturalmente, per gli esami di ammissione.
La donna scrisse subito su un foglio bianco esami di ammissione. Dentro di me sogghignavo da matti. Andai da lei in tutto tre volte, e m'inventai una storia dicendo di essere molto infelice perch temevo che le mie amiche volessero escludermi dal gruppo. Questo sembr bastarle, dal momento che a quei tre incontri non ne seguirono altri.
Ogni volta che mi recavo da lei, i miei timori nei confronti del mondo degli adulti crescevano a dismisura. Quella donna non faceva altro che ascoltare le mie frottole in totale silenzio e con il sorriso sulle labbra. Mi spaventano a morte l'inguaribile ottimismo degli adulti e la convinzione che la scienza sia in grado di guarire un animo turbato. Ho paura della loro fissazione di dover curare a qualunque costo i ragazzi difficili. Io desidero soltanto essere lasciata in pace, ma loro non riescono a ficcarselo nella zucca. Purtroppo, sembra non ci sia proprio nulla da fare.
Faccio tanto di cappello agli adulti, che sono riusciti a creare una societ tanto favolosa e perfetta da far venire a galla ogni tipo di menzogna... La psicologa, con evidente orgoglio, mi disse che i test erano strutturati in modo che fosse possibile scoprire ogni minima falsit. Ebbi il grande onore di ottenere il risultato pi eclatante non solo della mia scuola, ma di tutte le scuole del quartiere e dell'intera citt. Il che significava che erano riusciti a smascherare la mia volont di tenere ben nascoste le mie cose. Non credo, per, che fossero stati capaci di andare oltre, ovvero di definire con precisione la natura di quelle cose. Non sapevo che farmene della terapia di una psicologa scolastica con la solita faccia da so tutto io. Da circa cinque anni a questa parte, io sono l'unica che abbia pensato a me e ai miei problemi. Pertanto non esiste persona al mondo, al di fuori di me, in grado di capirmi.
Cos come ho fatto con quella psicologa, continuo tuttora a tergiversare e a dire cose stupide e banali in ogni circostanza. Toshi  la sola in grado di intuire la mia arte di eludere il prossimo, che tra l'altro non sembra apprezzare granch. Una volta, non mi ricordo di preciso quando, stavamo parlando del futuro - argomento che per noi era una specie di tab - e a un certo punto lei perse completamente le staffe.
Oh mi disse, perch fai finta di sorridere?.
Avevo indossato la mia maschera felice, accentuando il taglio degli occhi all'ingi. Sono in possesso di un numero pressoch illimitato di espedienti per mandare in bestia gli altri.
Non sto facendo finta!.
E invece s! Smettila di raccontarmi balle. Lo fai apposta a sparare solo cazzate!.
U, u... Guarda che io sono veramente cos. Sar ammessa in una buona universit femminile, mi cuccher un tipo che va all'Universit di Tokyo o di Hitotsubashi, lo sposer e far la casalinga a vita.
Che strano, una come te che pensa di svendersi cos.
Toshi riesce spesso a leggermi dentro e a indovinare i miei sentimenti.
Eh... l'amore... le sussurrai all'orecchio, dopodich lei rimase a fissarmi per qualche istante e mi disse candidamente: Terauchi, sei un vero mistero.
Perch?.
Piantala di fare la finta tonta con me. So benissimo che stai nascondendo qualcosa... Tutte noi lo sappiamo.
U, u, io non sto nascondendo un bel niente, veramente.
Va bene, basta, chiudiamola qui reag Toshi, la faccia ingrugnata. Mi aveva appena confidato le sue pene da liceale, le tipiche pene che affliggono quasi tutti gli studenti dell'ultimo anno: S, m'iscrivo all'universit, e poi? Non ho la pi pallida idea di cosa voglio fare nella vita. Mi sento persa. Ci aveva tenuto a precisare di non averne mai fatto parola con nessuno, e poi, quando si era accorta che non la stavo prendendo sul serio, aveva sbottato.
Senti mi chiese, dopo aver sbollito la rabbia e con un'espressione tesa, non  che in passato hai avuto qualche brutta esperienza?.
Assolutamente no.
Potrei mai permettere a una mocciosetta diciassettenne di prendermi in trappola? No, n ora n mai. Non che io sia una donna fatta - ho appena compiuto diciotto anni - ma sono certamente molto pi in bilico di ogni altro adolescente, nel senso che non so se sono ancora una bambina, un'adulta o addirittura una donna gi anziana. Davvero,  cos, non sto esagerando. Toshi  una ragazza sveglia e gentile, ha dei genitori affettuosi e comprensivi, e non credo proprio che possa essere una persona complicata quanto me. Non che essere complicati sia una mia particolare esclusiva, per carit.  solo che reputo assai difficile che possano esistere altre ragazze o ragazzi come me. Certo, mi fa strano se penso che a volte mi sforzo di comportarmi come una normalissima studentessa del liceo e mangio il bento o vado al karaoke con Toshi, Yuzan e Kirarin. Ma in fondo so che lo faccio semplicemente per contraffare la realt, in modo da dare a tutti l'impressione che vivo anch'io una vita spensierata da liceale.
La verit  che sono una persona odiosa, che non fa altro che osservare con estrema freddezza le sue amiche. Non c' da meravigliarsi se Toshi non mi sopporta pi. Le persone che pi stimo sono quelle che si ribellano al mio pessimo carattere, quelle che mi rinfacciano le mie malefatte senza fare troppi complimenti. Quando poi per mi capita d'imbattermi in una persona del genere, sono la prima a svignarmela e faccio di tutto per tenermi alla larga.
Yuzan si reputa complicata almeno quanto me, ma in realt  una persona piuttosto semplice. Tutti i suoi problemi ruotano fondamentalmente intorno a un'unica questione: come fare per accettare la sua vera natura. Una volta che avr riconosciuto in via definitiva di essere lesbica, si calmer e sar con ogni probabilit in grado di procedere in tutta tranquillit lungo quella strada. Quanto a Kirarin, sono convinta che un giorno o l'altro conoscer un ragazzo che la far cambiare. Tutto sommato credo che Yuzan e Kirarin stiano messe niente male. Davvero, considero molto buona la loro situazione, e non lo dico con sarcasmo o che. Mai stata cos seria.
Devi scrivere una storia fingendoti un adolescente che ha ucciso sua madre.
Sono parole che mi ha detto il Vermiciattolo al telefono. Naturalmente non ho nessuna intenzione di assecondare la sua richiesta. Non ho la pi pallida idea di che persona sia ma, se  vero che ha assassinato la madre, deve avere una personalit regredita allo stadio infantile. Secondo la mia teoria, si tratta di una persona che ha scelto uno stile di vita ai miei antipodi, in quanto ha preferito fare qualcosa di rimediabile piuttosto che qualcosa di irrimediabile. Non mi sognerei mai di buttare al vento il mio tempo per un tipo del genere. Le altre tre continuassero pure a coccolarlo e a fargli da balia, io me ne tiro fuori. Tanto verr per tutti loro, prima o poi, il giorno del giudizio.
Non riesco a capire cosa ci trovino di tanto eccitante Yuzan e Kirarin in un ragazzo come il Vermiciattolo. Non vedo l'ora che venga arrestato e messo sotto torchio da uno strizzacervelli sul tipo di quella saccentona della mia scuola, da uno psichiatra o da chiunque altro. S, diamolo in pasto all'infallibile scienza moderna, in cui tutti ripongono assoluta fiducia, convinti che le persone possano essere salvate, e stiamo a vedere come riusciranno a curare la sua mente. Distorceranno il vero significato del crimine che ha commesso al punto da renderlo qualcosa di completamente diverso, e manipoleranno lo stesso Vermiciattolo a loro piacimento, fino a renderlo un totale inetto incapace persino di pensare. Chiss se poi lui sar in grado di accorgersene, rinchiuso chiss dove.
Ci che trovo molto rilevante in tutta questa storia  il constatare che le personalit di noi quattro si riflettono alla perfezione nel modo in cui abbiamo reagito al Vermiciattolo. Toshi  una ragazza d'animo buono, perci prova un grande dispiacere per la morte della madre del Vermiciattolo ed  molto in ansia per lui e per quanto potr accadergli. Yuzan si  identificata nel Vermiciattolo e lo ha aiutato a scappare. E Kirarin, che si  unita a lui nella fuga, lo ha idealizzato al punto tale da illudersi che potr beneficiare della sua influenza per cambiare. Lo sanno anche le pietre che si fa rimorchiare dai ragazzi a Shibuya e che in passato  stata piantata in asso da un tipo che le ha fatto patire le pene dell'inferno, eppure lei continua a comportarsi come se fosse tutto un grande segreto.
Secondo me Yuzan e Kirarin stanno sfruttando il crimine del Vermiciattolo a proprio esclusivo vantaggio, ovvero per mitigare le loro angosce, e non stanno facendo altro che istigare quel ragazzo a fare sempre peggio. Mentre Toshi, come era prevedibile, ha assunto il tipico atteggiamento di chi si limita a stare alla finestra. Quanto a me, be'  chiaro, no?,  mia intenzione mettere in evidenza ci che il Vermiciattolo ha sbagliato. Il suo grande errore non  stato quello di uccidere sua madre ma, come ho ripetuto in pi di un'occasione, di ritenere ingenuamente la sua azione come qualcosa di irreparabile.
La porta della mia stanza si  spalancata all'improvviso. Nessuno ha bussato, ma non ne sono affatto sorpresa.  mio fratello pi piccolo, Yukinari, che ce l'ha per vizio di fare cos.
Ehi, vuoi vedere internet? mi chiede, con la sua voce ancora da bambino, asessuata e lievemente arrochita. C' la foto di quel ragazzo.
Quale ragazzo?.
Quello del liceo K che ha fatto fuori la madre.
Mi alzo dal letto - me n'ero rimasta distesa a meditare per un bel pezzo - e lo seguo nella sua stanza, a fianco alla mia. Yukinari, da questa primavera, frequenta la prima media presso una scuola privata. Nel corso di questi ultimi cinque anni, in cui  andato ininterrottamente al doposcuola, il suo carattere ha subto una netta trasformazione.  diventato molto pi furbo e scaltro di me. Scordatelo di beccare Yukinari a fare qualcosa di irreparabile.
Il monitor LCD del computer che Yukinari ha ricevuto in regalo per l'ammissione alle medie, posizionato al centro della grande scrivania, riflette la sua luce azzurrognola sul soffitto. Sullo schermo campeggia la fotografia del Vermiciattolo con indosso l'uniforme scolastica. La qualit non  delle migliori - la foto  sgranata, come se fosse stata estrapolata da una fotografia di gruppo e poi ingrandita - ma  sufficiente per cogliere le caratteristiche somatiche del soggetto: una testolina minuta che sporge decisa dal colletto dell'uniforme, e gli occhi sottili sottili; il mento sollevato, tanto da far apparire il collo esageratamente lungo, e un'espressione decisamente arrogante; le sopracciglia molto separate l'una dall'altra e gli angoli esterni degli occhi rivolti all'ins. Sembra un giapponese di un secolo fa, del tipo che si trova spesso nelle raccolte fotografiche del periodo Meiji.
Non mi aspettavo che il Vermiciattolo avesse una faccia cos classica.
Assomiglia un po' a Takasugi Shinsaku commenta Yukinari, quello della Restaurazione Meiji, vero?... Ehi mi fa poi guardandomi con sospetto, seduto alla sua scrivania, ma come fai a sapere che lo chiamano Vermiciattolo?.
Me l'ha detto Toshi-chan.
Caspita, gli sta a pennello. Frequenta il liceo K, eh? Uno studente del liceo K che uccide la madre... Questo fa di lui un vero eroe. Guarda 'sta foto, si vede benissimo che  convinto di essere un grande. Ma ci pensi? Un ragazzo del terzo liceo che si esalta tanto da uccidere sua madre.
Il tono di Yukinari, mentre con mano esperta manovra il mouse e fa scorrere la pagina del sito web,  chiaramente sarcastico. La scuola di Yukinari  ottima, ma  un paio di gradini al di sotto di K, che rappresenta il non plus ultra.
Dici che  un eroe perch studia al liceo K?.
No, perch  un possibile eletto caduto sulla terra... anzi precipitato all'inferno! risponde Yukinari con sdegno.
Sul sito web c' una chat room intitolata: Spezziamo una lancia in favore di A, il ragazzo che ha ucciso la madre. Si pu leggere una marea di testimonianze di avvistamento, che molto probabilmente di vero contengono poco o nulla: L'ho visto andare a tutta birra in bicicletta lungo la statale 18!. C'era un ragazzo identico e preciso a lui che leggiucchiava una rivista porno in un konbini di Kochi. Si stava lavando la schiena in un bagno pubblico. L'ho incontrato a Tokyo Disneyland travestito da Pippo!... E poi c' effettivamente una serie di messaggi di supporto alquanto discutibili, per non dire irresponsabili, tipo questo: Vai, fregali tutti! Sono con te!.  chiaro che si tratta di persone animate suppergi dalle stesse idee di Yuzan, all'insegna di pensieri egoistici e simpatie gratuite.
Eppure non riesco a spiegarmi il perch di tanto sostegno in favore di un tipo come il Vermiciattolo.
Chiss, forse lo appoggiano perch sta tentando di scappare in bicicletta.
S, pu darsi... risponde Yukinari, muovendo con eccezionale rapidit il mouse verso il basso e facendo scorrere ulteriormente la pagina. Per  proprio un bambinone immaturo, eh?.
In fondo alla pagina c' un messaggio che recita: Domanda: visto che c'eri, perch non hai fatto fuori anche tuo padre? Hi, hi, hi. E di seguito ce n' un altro che, almeno in teoria, dovrebbe essere la risposta di A, il ragazzo assassino: C' gi stato chi ha ucciso entrambi i genitori con una mazza da baseball. L'orgoglio di essere uno studente del liceo K non mi avrebbe mai permesso di compiere un doppio omicidio fatto con lo stampino. Di colpo Yukinari indica la domanda ed esclama: Questa l'ho scritta io!.
Tu? E perch, vorresti forse ammazzare pap?.
Dai, non dire idiozie. Lavori troppo di fantasia, come al solito replica lui contrariato.
Sentiamo aprirsi la porta d'ingresso: pap deve essere tornato a casa. Non dice niente del tipo Buonasera o Ehi, sono tornato, ma siamo certi che  lui dal modo inconfondibile in cui si schiarisce la gola. Accende il condizionatore del soggiorno, apre e richiude rumorosamente il frigorifero e va a farsi il bagno. Nostro padre lavora presso una banca cittadina. Esce di casa al mattino presto e rientra a tarda sera. Nessuno gli va mai incontro a salutarlo, come se non esistesse.
Ehi, un tempismo perfetto, no? dico a Yukinari. Pap  tornato.
Perfetto per cosa? La vuoi piantare? Per peccato che non l'abbiano investito mentre attraversava la strada. Mannaggia, perch un bel taxi non l'ha messo sotto?.
Yukinari parla a denti stretti, continuando a biascicare frasi incomprensibili a mo' di soliloquio. Lo immagino mentre trascorre le sue serate incollato al computer, impegnato a navigare su internet e a imprecare contro tutto e tutti.
Chiss se la polizia tiene questo sito sotto controllo, eh? gli chiedo.
Certo che s mi risponde lui freddamente, mentre stampa la fotografia del Vermiciattolo. Prendila,  per te. Appenditela nella tua stanza.
Perch dovrei farlo?.
 un bel ricordo, no? Oppure potresti regalarla a Toshi-chan, se preferisci.
Questa poi! Yukinari non sa che io e le mie amiche siamo in contatto con il Vermiciattolo. Che coincidenza. Per  vero, questa fotografia potrebbe rappresentare un ricordo del nostro comune coinvolgimento in questa faccenda, un ricordo in grado di far venire a galla la nostra vera essenza. Se il Vermiciattolo verr arrestato, da qualche parte su internet compariranno molto presto anche le nostre fotografie, magari con una didascalia che dice: Ecco le quattro studentesse complici!. Kirarin riscuoterebbe senz'altro pi successo di tutte. Afferro la fotografia del Vermiciattolo dalla stampante e me ne torno nella mia stanza. Mi sta squillando il cellulare.
Sono io. Allora, come sta venendo?.
 lui, il Vermiciattolo. Mica ti dice: Ciao, come va, ti disturbo? o qualcosa del genere. Non gliele hanno insegnate le buone maniere? Do fondo a tutto il mio autocontrollo per non cantargliene quattro. La sua telefonata precedente risale a ieri sera. Accidenti - penso fissando la sua fotografia e quel collo cos scarno - non lo hanno ancora acciuffato!
Come sta venendo cosa?.
La rivendicazione scritta del mio crimine, no?.
Il Vermiciattolo deve trovarsi da qualche parte all'aperto, perch di tanto in tanto sento il rumore delle automobili che passano veloci.
Ma non doveva essere una specie di romanzo?.
Va bene qualunque cosa, anche una poesia o delle semplici frasi a effetto. Ma questo te l'avevo gi detto, o sbaglio? Non perdere tempo, mi raccomando.
Non perdere tempo, mi raccomando... Roba da matti! Sono sicura che, se anche gli scrivessi qualcosa, lui poi stravolgerebbe tutto a suo piacimento o addirittura rinuncerebbe a servirsene.
Posso anche estrapolare un paio di frasi da qualche manga? gli chiedo con estrema freddezza.
No, no, deve essere qualcosa di pi originale. Sono uno studente dell'ultimo anno di liceo e non posso certo rischiare di essere da meno di Sakakibara, un ragazzino delle medie di appena quattordici anni.
Be', allora  meglio che lasci perdere, perch pi che di un rischio si tratta gi di una realt.
Che acida che sei.... La voce del Vermiciattolo suona pi rilassata rispetto a ieri sera. Diventerai presto anche tu come mia madre.
Giuro di non mettere mai al mondo un figlio - dico a me stessa prima di replicare. Non sia mai che viene fuori un idiota come te!
Non dire cos rispondo fingendomi ferita.
Scusa....
Va bene, d'accordo, ti scriver quella cosa gli dico mentendo spudoratamente, ma cercando di suonare il pi convincente possibile.
Fa' presto. Deve essere pronta subito, altrimenti non posso uccidere mio padre.
Evitando di chiedergli il perch, preferisco domandargli dove si trova.
Karuizawa mi risponde candidamente, senza alcuna reticenza. Qui si sta molto bene e non fa per niente caldo. Siamo persino entrati in una villa vuota. Wow, ci stiamo divertendo un mondo. Adesso siamo in congedo, ma domani ci attende il fronte.
Sei ancora con Kirarin?.
Pronto... Terauchi? Sono io, Kirarin.
Kirarin prende all'improvviso il telefono, senza lasciare al Vermiciattolo il tempo di rispondere. Poi si interrompe altrettanto bruscamente, e intanto la sento gridare: Vattene!. Al che il Vermiciattolo risponde: Non ti preoccupare, non voglio mica spiarti.
U, u, sembra che tu e il piccolo assassino ve la stiate spassando....
Dacci un taglio, fra noi non  successo un bel niente. Sono qui con lui soltanto perch mi sta minacciando.
Soltanto perch mi sta minacciando... Eppure la sua voce sembra piuttosto distesa.
Ho saputo che siete a Karuizawa.
Uhm, s. Abbiamo appena mangiato un ramen. Ehi, ma lo sai che di notte il monte Asama fa proprio paura?. Kirarin continua a parlare come se quello che sta accadendo sia normale. Domani torno a Tokyo, sta' tranquilla, okay? Per c' una cosa che vorrei chiederti: n la televisione n i giornali parlano pi del Vermiciattolo. Non  che per caso tu hai sentito o letto qualcosa?.
No, effettivamente i media sembrano avere accantonato il caso. Su internet, per, c' una foto del Vermiciattolo. Sul web si stanno scatenando.
Mentre parlo, mi diverto a sfiorare con le dita dei piedi il foglio con la fotografia del Vermiciattolo. E cos la nostra Kirarin l'ha fatto anche con un tipo che assomiglia a Takasugi Shinsaku, penso chiss perch abbastanza scossa.
Dici davvero? chiede Kirarin allarmata. E ora come facciamo? Adesso tutti sanno che aspetto ha. Lo riconosceranno subito!.
Poi si lascia sfuggire un sospiro esagerato. Al che non ho pi dubbi: si  schierata dalla parte del Vermiciattolo.
La mia foto  veramente su internet? interviene lui, strappando evidentemente il telefonino di mano a Kirarin. Devono essere stati quei bastardi della mia classe. Merda! Per, al posto loro, avrei fatto con ogni probabilit la stessa cosa. Sapevo che prima o poi lo avrebbero fatto, ma non cos presto. Per nessuno sa che sono insieme a Kirarin, quindi non mi riconosceranno con tanta facilit.
Credo che Kirarin non torner a casa in tempi brevi. Il Vermiciattolo reputa vantaggioso averla con s ed  troppo furbo per lasciarla andare via senza batter ciglio. Kirarin  una ragazza molto carina, che ispira simpatia a tutti. Forse non avrei dovuto riferire che c'era la fotografia del Vermiciattolo su internet. A ogni modo  stata lei a decidere di cacciarsi in questo pasticcio. Lo ha fatto di sua totale iniziativa. Kirarin  molto ma molto diversa da me.
Senti, vuoi veramente che ti scriva questa rivendicazione?.
Certo! Hai gi qualche buona idea?.
Che ne dici di: Visto che c'eri, perch non hai fatto fuori anche tuo padre? Hi, hi, hi.
Mi sono ricordata proprio adesso il messaggio che mio fratello dice di avere inviato a quel sito web.
No, non sembrerebbe affatto una mia affermazione, non va bene! replica immediatamente il Vermiciattolo. Preparatevi, la morte  pi leggera di una piuma... Questa s che non sarebbe male.
 una citazione dal Proclama imperiale per i militari, no? S, ti si addice alla perfezione, non c' che dire.
Mmh, s reagisce il Vermiciattolo dopo aver riflettuto per qualche secondo sul mio commento non troppo entusiasta. Poi, come a volersi galvanizzare da solo, aggiunge: Perfetto, adesso che ho uno slogan, posso anche procedere e uccidere mio padre, no?.
Uno slogan... Non siamo mica in Cina! E comunque ho i miei dubbi che parole tanto trite e ritrite possano funzionare.
Il Vermiciattolo non  in grado di comprendere la differenza tra ci che  rimediabile e ci che non lo . Per me vale zero, al pari di una sostanza sconosciuta o di un veleno assolutamente innocuo.
Non chiederlo a me, non vedo perch dovrei saperlo. A proposito, in che posto di Karuizawa siete?.
Siamo appena usciti da un ristorantino di ramen sulla statale 18. Adesso andiamo in un konbini e poi facciamo dietro front.
Ah, in bocca al lupo gli faccio, senza il minimo coinvolgimento, e chiudo la comunicazione. Dopodich chiamo subito Toshi per darle gli ultimi ragguagli sulla situazione. Di ieri sera le ho gi parlato e immagino sia ansiosa di conoscere il seguito.
Dunque Kirarin ha scelto di restare con lui dice Toshi a bassa voce, al termine del mio racconto.  la cosa peggiore che potesse accadere, vero?.
Suppongo di s... Ma non devi dimenticare che  stata lei a deciderlo.
Terauchi, come fai a essere cos fredda? mi rimprovera con il solito tono.
Kirarin ha diciassette anni.  adulta e vaccinata.
S, ma adesso cosa succeder?.
Succeder che lo arresteranno, controlleranno le telefonate che ha fatto e risaliranno a noi quattro, che cos ci troveremo nei guai fino al collo... Accidenti, come  potuto accadere tutto questo?.
Gi,  proprio come dici tu. Non avrei mai immaginato di restare coinvolta in una faccenda simile. Complice di un assassino in fuga...  assurdo! Mi accuseranno di favoreggiamento sia nell'omicidio sia nella fuga! O forse solo del secondo reato... No, per in fondo  stata Yuzan ad aiutarlo a scappare, no?.
Nel caso tu l'abbia dimenticato, ti ricordo che sei stata tu, all'inizio, a non raccontare la verit.
A questa mia puntualizzazione, Toshi ammutolisce per qualche istante. Poi, dopo un lungo sospiro angosciato, riprende a parlare.
Hai ragione. Il fatto  che mi faceva pena. Non avevo nessuna intenzione di aiutarlo, ma d'altra parte nemmeno volevo che lo prendessero. E allora ho lasciato che le cose facessero il loro corso, senza intromettermi. So che per questo fa di me una specie di complice, purtroppo.
Secondo me, ha voluto coinvolgerci di proposito commento, dando voce a un dubbio che mi frulla nella testa gi da un pezzo. Come spiegarsi senn tutte le telefonate che ci ha fatto sin dall'inizio usando il tuo cellulare?.
S, ma a quale scopo lo avrebbe fatto?.
Questo non te lo so dire.
In realt un'idea me la sono fatta: il Vermiciattolo doveva sentirsi terribilmente solo, e la solitudine, a volte, pu essere tanto insopportabile da spingerti a fare cose assolutamente insensate.
Lo sai mi dice Toshi, non sono ancora riuscita a trovare una spiegazione plausibile al comportamento di Yuzan. Perch si  data cos tanto da fare per uno sconosciuto, per giunta sapendo che si trattava di un assassino? A proposito di Yuzan,  un po' che non la sento. Per caso ti ha chiamato?.
Credo di sapere come mai Yuzan non si fa viva:  indispettita perch ha capito che al Vermiciattolo non piacciono le ragazze maschiaccio come lei, per cui ha preferito non avere pi nulla a che fare con questa faccenda. Non vuole pi sentir parlare del Vermiciattolo, e non lo aiuterebbe nemmeno per tutto l'oro del mondo.
Dopo aver concluso la conversazione con Toshi, sento una macchina fare il suo ingresso nel parcheggio all'aperto del nostro palazzo. Apro la finestra, che tenevo chiusa per via del condizionatore, e mi affaccio - a proposito, noi abitiamo al sesto piano. Gi, in un angolo del parcheggio, una 4x4 sta facendo retromarcia per sistemarsi al suo posto. Non si tratta della macchina di mia madre. Rientrer tardi anche stasera, tanto per cambiare. Mi sdraio di nuovo sul letto e mi metto a osservare la fotografia del Vermiciattolo. No, che stress, basta! Lascio cadere la fotografia sul pavimento e fisso le minuscole particelle di polvere che si sollevano nell'aria. Sprofondo in un mare di apatia, gi, verso l'abisso. Benvenuti nel mio Real World.
Mi reco a scuola in treno sin dalle elementari. I miei vollero a tutti i costi iscrivermi a una scuola privata nell'area centrale di Tokyo. Il treno impiegava trentacinque minuti dalla stazione P di Fuchu alla stazione S di Shibuya. Si trattava di una linea ferroviaria che collegava in via diretta una zona periferica al centro, per cui c'era sempre una folla mostruosa, da non poter respirare.
Penso sia molto crudele costringere una bambina delle elementari a prendere da sola ogni mattina un treno stipato di gente. La stazione P  situata molto in periferia, perci il treno non arrivava gi sovraffollato. Non che si trovassero facilmente posti a sedere, ma almeno c'era spazio a volont per starsene tranquilli in piedi, in attesa del consueto pigia pigia. Mamma, una volta assicuratasi che almeno in partenza il treno non fosse stracarico, sentenzi che potevo andare benissimo a scuola da sola. In realt, in base ai piani iniziali, avrei dovuto prendere il treno insieme a mio padre, visto che il suo orario d'ingresso in ufficio coincideva con il mio a scuola, sennonch, manco a farlo apposta, fu trasferito presso una filiale in un'altra citt, dove di l a poco trasloc, da solo. Cos, senza avere altra scelta, fui abbandonata al mio destino infernale a bordo dei treni. Pap torn ad abitare con noi quando frequentavo la quarta, ma non lavorava pi in un ufficio del centro.
Mi mettevo in un angolino vicino alla porta e me ne restavo l buona buona. Poi, stazione dopo stazione, il numero dei passeggeri aumentava e cominciava l'opera di schiacciamento ai miei danni. Una volta mi spinsero da dietro cos forte da farmi perdere l'equilibrio, e nel cadere mi graffiai la guancia contro la chiusura metallica della borsa di una signora. Un'altra volta, invece, urtai con lo zaino la spalla di un impiegato seduto all'estremit di una fila di posti, e quello mi moll uno spintone che a momenti mi faceva volare. Da allora evitai di sostare in piedi in prossimit della porta.
Mi  successo un'infinit di volte di non riuscire a scendere alla stazione S, dove si trovava la mia scuola. Nel parapiglia generale subito dopo l'apertura delle porte, venivo difatti sballottata a destra e a manca, e la cartella mi restava sistematicamente impigliata nella selva di passeggeri, impedendomi di uscire. Di conseguenza mi toccava restare in treno fino alla stazione successiva. Una volta, sul punto di svenire, mi appoggiai a un signore al mio fianco e arrivai cos fino a Shinjuku. Mai, nemmeno in una singola occasione, un adulto ha allungato anche solo una mano per aiutarmi.
Mi domando cosa ci faccia una ragazzina delle elementari in un treno cos affollato borbott una volta un impiegato di mezza et rivolgendosi al tipo che gli stava accanto. In effetti la mia cartella gli urtava continuamente contro il fianco, costringendolo ogni volta a spostarsi. Sollevai la testa e provai a guardarmi intorno per cogliere la reazione degli altri passeggeri. Il tipo al quale l'impiegato si era rivolto - doveva essere un suo amico, un vicino o qualcosa del genere - si limitava ad annuire con il capo. Poi, dopo un po', disse:  assurdo, i genitori dovrebbero mandarla a una scuola del suo quartiere. Povera bambina.
Ehi, ragazzina mi chiese allora il primo tizio, rivolgendomi improvvisamente la parola,  dura prendere il treno ogni mattina, eh? Non ti sei stufata? Di sicuro non sei stata tu a chiedere di andare a chiss quale scuola privata, eh?.
L'hai detto alla tua mamma s'inser l'altro come  difficile prendere il treno tutti i giorni e che dai tanto fastidio agli altri passeggeri?.
Quei due ce l'avevano chiaramente con i miei genitori, questo  certo, ma in quel momento ero io il facile bersaglio delle loro critiche - io, la bambina con la cartella sulle spalle che disturbava i pendolari sulla via verso il lavoro. Sembrava quasi una punizione divina inflitta ai miei genitori, colpevoli di aver sbattuto l'indifesa figlioletta sul treno superaffollato del mattino. Una punizione che si ritorceva poi contro di me sotto forma di rimproveri e spintoni gratuiti da parte di estranei rabbiosi e sleali. Era questa la mia realt.
Una mattina non mi sentivo troppo bene a causa di un forte raffreddore. Fuori pioveva a dirotto e i finestrini del treno erano perci tutti chiusi, nonch appannati dalla notevole quantit di anidride carbonica che i passeggeri emettevano respirando. A un certo punto mi prese una nausea cos tremenda che non potei pi resistere e finii con il vomitare l'intera colazione addosso alla donna che mi stava seduta davanti - si trattava di una giovane impiegata, almeno a giudicare dal trucco e dall'abbigliamento perfetti e ordinati. Quando vide quel disastro, ovvero una poltiglia di pane tostato mezzo digerito e yogurt puzzolente, abbattersi sulla sua gonna blu, le vennero le lacrime agli occhi.
Che schifo, guarda cos'hai combinato?! E adesso come faccio ad andare in ufficio conciata cos?!.
Ma io che potevo farci? La guardavo, mezza stordita, mentre si sforzava di non piangere e faceva del suo meglio per pulirsi con dei fazzoletti di carta. Gli altri passeggeri non dicevano una parola e si limitavano a storcere il naso disgustati dal vomito. Il loro unico cruccio era allontanarsi il pi possibile da me, soprattutto quando mi vedevano corrugare la fronte e immaginavano che stessi per rimettere di nuovo. Nessuno fece il minimo tentativo di rincuorarmi. E da allora, oltre che la zona in prossimit delle porte, anche i posti in piedi di fronte alle persone sedute divennero per me off-limits.
Durante gli ultimi anni delle elementari, cresciuta e irrobustita, non ebbi pi problemi a scendere dal treno alla stazione giusta, n mi capit altre volte di vomitare addosso alla gente. Ma il peggio era l in agguato dietro l'angolo: maniaci e pervertiti di ogni genere avevano appena cominciato a darmi la caccia. Si trattava sempre degli stessi uomini, e poco a poco cercai di mettere a punto ogni possibile strategia per evitarli: salire su vagoni differenti, variare gli orari in cui andavo e tornavo da scuola e cos via. All'inizio andava bene, ma poi finiva che ne incontravo altri che non avevo mai visto, in ogni treno e in ogni vagone.
Quei bastardi mi si mettevano da una parte e dall'altra, come a circondarmi, e a volte non riuscivo a svignarmela. C'era chi mi tastava le cosce nude, chi mi palpeggiava il sedere e chi i seni, che proprio allora avevano preso a spuntarmi. Se urlavo, loro la smettevano e distoglievano lo sguardo, trasformandosi all'istante in comuni impiegati e studenti dall'aria indifferente, ma dopo un po' ritornavano alla carica. All'epoca ero una preda facile per i maniaci sessuali: giovanissima e molto pi debole di loro. Era uno schifo insopportabile. Sebbene fossi soltanto una ragazzina delle elementari, imparai ben presto una dura lezione: gli uomini erano spregevoli ed erano i miei peggiori nemici. Provai in pi di un'occasione a lamentarmi con i miei, dicendo che non volevo andare a scuola e che non volevo pi prendere il treno, ma non ne rivelai mai la vera ragione. Non mi andava che scoprissero che mi avevano messo in una situazione in cui ero costretta a soffrire. Mentre continuavo ad andare ogni giorno a scuola in treno, senza nemmeno rendermene conto, avevo cominciato a comportarmi con pi maturit dei miei stessi genitori.
Un giorno, non appena mi accorsi che i soliti maniaci stavano per avvicinarsi, provai a fare una risatina isterica, e quelli, incredibile ma vero, si spaventarono e fecero dietro front. Funzionava con tutti. Mi bastava ridere come se fossi impazzita per mettere paura e far girare i tacchi a chiunque. Avevo finalmente imparato un metodo per tenere alla larga quei luridi pervertiti: mutare qualcosa dentro di me, facendo in modo da apparire come una deficiente.  esattamente questo che definisco una cosa a cui  impossibile porre rimedio.
Naturalmente ci sono anche altre cose che rientrano nella categoria dell'irreparabile. Una di queste ebbe inizio quando scoprii che mia madre aveva una tresca. Pi che una semplice tresca sarebbe per pi giusto definirla una vera e propria storia d'amore. In un caso del genere, Kirarin avrebbe reagito dicendo qualcosa del tipo: Be', che vuoi,  una cosa normalissima. E poi mi avrebbe certamente fatto un elenco di storie simili. Toshi, invece, avrebbe fatto del suo meglio per confortarmi, sussurrando: Eh, anche le madri s'innamorano, almeno una volta nella vita. Soltanto Yuzan, moralista come al solito, avrebbe abbassato lo sguardo in assoluto silenzio, senza minimamente sforzarsi di trovare una risposta.
Se per caso il Vermiciattolo avesse scoperto che sua madre aveva una storia, l'avrebbe odiata ugualmente, ma forse non l'avrebbe uccisa. Anche se questo sarebbe stato il preludio a qualcosa di irrimediabile.
Alla fine decisi di accettare la love story di mia madre, ma non per le ragioni di Kirarin, ovvero perch si trattava di un evento usuale per cui non valeva la pena preoccuparsi, n tanto meno per quelle di Toshi, secondo cui ognuno dovrebbe essere libero di innamorarsi. Per farla breve, non avevo accettato la situazione in base a una logica franca e diretta. Se avevo deciso di perdonare l'imperdonabile era perch volevo bene a mia madre pi che a chiunque altro. Era soltanto per questo che avevo deciso di arrendermi. In altre parole mi ero posta nei confronti della cosa suppergi nello stesso modo in cui avevo accettato di prendere il treno ogni giorno. Quando non hai la forza di opporti al destino, non ti resta altro da fare che prenderlo cos come viene. E questa  senza dubbio un'altra cosa a cui  impossibile porre rimedio.
Quando mio fratello cominci a frequentare la scuola elementare, mamma, che aveva in precedenza deciso di abbandonare la sua professione per dedicarsi ai figli, si rimise a lavorare. Io all'epoca frequentavo il sesto anno delle elementari. Mia madre era una agente freelance di intermediazione e produzione. C'era scritto cos sul suo biglietto da visita, ma allora non mi rendevo assolutamente conto di cosa significasse. Non si tratta di un lavoro che riguarda il cinema o la televisione mi spieg mamma. Il mio ruolo  di ideare progetti commerciali e radunare persone disposte a realizzarli. Questa era l'unica immagine che avevo sempre avuto di mia madre, e ricordo che fu un vero trauma quando mi accorsi che aveva anche un lato diverso. A trentotto anni era ancora giovane e bella. Era un persona molto attiva, piena di energie. Litigava spesso con pap, facendo la voce grossa, e non era affatto esagerato dire che la leadership della famiglia fosse ben salda nelle sue mani. Quanto a me,  ovvio che all'epoca non ero ancora la persona complicata che sono diventata in seguito.
Mamma aveva abbandonato il lavoro per cos tanto tempo perch pap, chiss come, era riuscito a convincerla che doveva dedicarsi a tempo pieno a mio fratello, almeno fino a quando non fosse andato a scuola. Non potr mai dimenticare la lite furiosa che ebbero quando poi Yukinari cominci a frequentare la scuola pubblica locale, nel giorno inaugurale dell'anno scolastico. Mamma insisteva che fosse necessario iscriverlo al programma a tempo pieno, ma pap era dell'opinione contraria e diceva che era ancora troppo piccolo. Io me ne stavo zitta zitta nella mia stanzetta a origliare... Troppo piccolo un corno! E a me, che sono costretta a prendere il treno da sola ormai da sei anni, schiacciata come una sardina, non ci pensi?!... E no che non ci pensava, perch in quella sua testa era convinto di fare la cosa giusta, mandandomi a una scuola privata che costava un occhio della testa per assicurarmi un futuro migliore. E se per caso mi fosse saltato in mente di dirgli che a mio avviso stava commettendo un grave errore, dubito che avrei intaccato quella sua convinzione.
Premetto che quanto sto per affermare  da ritenersi una mia personale congettura. Non so con esattezza cosa pensassero i miei genitori riguardo al mio pendolarismo scolastico e alle attivit di doposcuola di Yukinari, ma credo che mio padre, il classico impiegato di banca, avesse un pregiudizio molto radicato nei confronti della scuola materna e di ogni tipo di programma a tempo pieno, e nel suo intimo doveva senz'altro pensare che i bambini con madri lavoratrici avrebbero concluso poco o niente nella vita. Sin da quand'ero piccola sentivo i miei discutere animatamente su questo argomento, e mamma, nel lungo periodo dalla mia nascita fino all'iscrizione a scuola di Yukinari, era stata costretta ad arrendersi.
Alla fine, quando a distanza di anni mamma era tornata alla carica e si era rimessa a lavorare, lei e pap avevano preferito risparmiare a mio fratello la scuola a tempo pieno, ma in compenso lo avevano iscritto a un corso dove insegnavano a fare di calcolo con l'abaco, alla piscina e a tutta una serie di lezioni e controlezioni private, in modo da riempire la sua giornata fino a sera. A partire dal secondo anno delle elementari, per, lo mandarono a un vero e proprio doposcuola privato, trovando pi pratico raggruppare in un solo posto o quasi le sue attivit pomeridiane. Da allora, la vita di mio fratello  sovraccarica di studio, di corsi e di lezioni. Povero ragazzo, potrebbe limitarsi a pensare qualcuno. Altri potrebbero invece pensare che si tratta di una vittima della societ odierna. In ogni caso  una semplice conseguenza del nuovo stile di vita della nostra famiglia.
A essere sincera, non credo sia colpa di qualcuno se io e mio fratello siamo stati costretti a un certo tipo di vita. Posso infatti comprendere il desiderio dei nostri genitori di garantirci una buona istruzione e il desiderio di nostra madre di riprendere a lavorare. E posso anche comprendere, entro certi limiti, la convinzione di nostro padre secondo cui i bambini hanno bisogno di poter contare su una madre sempre a casa. Il fatto  che ci tenevano entrambi a vedere soddisfatte le proprie aspirazioni: era questa la pura e semplice verit. Si trattava di un nuovo stile di vita, basato su un compromesso di desideri, che a un certo punto ha preso il sopravvento sulla nostra famiglia, esattamente da quando mio fratello ha cominciato la scuola elementare.
Dopo aver ripreso a lavorare, mia madre cominci a cambiare. Non saprei dire di preciso quando, ma deve essere stato pressappoco all'inizio della primavera, in concomitanza con la fine del mio secondo anno di scuola media. Da un momento all'altro smise di rientrare a casa la sera del sabato e della domenica. Ogni volta che gliene chiedevamo la ragione, ci rispondeva che al lavoro c'era molto da fare e che era stato necessario tirare avanti fino all'alba. Qualcuno di noi si prendeva la briga di andare al suo ufficio per verificare se fosse davvero cos? No, nemmeno per idea.
Ben presto cominciai a provare ansia per il modo insolito in cui mamma parlava e agiva, nonch per quel suo modo di fissare il vuoto per buona parte del tempo in cui era a casa. Quando stava con noi era come se non ci fosse, nel senso che ti dava la netta impressione di trovarsi con la mente altrove. A un certo punto cominciammo a preoccuparci sul serio, forse perch era lei, come ho gi detto, che teneva in mano le redini della famiglia. Probabilmente la nostra vita era cambiata solo per via dei suoi desideri, e non per quelli di pap. Non a caso mamma, in quanto a carisma, lo sovrastava.
Tutte le volte che mamma partiva per un breve viaggio, temevo che non tornasse pi e facevo degli incubi tremendi. Me ne ricordo soprattutto uno in cui era morta. Era morta, e io ne ero consapevole, ma continuava a ripetere ininterrottamente la stessa frase: Mi dispiace, devo andare.... Mi struggevo al pensiero che non l'avrei mai pi rivista e tentavo di fermarla con tutte le mie forze, mentre piangevo a dirotto. Avevo ancora tanto bisogno di lei.
Mamma rientrava puntualmente dai suoi viaggi, ma sembrava ogni volta pi malinconica. Mi ero accorta che stava accadendo qualcosa di anomalo, del suo cambiamento, ma non avevo il coraggio di farle domande. Quando sentivo lei e pap che se le cantavano di tutti i colori, immaginavo che il divorzio fosse ormai solo una questione di tempo. A un certo punto mi ero convinta che mamma fosse triste perch voleva divorziare e pap si opponeva, ma non riuscivo a spiegarmi perch avesse intenzione di lasciarlo. Mio padre era un testardo nato, ma a parte questo era una brava persona. Gli adulti facevano cose veramente stupide, ma restavano per me un grande mistero ed erano la causa di tutte le mie angosce. Fu cos che alla fine, al colmo della sopportazione, decisi di indagare per capire finalmente cosa stesse succedendo.
Un giorno, durante il mio secondo anno di liceo, sgraffignai il cellulare di mamma dalla borsa mentre lei stava dormendo. C'era una fitta corrispondenza di messaggini con lo stesso tizio.
Scusa, oggi non sono riuscito a chiamarti. Sono stato cos occupato con il lavoro da non avere nemmeno un attimo libero. Perdonami. Avr tante di quelle cose da dirti, la prossima volta che ci vedremo. Ti penso sempre. Sei il mio unico e solo pensiero. Buonanotte. Ti amo.
Anch'io penso sempre a te e a tutte le cose che mi dici. Io e te siamo come due piante dalle radici aeree; le nostre radici infatti non crescono nella terra. Il che mi fa chiedere spesso cosa sia a tenerci legati. Pu l'amore, da solo, nutrire una vita? Non lo so. Ti amo.
Dunque mia madre si era innamorata di un uomo di cui fino a poco prima io non sospettavo nemmeno l'esistenza. Nella mia mente si fece ben presto strada un unico pensiero: mamma ci aveva abbandonati. S, non aveva esitato a piantare in asso me, mio padre e mio fratello. Non era pi la madre che conoscevo. Lottai strenuamente nel tentativo di trovare in lei traccia del fantasma di ci che era prima, perch adesso si era trasformata in una nuova persona che viveva in un mondo in cui c'era spazio soltanto per s e per quell'uomo sconosciuto. Una volta scoperta la verit, presi nota del nome e del numero di cellulare del tizio e gli telefonai.
Salve, sono la figlia della signora Terauchi mi presentai puntando dritto al sodo. In che rapporti  con mia madre?.
Lui rimase senza parole, probabilmente sorpreso dalla mia irruenza.
Io sono... rispose alla fine un suo sottoposto. E sono molto onorato di lavorare con una donna come lei. La stimo moltissimo. Questo  l'unico tipo di rapporto che abbiamo.
Quindi il tizio doveva essere quel dipendente pi giovane della stessa agenzia presso cui lavorava mia madre. Ricordo che una volta lei ce ne aveva parlato, dicendo che si trattava di un tipo in gamba e che aveva una figlia suppergi della stessa et di Yukinari. Tutt'a un tratto mi sentivo cos vuota.
D'accordo, ho capito.
Non feci parola di quella telefonata a mia madre, n tanto meno le posi strane domande. Tuttavia il tizio dovette chiamarla e riferirle ogni cosa, perch dopo un po' lei si present nella mia stanza.
Non  come pensi esord. Non c' nulla tra me e quella persona, sta' tranquilla. I suoi occhi la contraddicevano in tutto e per tutto, ma preferii annuire e lasciar cadere l la cosa. Ormai non c'erano dubbi, avevo tutte le prove di cui avevo bisogno: i messaggini, le notti trascorse via da casa, quello sguardo perennemente frastornato, le telefonatine furtive e, per finire, il modo brusco in cui lei e pap si parlavano. Malgrado tutto, scelsi di non prendere decisioni drastiche. L'ultima cosa che volevo, in quel momento, era perdere mia madre. Non m'importava di soffrire e di provare vergogna. Preferivo l'umiliazione al rischio d'inimicarmela.
Va bene, ho capito.
Uhm, brava.
Mamma mi guardava con evidente disagio ma, quando si rese conto che non c'era nient'altro da aggiungere, lasci la mia stanza in silenzio.
Ora, a circa un anno di distanza, mia madre continua a rincasare a notte fonda. Lei va avanti con le sue menzogne e io fingo di non accorgermene. Sono forse una ragazza immatura e puerile? No, il punto non  questo. Il fatto  che l'ultima cosa che voglio  udire il rumore del nostro rapporto che s'incrina e poco a poco si rompe. Certo, non riesco a fidarmi di lei, ma poich non  possibile convivere con una persona senza fidarsi, sono costretta a rielaborare di continuo il concetto stesso di fiducia.
A un certo punto ho cominciato a prendere le distanze da mio padre. Riversavo su di lui l'odio che provavo nei confronti di mia madre. Lo so, pu sembrare ingiusto, ma cos'altro potevo fare? Mia madre, come ho gi ripetuto pi volte, non volevo assolutamente perderla. Ed era forse per la stessa e identica ragione che mio padre aveva deciso di indirizzare il suo odio per lei verso me e mio fratello. Adesso mi sento soffocare, oppressa giorno dopo giorno da queste raffiche di odio contorto che soffiano in ogni direzione.
Mi sono sforzata di occultare la diffidenza nei confronti di mia madre e ho fatto del mio meglio per avere fiducia in lei e per amarla. Tuttavia mi rendo conto che questo stratagemma potrebbe rivelarsi un completo fallimento. Amando qualcuno di cui non mi fido, ho smarrito poco a poco la fiducia in me stessa. Suppongo accada pi o meno la stessa cosa quando i genitori maltrattano i figli. I bambini perdono la fiducia nei genitori che amano, eppure continuano ad accettarli, per cui finiscono con il diffidare di se stessi. Questo s che  veramente irrimediabile, caro Vermiciattolo! Ma dubito che tu sia in grado di capirlo, tu che hai ucciso tua madre.
Do un'occhiata all'orologio: sono le undici. Fuori, l'aria  offuscata dallo smog; il cielo intorno alla luna crescente appare distorto. Mamma non  ancora rientrata. Prendo una scheda telefonica da un cassetto della scrivania. Da quando ho il cellulare, ne faccio uso solo molto raramente. Questa  una scheda da mille yen, ancora nuova nuova. Mi ficco in tasca le chiavi di casa, il cellulare e la scheda, esco in corridoio e tendo l'orecchio per capire cosa succede in casa. Niente. Mio fratello se ne sta come al solito rinchiuso nella sua stanza a navigare sul web; mio padre ronfa nel soggiorno deserto, una sinfonia triste e solitaria.
Con indosso un paio di pantaloncini corti e una T-shirt, apro la porta d'ingresso e mi avvio gi verso la strada. La notte  afosa, senza il minimo alito di vento. A quest'ora se ne staranno tutti tranquilli a letto; non si vede nessuno in giro. A Karuizawa, invece, il Vermiciattolo e Kirarin saranno ancora svegli, impegnati a pianificare l'annunciato parricidio. Nel mio cuore, ho ucciso mia madre tanto tempo fa, ripetutamente.
Cammino alla ricerca di un telefono pubblico, accompagnata dal suono costante dei miei sandali che si appiccicano all'asfalto. Fa talmente caldo che la strada non si  ancora raffreddata. Davanti alla stazione ci sono due telefoni, l'uno accanto all'altro, a malapena illuminati da una luce al neon. L vicino ci sono anche tre taxi, in fila in attesa di clienti. Saranno in grado di rintracciare la telefonata che sto per fare? Ritorno sui miei passi nel tentativo di avvistare un telefono appartato, magari immerso nella penombra. Ecco, laggi c' una cabina telefonica, accanto al konbini. Attraverso la vetrata vedo alcuni clienti che gironzolano tra gli scaffali alla ricerca di chiss cosa. Faccio un respiro profondo e inserisco la scheda telefonica nell'apposita feritoia.
Polizia, in cosa posso esserle utile?.
 la voce nasale, carica di sospetto, di un uomo di mezza et. Mi faccio coraggio e rispondo.
Ho qualcosa da riferire a proposito del ragazzo che ha ucciso la madre con una mazza da baseball.
Di cosa si tratta? Dica pure.
La voce dell'uomo si  fatta pi seria. Meno male.
So dove si trova in questo momento. Ho scoperto, per puro caso, che si nasconde in una villa vuota, a Karuizawa.
Mi dica il suo nome, prego.
Non posso!.
Riattacco di colpo. Se fossi andata avanti, avrebbero scoperto da dove sto chiamando. Mi domando se sia il caso di cancellare le impronte digitali dalla cornetta del telefono, ma poi lascio perdere, tanto troveranno il mio nome nella lista delle chiamate effettuate dal Vermiciattolo e da Kirarin, non appena li avranno arrestati. Di Kirarin, comunque, ho preferito non fare parola, perch spero riesca a tagliare la corda prima dell'intervento della polizia.
Ritorno a casa e scorgo qualcuno in attesa dell'ascensore: mia madre. Indossa un maglioncino di filo nero a giromanica e pantaloni bianchi. Nell'avvicinarmi a lei percepisco la fragranza di un bagnoschiuma diverso da quello che usiamo abitualmente a casa. Distolgo lo sguardo.
Che ci fai in giro a quest'ora? mi chiede strabuzzando gli occhi.
Dovevo fare una telefonata urgente per smascherare una persona.
Nel sentire queste parole, mia madre  sbiancata.
Chi hai chiamato?.
Che importanza vuoi che abbia?. Mamma mi guarda tutta irrigidita. Al che la prendo dolcemente sottobraccio, pensando come sempre che non devo angustiarla.

7. Kirarin II.

Verso le nove siamo entrati in un piccolo ristorantino di ramen situato lungo la statale 18. A dire il vero, avrei preferito un family restaurant, ma ho scartato subito l'idea, perch ho pensato che le luci sparate a giorno avrebbero messo in evidenza l'aspetto sporco e trasandato del Vermiciattolo e ci avrei fatto una pessima figura. S, avevo gi cominciato a considerarlo con disprezzo. Per me si trattava ormai di un idolo caduto.
Il condizionatore nel ristorantino ululava, tanto andava forte. Si moriva di freddo, avevo la pelle d'oca. Le braccia mi si erano ridotte a due ghiaccioli. Ma in quel momento, pi che per il gelo, soffrivo per la fame. A forza di deglutire saliva, mi faceva male la gola. Il Vermiciattolo se ne stava seduto apatico a sorseggiare un bicchiere d'acqua. Affamata da prendermi a morsi, ho rotto gli indugi e ho ordinato due ciotole di tonkotsu ramen.
 da ieri sera che il Vermiciattolo  molto gi di corda. Io, invece, mi sento una favola.
Il cuoco ci ha passato le ciotole di ramen da dietro il bancone. Fregandomene che fosse una cosa da maschi, nella mia ci ho aggiunto aglio e peperoncino a volont, dopodich ho agguantato i contenitori dell'erba cipollina e dello zenzero rosso e ci ho messo una montagna anche di quelli. Per farla breve ho scaraventato nel brodo dal tipico colore torbido tutto ci che di commestibile avevo a portata di mano e ho dato una mescolata energica con le bacchette. Finalmente ho tirato su dalla brodaglia - nel frattempo aveva assunto sfumature rosa pallido - un groviglio di tagliolini e stavo per farne un solo boccone, sennonch mi sono bloccata per qualche attimo, alla vista della cascata di saliva che mi colava dalla bocca e s'infrangeva contro la superficie del brodo. Avevo una fame tale che non mi ero accorta di tutta l'acquolina che mi era venuta in bocca. Mai stata cos affamata in vita mia, mai. Giuro che mi sarei tuffata con la faccia nella ciotola. Per fortuna sono riuscita a controllarmi e ho sorseggiato prima di tutto un po' di brodo bollente. Al che ho cominciato subito a sudare da matti. Ma chi se ne frega?, ho pensato. Cos, ricurva sulla ciotola fumante, con una mano mi tergevo il sudore e con l'altra usavo le bacchette e tracannavo rumorosamente il mio ramen senza nemmeno masticare. Mangiavo con una voracit tale che mi ci  voluto un bel pezzo prima di rendermi conto di quanto fosse buono quel piatto.
Sono andata via da casa nel primo pomeriggio di ieri, per cui quello era il mio primo pasto dopo oltre trenta ore. Ovvio che mi sembrasse come minimo delizioso. Di solito il grasso della carne di maiale mi fa schifo, ma ho divorato anche quello. Ho ingurgitato tutto, fino all'ultimo frammento di zenzero, nonostante il colore rosso acceso cos innaturale, e fino all'ultima goccia di brodo stracolmo di chiss quali additivi, che luccicava untuoso sotto le luci al neon. In tutto questo, il Vermiciattolo, seduto sullo sgabellone al mio fianco, continuava a starsene immobile a fissare la sua ciotola - non aveva nemmeno assaggiato il ramen e teneva le bacchette usa e getta ancora l intatte1.
Si pu sapere che ti piglia? gli ho chiesto. Non l'ho assolutamente fatto per spirito di cortesia, ma soltanto perch, nel caso non avesse avuto appetito, ero pronta a tuffarmi sul suo ramen. Ma lui non accennava a rispondere. Al che ho aggiunto: Oh, se non ti va lo mangio volentieri io.
A un certo punto il Vermiciattolo si  ripreso dalla sua catalessi e ha cominciato a fissarmi. Sembrava che pensasse: ehi, sei ancora qui? Certo che ci sono, no?!, gli ho risposto dentro di me. Sei tu che mi hai rapito! L'hai forse dimenticato, scimunito che non sei altro? E per caso ti sei pure scordato che ieri, nel love hotel, mi sei saltato addosso come un animale? Ma cosa ti prende, eh?!
Il Vermiciattolo  un perdente nato. Non ha la bench minima fiducia in se stesso.  goffo, duro di comprendonio e non ha un briciolo di carattere. Bacia da fare schifo e non  stato nemmeno capace di spogliarmi.  un imbranatone senza speranze che non ha mai fatto sesso in vita sua. Ma chi me l'ha fatto fare di perdere tempo con un tipo del genere? Ormai avevo smarrito ogni traccia di interesse nei suoi confronti. Mi faceva pi pena che altro, per non dire peggio. Il Vermiciattolo che pedalava come un eroe sotto il sole ardente si era gi ridotto a un ricordo sbiadito.
Chiss, forse a furia di minacciarmi e di farsi beffe di me, ieri sera nel love hotel, deve essergli andato in fumo il cervello. A un certo punto, grazie a una serie di sotterfugi, ce l'ha fatta a venirmi sopra, ma quando poi si  accorto che mi ero irrigidita e che non volevo cedere gli  preso il panico di brutto.
Perch le cose non vanno mai come voglio io? ha urlato all'improvviso.
 ovvio, no? gli ho risposto stizzita. Cosa ti eri messo in testa, idiota?!.
Il Vermiciattolo mi aveva proprio fatta uscire dai gangheri. Come si permetteva di lamentarsi? Chi si credeva di essere? Nemmeno a me le cose sono mai andate come avrei voluto. I ragazzi che mi sbavano dietro sono tutti dei veri stronzi, e quelli che invece mi piacciono veramente non mi degnano neppure di uno sguardo.  cos che va la vita: un continuo e vano tentativo di annullare il divario fra la tua realt e i tuoi desideri. E tu sei perennemente l in mezzo che corri, con la lingua penzoloni, a farci la figura del fesso. Al pensiero che una pura nullit come il Vermiciattolo si stesse prendendo gioco di me nel tentativo di accopparmi, non ci ho visto pi dalla rabbia.
Con te non lo farei neanche se mi minacciassi con quel tuo coltellaccio schifoso! gli ho urlato. Preferirei morire piuttosto. Sei il tipo pi odioso e ripugnante che io abbia mai incontrato! Dai, uccidimi, cosa aspetti? Falla finita una volta per tutte!.
Pensavo che da un momento all'altro mi sarei sentita trapassare dalla lama del coltello, e invece ho udito soltanto una vocina cos misera da fare piet.
Perch mi dici questo?.
Quello  stato l'istante preciso in cui la situazione si  capovolta. Mi sono sollevata di colpo e ho mandato il Vermiciattolo a faccia in gi sulla moquette grigia lurida e piena di macchie. Mi  venuto da sogghignare, soddisfatta nel vederlo l per terra ridotto a uno zero assoluto.
Cosa credevi di fare?! ho ricominciato a urlare a tutta voce, rinvigorita e piena di coraggio. Sei solo un povero idiota che non ha la pi pallida idea di come sia fatta una donna. Io vado a letto solo con i tipi che ci sanno fare, non certo con i verginelli come te. Mi fai schifo! Vuoi ammazzarmi come hai fatto con tua madre? Prego, accomodati pure, sono qui.  facile, no? Il mio sangue schizzer da tutte le parti, soffrir da cani e poi morir. Che ci vuole? Dai, dai, dai! Morir odiandoti con tutta me stessa. Non me ne frega niente di andare all'altro mondo. Sono io l'unica responsabile, perch sono voluta venire a vedere con i miei occhi come era fatto un buono a nulla come te. Io sono diversa da Terauchi, molto diversa.
Il Vermiciattolo  rimasto zitto, rannicchiato ai piedi del letto, nell'oscurit. Poi, dopo un po', l'ho sentito gemere sommessamente. Che ridicolo, si era messo a piangere. Ho tirato subito fuori dal suo zaino la scatola con il coltello da macellaio, tenuta chiusa da un elastico. Quel coltello costituiva l'unica fonte della sua spavalderia completamente smussata, la base delle sue stupide speranze. Ho lasciato cadere la scatola, senza aprirla, nell'intercapedine tra la parete e il letto. Il Vermiciattolo poteva anche dire addio al suo coltellaccio. Non gli avrei mai permesso di riappropriarsene, cos come non gli avrei permesso di mettere un solo dito sul letto.
Non vali niente! ho continuato a infierire. Hai ucciso tua madre, sei riuscito a stuzzicare la mia curiosit, hai fatto mille smancerie al telefono con Terauchi e dici che farai fuori anche tuo padre. Credi che noi ragazze siamo stupide ochette e che soltanto tu sei super, vero? E magari sei anche convinto di essere il centro del mondo... Povero idiota!.
Smettila di chiamarmi idiota! ha brontolato con un filo di voce il Vermiciattolo, ormai a corto di energie.
D'ora in poi farai quello che ti dico io,  chiaro?!.
Cio, cosa dovrei fare? mi ha risposto sollevando il suo mento aguzzo.
Adesso chiamer il mio ex ragazzo e tu lo minaccerai. Se farai un buon lavoro, ti restituir il coltello e pagher l'albergo.
Ma cosa dovrei dirgli?.
Il Vermiciattolo sembrava essersi trasformato in una sottospecie di automa incapace di agire di propria iniziativa. Stringere in pugno lo scettro del potere mi procurava brividi di piacere. Ti senti da dio quando un tipo che se la tirava si sgonfia all'improvviso e puoi mettertelo sotto i piedi. Credevo di poter fare qualsiasi cosa in quel momento, per quanto stupida, perfida e volgare. Ho sollevato la cornetta dell'antiquato telefono posizionato sul comodino pi vicino - era di uno stomachevole rosa perlato - ho composto il numero per la linea esterna e poi quello del cellulare del mio ex ragazzo, che ricordo tuttora a memoria. Intanto spiegavo al Vermiciattolo come comportarsi.
Quando questo tipo che si chiama Wataru ti risponder, dovrai dirgli cos: Pezzo di merda! Se d'ora in poi non righerai dritto, ti uccider! E non dimenticarti di controllare se tua sorella  tornata sana e salva a casa. Comportati bene, hai capito?! Altrimenti mi far una per una tutte le tue puttanelle!.
Non ho avuto tempo di verificare se il Vermiciattolo avesse memorizzato il tutto a dovere, perch dall'altro capo della linea gi si sentiva la voce di Wataru, una voce che malgrado tutto evocava in me tanti dolci ricordi.
Pronto... chi ? Questo numero non lo conosco....
Ho soppresso l'impulso di continuare ad ascoltare la sua voce e ho allungato la cornetta al Vermiciattolo.
Lui sulle prime ha esitato, poi, dopo un mio sollecito, ha sciorinato un lungo discorso minatorio a voce soffocata.
Sei Wataru? Io... io sono un assassino. Non si tratta di uno scherzo. Ho ammazzato mia madre.  la verit. L'ho colpita con una mazza da baseball e le ho fracassato il cranio. Non mi dire che non ne sai niente, la notizia era su tutti i giornali. Prova a dare un'occhiata se non mi credi. E tu, hai mai fatto fuori qualcuno? Mmh, ho i miei dubbi. Ehi, a proposito, lo sai che me la faccio con una tua ex? Hai capito chi? Lei ti odia e dice che non esiterebbe a spedirti all'altro mondo. S, proprio cos, ti vuole vedere morto. E non solo te, ma anche tutta la tua famiglia - padre, madre e sorella. E pure i tuoi amici e la tua cara fidanzatina... Tu l'hai tradita e lei vuole fartela pagare, cancellandoti per sempre dalla faccia della terra.  il suo pi grande desiderio. Ah, e sai cosa? Vuole che sia io a farlo... Mi stai ascoltando, eh, Wataru? Guarda che dico sul serio, non sto affatto scherzando. Non te l'aspettavi che ci fosse qualcuno che ti odia tanto da volerti morto, eh? Di' la verit, pensavi di fare la parte del ragazzo normale, come tutti gli altri... Che ingenuo che sei, Wataru! Dopo aver saputo quello che hai fatto, ci puoi giurare che avrei voglia di sterminare te e tutta la tua razza. Preparati a morire, pezzo di merda!.
Sulle prime pensavo: bene, bravo Vermiciattolo, perfetto cos. Poi, quando ho visto che non la smetteva pi, mi sono girate le scatole. Gli ho fatto segno di darci un taglio, ma lui continuava, senza darmi ascolto, e allora gli ho strappato il telefono di mano e mi sono accorta che Wataru aveva riattaccato gi da un pezzo. Che nervi.
Ma non senti che ha riagganciato? Adesso lo richiami!.
Cos ho rifatto subito il numero. A quel punto me ne infischiavo del rischio che la telefonata potesse essere rintracciata, che a Wataru potesse venire in mente di denunciarci alla polizia e di tutto il resto. Tuttavia, per quanto a lungo lasciassi squillare, Wataru non si decideva a rispondere. Ero incazzata nera, non ci potevo credere, e allora me la sono presa con il Vermiciattolo.
 tutta colpa tua! Mi hai trascinata in questa storia e mi hai fatto impazzire! Sei la causa di tutti i mali che mi stanno capitando! Ma adesso hai finito di mettere nei guai anche me, perch me ne torno a casa. Basta, mi hai rotto! Voglio rimettere piede nel mondo normale al quale tu non ti potrai pi accostare.
Il mondo al quale non mi potr pi accostare? Stai dicendo che mi hanno cacciato via?.
Il Vermiciattolo ha sollevato la testa e mi ha lanciato uno sguardo a muso duro. I suoi occhi luccicavano nell'oscurit. Mi dava i brividi.
Non ti hanno cacciato, sei tu che hai scelto di andare via.
Ho paura... ha reagito, dopo aver fatto un lungo sospiro. Resta con me, ti prego.
Era gi la seconda volta che il Vermiciattolo si arrendeva. Che codardo. Come potevo non sentirmi superiore? Lui era quello debole e io quella forte. La notte scorsa ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta nella mia vita. Mi sono sentita finalmente diversa, come un'eroina che aveva sconfitto il terribile nemico. Eppure c'era qualcosa che non andava. Cominciavo a temere di essere finita nel mondo del Vermiciattolo. E forse era per questo che lo avevo costretto a fare quella telefonata a Wataru. Sono davvero una persona cos meschina?, mi chiedevo in quei momenti.
Avevo appena fatto piazza pulita del mio ramen, ma il Vermiciattolo continuava a starsene a capo chino davanti alla sua ciotola, senza muovere un dito.
Probabilmente non ho fame si  pronunciato alla fine.
Forse perch stai pensando a tua madre gli ho detto a bassa voce, con un pizzico d'ironia. Scommetto che cominci a pentirti di quello che hai fatto e la cosa ti spaventa.
Boh... Non lo so nemmeno io.
Il Vermiciattolo si era voltato dalla mia parte, ma il suo sguardo vagava nel vuoto.
Non che me ne freghi pi di tanto, ma che fine hanno fatto le tue strategie militari?.
Erano troppo complicate....
In quell'attimo ho sentito una botta di adrenalina in circolo. Questo lo prendo io, okay? ho detto mentre scambiavo la mia ciotola di ramen vuota con quella del Vermiciattolo. Era la prima volta nella mia vita che m'impadronivo del cibo di qualcun altro. Sono cresciuta in una famiglia benestante e non ho mai avuto bisogno di fare una cosa simile; i miei, inoltre, ci hanno tenuto a insegnarmi le buone maniere a tavola, e per me hanno sempre rappresentato un obbligo assoluto. Mangia tutta la carne, non lasciare le carote!... Mamma sta sempre attenta a togliere via il grasso dalla carne di manzo e di maiale, fino all'ultimo grammo, e anche la pelle dal pollo. Cucina un sacco di biscotti, budini e dolci genuini e mi prepara ogni mattina il bento da portare a scuola. Ah, io detesto il tuorlo dell'uovo, e mamma si prende addirittura la briga di prepararmi delle frittate speciali fatte solo con il bianco. Ma questa sera, di fronte a quel ramen, ero peggio di un lupo affamato, perci addio ai vizi e alle buone maniere. Stringevo la ciotola tra le mani come se fosse un tesoro. E vai!, avrei voluto esultare. Poi, un attimo dopo, ho cominciato a fare strani pensieri: ma sono veramente cos?  questa la mia vera natura? E ovviamente rimuginavo anche su ci che  accaduto ieri sera.
Senza nient'altro da fare, seduto apaticamente sul suo sgabellone, il Vermiciattolo si teneva occupato guardando la TV. Stavano dando un programma con i NaiNai. A un certo punto lo hanno interrotto per dare spazio alla solita pubblicit, che  cominciata con quello spot dei corsi di lingua della Geos in cui Okamura Takashi parla in inglese. Malgrado si trattasse di semplice pubblicit, il Vermiciattolo continuava a fissare lo schermo con aria rapita. Non so come mai, ma ho avuta la sensazione di comprendere al volo ci che provava: stava ammirando un mondo con cui sapeva di non avere pi nulla a che fare. Il televisore, avvolto da uno strato di polvere e grasso, era posizionato in cima a un mobiletto a tre ripiani, uno di quelli da quattro soldi che vendono nei grandi magazzini. Ogni singolo ripiano era stracolmo di riviste di manga dalle pagine annerite e piene di orecchie, che i clienti leggiucchiavano e poi rimettevano a posto.
Nel ristorante, oltre a noi due, c'erano soprattutto tipi che parevano giovani camionisti e signori di mezza et in abiti casual che forse gestivano piccole pensioncine nei dintorni.
Sei strano, che hai? ho provato a chiedere al Vermiciattolo.
Strano?... Che vuoi dire?.
Sembra che tu abbia perso tutta la fiducia in te stesso.
No, non  vero.
Altroch se era vero. Ora il Vermiciattolo si atteggiava a duro, ma a momenti se la faceva addosso quando poco prima avevamo tentato di intrufolarci in una villa vuota con l'intenzione di passarci la notte. L'idea era stata sua, ma poi era toccato a me portare avanti il piano e scegliere il posto. Si trattava di una splendida casa a due piani dal tetto rosso. Nell'attimo in cui abbiamo rotto la finestra della stanza da bagno con un sasso, un allarme si  messo a suonare a tutto spiano e il guardiano  arrivato in un baleno a bordo di una gigantesca 4x4. Come facevo a sapere che anche le villette di montagna erano provviste di tanto di sistema di allarme?
Siamo scappati nel bosco, lungo un sentiero buio, e alla fine, per fortuna, siamo sbucati sulla statale. Ma non avevamo idea di dove andare. In tasca mi restavano circa diecimila yen, che non avevo nessuna intenzione di spendere in un altro love hotel. Quanto a ville, cottage e simili erano chiaramente fuori discussione.  stato in quel frangente che il Vermiciattolo  andato definitivamente in tilt e ci ha dato un taglio con l'assurda storia del soldato e dell'esercito - i suoi occhi avevano smesso di brillare, si erano spenti di colpo. Forse dovresti mangiare qualcosa gli ho detto, aggiungendo che avrei offerto io la cena, nel tentativo di tirarlo su. Devo confessare che l'unico motivo per cui, in quel momento, non ne ho approfittato per abbandonarlo e tornarmene a casa stava nella volont di continuare ad assistere al suo inesorabile declino. O forse dovrei dire che godevo a manovrarlo a mio piacimento. Non mi ero mai resa conto di avere tendenze cos perfide. Ci che forse rimpiangevo pi di ogni altra cosa nella mia storia con Wataru era il fatto di non essere mai riuscita a stringere le redini in pugno. In ogni caso, avevo appena scoperto di possedere questo lato fino a poco prima sconosciuto, e cominciavo gi ad andarne fiera. S, mi piaceva l'idea di essere una Kirarin pi forte di chiunque altro. Pi forte di Toshi-chan, di Yuzan e di Terauchi. Una donna malvagia. Forse avevo appena portato alla luce la mia vera natura.
Finisci presto di mangiare e andiamocene da qui mi ha detto il Vermiciattolo dandomi una lieve gomitata nel fianco e sfiorandomi il seno mentre ritraeva il braccio.
Gi le mani, pervertito! ho protestato corrugando la fronte. Non sta a te dirmi quello che devo e non devo fare. Non c' niente di niente fra noi due!.
S, va bene, scusa... ha reagito lui mestamente.
Sentiamo, dove avresti intenzione di andare?.
In un konbini. Io adoro i konbini.
Il Vermiciattolo ha lasciato vagare lo sguardo da un angolo all'altro del ristorantino di ramen - gli si leggeva in faccia che non si sentiva a suo agio. Ho pagato il conto e siamo usciti. Prima non me n'ero accorta, ma il cielo era limpido e pieno di stelle. Ho alzato lo sguardo e, con la coda dell'occhio, ho intravisto un'ombra gigantesca. Era il monte Asama. Cos, di notte, non si riusciva a scorgere l'intera montagna. Sembrava un enorme mostro minaccioso in agguato nelle tenebre. Una montagna come quella, al buio, fa davvero impressione. Mi ricordava il Vermiciattolo quando, ieri sera nel love hotel, se ne stava rannicchiato ai piedi del letto con gli occhi che luccicavano nell'oscurit. Che ci faccio qui in compagnia di questo tipo strambo?, ho pensato mentre un brivido mi percorreva la schiena, dicendo a me stessa che forse avrei fatto meglio a separarmi da lui al pi presto.
Secondo te faccio bene a uccidere mio padre? mi ha chiesto il Vermiciattolo mentre procedevamo lungo la statale alla volta dell'insegna luminosa di un konbini.
Se  questo che desideri, perch no? Io, comunque, non c'entro niente. Sono fatti tuoi. Ma se non lo farai, avrai la sensazione di non aver chiuso la partita, giusto?.
Uhm, suppongo di s. Forse hai ragione. Per non riesco a capire perch la fine della partita debba coincidere per forza con un omicidio... Secondo te, come mai?.
Non c'era pi traccia del Vermiciattolo tutto pieno di s che mi guardava dall'alto in basso. Adesso si era trasformato in un esserino insicuro, innocuo e persino votato alla riflessione. Io, invece, ero diventata spietata e arrogante. Vattelappesca!
Non me lo chiedere. Sei tu ad aver stabilito le regole. Perch hai ucciso tua madre, la donna che ti ha fatto nascere? Chiss, forse non vuoi essere figlio di nessuno.
Il Vermiciattolo si  fermato e ha tratto un sospiro profondo. La sua immensa solitudine mi si  trasmessa attraverso l'aria, sotto forma di potenti vibrazioni, al che ho fatto un passo indietro per mettere in chiaro che intendevo tenermi alla larga da lui. S, non volevo avere nulla a che fare con il mondo del Vermiciattolo. Io ho il mio mondo - pensavo - di cui fanno parte tutte le persone che mi sono care, tutte eccetto Wataru. Ieri sera ho creduto di essere finita nel mondo del Vermiciattolo, ma mi sbagliavo. Io non ho ammazzato nessuno. In quel momento mi sono sentita finalmente risollevata.
S, Kirarin,  proprio come dici tu ha bisbigliato il Vermiciattolo nell'oscurit. Probabilmente voglio recidere tutti i legami. Voglio spezzare quel filo che mi tiene legato al mondo, quell'inutile prova della mia esistenza.
Nell'istante in cui gli ho sentito pronunciare il mio nome ho avuto una strana sensazione. Mi ero davvero allontanata dal suo mondo? Era un pensiero angosciante che metteva in dubbio la mia convinzione di poco prima. Da che parte stavo? Al di qua o al di l del confine? A quale mondo appartenevo? Mentre avanzavo su questa spianata buia su cui incombevano le montagne, mi sono sentita di nuovo sprofondare verso gli abissi dell'incertezza.
Tutt'a un tratto il mio cellulare ha preso a squillare. Il display, illuminato dalla luce arancione, indicava inequivocabilmente: Wataru. Forse aveva intuito che c'ero io dietro la telefonata di ieri sera. Il Vermiciattolo, che camminava qualche passo pi avanti, si  voltato e mi ha guardato con sospetto. Cercando di placare il batticuore, ho deciso di rispondere.
Ehi, sono io, Wataru.... Mi mancava cos tanto che a momenti mi spuntavano le lacrime. Come stai?.
Mmh, bene.  un pezzo che non ci sentiamo... Quanto sar passato? Un anno e mezzo, no?.
La mia voce si era fatta zuccherosa, senza che potessi farci niente. Il Vermiciattolo era l, a qualche metro di distanza, che mi fissava.
S, pi o meno. Ehi, l'anno prossimo hai l'esame di ammissione, no?.
Wataru frequentava gi l'universit. Era entrato niente meno che alla facolt di Giurisprudenza di Waseda. All'inizio puntavo anch'io a Waseda, ma poi, strada facendo, ho ridimensionato le mie aspirazioni e ho cominciato a pensare a una semplice minilaurea presso qualche universit molto meno prestigiosa. Un rimorso soffocante mi bloccava le parole in gola.
Uhm....
E stai studiando?.
Insomma....
Be', in bocca al lupo, eh... Senti, ieri sera ho ricevuto una telefonata stranissima. Ho pensato che tu c'entrassi qualcosa, e allora ho cominciato a preoccuparmi.
Che tipo di telefonata era?.
Lasciamo stare, meglio non parlarne. Sai, era uno di quei soliti scherzi idioti. Per mi sono preoccupato lo stesso e ho sperato che non ti fosse successo nulla di grave.
Wow, ti sei preoccupato per me? Grazie, sono molto contenta. Mi sono venuti gli occhi lucidi per l'emozione. Wataru mi piace ancora da morire... Wataru, ti amo! Mi sentivo cos triste. Che atroce sofferenza ascoltare la sua voce. E mi sentivo anche sporca e colpevole per quanto avevo fatto un anno e mezzo prima in preda alla gelosia. Era stato un comportamento ignobile, che aveva offuscato questa persona cos splendente, Wataru. Ma come mai ti sei preoccupato tanto? Non mi  successo niente, sto bene.
S, ma il tipo che mi ha chiamato ha parlato di una mia ex - ha detto proprio cos, una tua ex - e io non ho altre ex all'infuori di te. Perci non ho avuto dubbi che si riferisse a te e ho temuto che ti fossi messa in qualche brutta storia... Mah, l'importante  che stai bene.
In quel momento ho capito di aver perso Wataru per sempre. Mi aveva detto di amarmi pi di qualunque altra persona. Perch non gli ho creduto? Mentre ero l che cercavo le parole giuste da dirgli, intenzionata a parlare con lui ancora a lungo, mi ha anticipata con un secco: Allora ciao, eh. Dopodich ha interrotto la comunicazione. Devastata, sono rimasta l a fissare il display: l'intera conversazione era durata appena tre minuti e venti secondi.
Chi era? mi ha chiesto il Vermiciattolo.
Nessuno. Non ti riguarda.
Contrariato, a mo' di protesta, ha chiamato Terauchi. D'accordo, fa' pure - ho pensato - non stiamo mica insieme! Non ci pigliamo proprio noi due, ed  normale che non abbiamo niente da dirci e che desideriamo parlare con qualcun altro. Aria, aria, ho bisogno di aria! In realt non riuscivo a liberarmi dell'alone di tristezza calato su di me e mi sentivo via via pi abbattuta. Mi stavo comportando da vera idiota. Che ci facevo l, al buio, in un posto che non avevo mai visto prima e in compagnia di un ragazzo che avevo appena conosciuto?
Il Vermiciattolo, mentre parlava al cellulare con Terauchi, fingeva di essere arzillo e felice. Che idiota. No, no, deve essere qualcosa di pi originale le diceva. Era completamente sfiduciato, ma si sforzava di apparire audace e intraprendente. A un certo punto ho parlato anch'io con Terauchi e lei mi ha riferito di aver visto una fotografia del Vermiciattolo su internet. Quello era l'altro mondo. Il mondo dove vivevano Wataru, Terauchi, Toshi-chan e gli altri. Il mondo degli esami, dello spasso di vedere i ragazzi che ti vengono dietro, di Shibuya e degli amici... Terauchi, quello  un mondo in cui non posso pi tornare!, avrei voluto confessarle, e invece mi comportavo n pi n meno come il Vermiciattolo, nascondendo quello che sentivo e sforzandomi di suonare allegra e su di giri, nel tentativo di sopportare il dolore di aver perso Wataru e di essere stata bandita a vita da quel mondo pieno di colori.
Dopo la telefonata con Terauchi, ci siamo fermati in un konbini. Abbiamo comprato dell'acqua e un bento e abbiamo dato un'occhiata allo scaffale delle riviste, leggiucchiandone qualcuna l in piedi. Ieri sera, al love hotel, il Vermiciattolo si  lavato a dovere, ma adesso aveva gi ricominciato a puzzare di sudore. Al pensiero che forse emanavo anch'io lo stesso tanfo, mi si  accapponata la pelle. D'accordo, non c'entravo niente con il suo delitto, ma il timore di condividere qualcosa con lui, qualsiasi cosa, mi faceva stare male. Mentre uscivamo dal konbini, ho afferrato un deodorante e mi sono data un paio di spruzzate sotto le ascelle, senza farmi vedere. In quel preciso istante ho ricevuto un messaggio da Teru.
Kirarin, cosa sta succedendo? Sono molto preoccupato. Chiamami.
Non avevo nessuna voglia di telefonare e di raccontargli la verit, sarebbe stato troppo seccante, perci ho preferito scrivergli una bugia:
Sono a casa adesso. Ti racconter in seguito. Ah, non dimenticare il concerto della settimana prossima, mi raccomando. Va tutto bene, sta' tranquillo.
Perch trovavo seccante un caro amico come Teru? Ero stata sempre cos fiera di avere un amico gay con cui potermi confidare. La verit, forse,  che sfruttavo la sua amicizia unicamente a mio vantaggio. Stare in sua compagnia  come trovarsi insieme a un ragazzo assolutamente inoffensivo, che non sta con te soltanto perch punta a quella cosa. E questo mi fa rilassare come nient'altro. Chiss, forse anche Teru  fiero di avere una studentessa del liceo per amica, una studentessa del liceo come tante, che pensa solo a divertirsi secondo la filosofia del minimo necessario. Il nostro, in fin dei conti,  uno di quei rapporti spensierati che non sono fatti per condividere angosce e dolori. Se Teru e io fossimo stati amici nel vero senso della parola, gli avrei risposto qualcosa del tipo: Sono con il Vermiciattolo e ormai non ci capisco pi niente. Pensavo di essere una brava persona, ma mi sto rendendo conto che invece non  cos. Sono cattiva, molto ma molto cattiva. Forse sono persino peggio dello stesso Vermiciattolo. Ehi, a proposito, mi presteresti dei soldi?.
Devi tornartene a casa mi ha detto di colpo il Vermiciattolo, in piedi alle mie spalle mentre fissavo il display del cellulare.
Perch? gli ho risposto voltandomi e scrutandolo in viso.
Non ha senso che continui a stare con me. Oltretutto sono un criminale.
Mi guardava con quei suoi occhi sottili dagli angoli esterni rivolti all'ins, in cui risaltava soprattutto il bianco. E di colpo, inaspettatamente, mi sono resa conto che l'ultima cosa che desideravo era tornare a casa. Era una sensazione cos strana e complicata: una parte di me voleva riavvicinarsi a quel mondo, ma un'altra sembrava invece pronta a recidere una volta per tutte ogni legame con esso. E comunque non provavo nemmeno un senso di affrancamento, di libert. L'unica cosa di cui ero certa era che non volevo tornare a casa. Desideravo fluttuare in eterno da qualche parte a met strada.
Ma ieri sera mi avevi scongiurato di restare con te....
E questo cosa significa? Vuoi veramente restarci con me?.
Mah... Per me fa lo stesso.
Il Vermiciattolo si  avviato davanti, con il sacchetto di plastica del konbini che oscillava e frusciava a ogni passo. E io mi sono messa nella sua scia.
A un certo punto, mentre camminavamo lungo un sentiero che conduceva a una serie di villette, ho notato che c'era un sacco di polizia in giro. Stavamo valutando se valesse la pena di fare un nuovo tentativo d'intrufolarci in qualche casa. Due volanti, l'una dietro l'altra, venivano su alle nostre spalle. La seconda si  fermata davanti a una villetta poco distante, e un agente  sceso ed  andato a suonare al citofono. Intanto, io e il Vermiciattolo ci eravamo nascosti in un boschetto di bamb l di fronte.
Questa non ci voleva! ha esclamato lui dandomi di gomito. Non credo siano sulle tracce di un ladruncolo qualsiasi... Qualcuno deve aver fatto la spia.
Chi?.
Le tue amiche, no? Loro sanno tutto di me, ormai. Forse  stata Yuzan. Non mi  andata molto a genio e l'ho trattata con freddezza.
Tutt'a un tratto la voce serafica di Terauchi mi  riaffiorata nella mente. Ogni volta che quella ragazza parla con una certa calma significa che sta tramando qualcosa di grosso. Soltanto quando vuole dissimulare i propri sentimenti comincia a sparare cazzate a raffica e a comportarsi da ebete.
U, u, sembra che tu e il piccolo assassino ve la stiate spassando... Ho saputo che siete a Karuizawa...
No, secondo me  stata Terauchi! ho urlato. Ne sono certa. Toshi-chan e Yuzan ti hanno aiutato a scappare, no? Loro non sarebbero capaci di un tale voltafaccia. Terauchi  l'unica a non averti dato una mano.
Sarebbe capace di una cosa del genere, cio di fare la spia e di metterci nei guai?.
Il Vermiciattolo sembrava avvilito. Forse si stava pentendo amaramente di avere affidato a Terauchi, con l'ingenuit di un lattante, l'incarico di scrivere il suo proclama.
Non lo so. Lei  l'unica che non sono in grado di capire.  imprevedibile. Il che, in parole povere, significa che non mi fido di lei. In quel momento ho avuto la netta sensazione, per la prima volta in assoluto, di comprendere quale fosse la vera natura del mio rapporto con Terauchi.
Merda, ci ha fregati! ha esclamato il Vermiciattolo.
Ho tentato di telefonarle, ma il suo cellulare risultava spento. Questo non lasciava pi dubbi. Dovevo immediatamente tagliare la corda. Ero nel panico pi totale. Pensavo solamente che dovevo scappare, in qualunque modo, in qualunque posto. Se mi avessero trovata l, sarei rimasta intrappolata per sempre in quel mondo. Fluttuare a met strada mi andava anche bene, ma non avevo nessuna voglia di restare reclusa al di l del confine. Non sarei stata pi in grado di tornare indietro, nel mondo in cui viveva Wataru e dove splendeva il sole. Perch Terauchi voleva incastrarmi, perch?! A volte per, se ti soffermi a guardarla, ti accorgi di un'espressione severa che di tanto in tanto compare fugacemente sul suo viso grazioso. Quel tipo di espressione maligna che tiene tutti alla larga... Terauchi, questa non te la perdoner mai! In quel momento ho sentito accendersi dentro di me un odio profondo nei suoi confronti.
E adesso cosa facciamo? mi ha chiesto il Vermiciattolo. Mi sono voltata dalla sua parte e l'ho guardato. Aveva posato lo zaino per terra, fra i bamb, e se ne stava con il suo lungo collo piegato da un lato, assorto a riflettere. No, mi dispiace, ho immaginato di dirgli, adesso non c' tempo per la riflessione.
Dobbiamo decidere subito! gli ho urlato afferrandolo per un braccio. Se continuiamo a esitare, prima o poi ci prenderanno.
S, lo so, lo so, ma non riesco a trovare nessuna soluzione.
Stammi bene a sentire: passeremo la notte in un love hotel di quelli economici e domattina presto torneremo a Tokyo in treno. Se prendiamo un locale, i soldi dovrebbero bastarci.
E poi cosa faremo una volta tornati? ha ribattuto il Vermiciattolo scaraventando al suolo il sacchetto con il bento. Lo hai forse dimenticato che ho ammazzato mia madre? Non ho dove andare!.
Ma c' ancora tuo padre, no? Lui  ancora vivo....
Senza quasi accorgermene, mi ero aggrappata al ridicolo piano del Vermiciattolo. Invece di stare a tergiversare su cosa fosse giusto e cosa sbagliato, volevo subito agire e fare qualcosa. Agire... per paura di restare ferma.
Stai forse dicendo che verrai a uccidere mio padre insieme a me?.
Certo che no ho risposto scuotendo il capo. Io non nutro rancori nei suoi confronti.
E allora cosa farai?.
Non ci avevo ancora pensato. Mi sentivo stordita. Me ne stavo l, immobile, come se avessi perso tutto. Le zanzare mi si posavano una dopo l'altra sulle gambe e io lasciavo che mi succhiassero il sangue, senza reagire. Perch prendersi il disturbo di scacciarle? Il Vermiciattolo mi si  avvicinato e mi ha stretta fra le sue braccia... Lasciami, idiota, puzzi di sudore!... Ho tentato di divincolarmi, ma lui non accennava a mollare la presa, e cos siamo finiti entrambi distesi fra i bamb. Cadendo, mi si  graffiata la schiena e ho visto le stelle. Ma prima che potessi rialzarmi, o anche solo gridare per il dolore, il Vermiciattolo mi si  avventato addosso e ha premuto le sue labbra sulle mie, con una smania e una forza inaudite. Si teneva abbarbicato ai miei seni con lo stesso ardore. E nell'istante in cui ho deciso che poteva fare di me ci che voleva, la sofferenza si  trasformata in piacere. Mi sono arrotolata la T-shirt fino base del collo e mi sono liberata di tutto il resto in un lampo. Mi sentivo in fiamme. Non mi era mai successo prima. Com'era possibile che stessimo facendo una cosa del genere mentre eravamo ormai con le spalle al muro? Ci siamo messi sopra i nostri indumenti, che avevamo disteso in fretta e furia a mo' di lenzuolo, e abbiamo fatto sesso selvaggio. Ho fame ha bisbigliato il Vermiciattolo, completamente nudo, guardandosi intorno alla ricerca del sacchetto con il bento che poco prima aveva lanciato chiss dove. Si  alzato ed  tornato nel giro di una manciata di secondi, avvicinandosi a me con fare gentile. Ne sono stata molto felice, non me l'aspettavo. Mi si  seduto accanto e abbiamo mangiato insieme, nudi. Abbiamo bevuto l'acqua un sorso ciascuno, dalla stessa bottiglia. Dopo, l'abbiamo fatto di nuovo, stavolta in piedi, io con la schiena appoggiata contro il tronco di un pino e lui che mi teneva in braccio. Avrei continuato a fare l'amore con il Vermiciattolo in eterno, cos, senza mai smettere.
A un tratto i fasci di luce di pi torce si sono incrociati sopra le nostre teste e, nel medesimo istante, abbiamo udito voci di uomini in avvicinamento. Forse la polizia ci aveva sentiti parlare e stava per raggiungerci. Stavano perlustrando l'intera montagna? Ci siamo appiattiti per terra, in modo da non finire entro i coni di luce che impazzavano dappertutto. Cosa avremmo fatto se ci avessero trovati? Ero spaventata a morte. Non perch temessi di essere scovata dagli adulti, ma perch non volevo che mi scoprissero cos, nuda in mezzo a un bosco, mortificata e accusata perch avevo fatto sesso. Era come se mi avessero colta nell'atto di compiere qualcosa di molto prossimo al peccato originale. S, proprio cos, come Adamo ed Eva.
Dai, andiamo via! mi ha sollecitato il Vermiciattolo a bassa voce. Senza farmelo ripetere, mi sono rivestita in fretta e furia. Dopodich il Vermiciattolo mi ha preso per mano e siamo scappati di corsa lungo il sentiero di montagna, in direzione della statale 18. Ogni volta che vedevamo avvicinarsi una volante della polizia o qualsiasi altro veicolo, ci addentravamo nel bosco e andavamo a nasconderci dietro qualche cespuglio. Quando siamo finalmente sbucati sulla statale, c'era l'ennesima volante ferma davanti al konbini dove eravamo stati poco prima. Un attimo dopo, ho visto un taxi libero venire nella nostra direzione. Ho pensato che, se l'avessi lasciato andare, non sarei mai pi riuscita a fuggire da quel mondo.
Prendiamo quel taxi e torniamo a Tokyo ho detto al Vermiciattolo.
Ma non abbiamo abbastanza soldi... ha replicato lui.
Ehi, non avevi detto che volevi rapinare un tassista? gli ho fatto guardandolo negli occhi. Dai, forza!.
Mi sono precipitata sul ciglio della strada e, senza la minima esitazione, ho fatto cenno al taxi di fermarsi. L'auto ha rallentato e si  arrestata proprio davanti a noi. Il tassista mi fissava allibito, mentre il Vermiciattolo mi spingeva da dietro.
E va bene mi ha detto, proviamoci.
Siamo saliti a bordo. L'aria condizionata, freddissima, mandava in circolo una puzza di fumo tremenda. Il tassista, con tanto di cappello da autista munito di sopracopertura in tela bianca - era di sicuro un abitante del posto - si  voltato flemmaticamente. Dimostrava tra i quaranta e i cinquant'anni. Accanto al sedile, nell'apposito vano, c'era una bottiglietta di t verde.
All'inizio avevo visto solo lei ha detto indicando me, ma rivolgendosi al Vermiciattolo, e, data l'ora, ho pensato che fosse un fantasma... E invece si tratta di un filarino in piena regola, eh?.
Filarino? Cos', una parola di cent'anni fa forse? ho replicato, ridendo nervosamente per dissimulare la voce tremante. Guardi che oggi diciamo storia, o tutt'al pi flirt... Comunque noi vogliamo andare a Tokyo e abbiamo una certa fretta.
Tokyo? Adesso? ha ribattuto il tassista non troppo convinto.
S. A quest'ora non ci sono pi treni e dobbiamo assolutamente raggiungere una persona molto malata. Prenda l'autostrada ed esca a Chofu, per favore.
Il tassista ha guardato il Vermiciattolo dallo specchietto retrovisore e, per un attimo, mi  sembrato spaventato. Lo aveva forse riconosciuto? In preda al panico, mi sono girata verso il Vermiciattolo, che se ne stava con gli occhi bassi, pallido come un cadavere. Idiota, sta' su, forza!, ho immaginato di dirgli mentre gli mollavo un calcio sugli stinchi.
Sa, si tratta di suo padre... ho continuato a spiegare al tassista Sta per morire, perci faccia presto, la prego.
D'accordo ha risposto lui, con un'espressione finalmente cordiale. La sua domanda successiva, per, non suonava granch accomodante: Scusate se vi chiedo una cosa del genere in un momento come questo, ma avete abbastanza denaro con voi? Fino a Tokyo, con la tariffa notturna vi verr almeno cinquantamila yen.
Non si preoccupi, i soldi ce li abbiamo.
Di nuovo dubbioso, il tassista ha dato gas piano piano. Bene, perfetto ha detto. Ero solo un po' preoccupato. Sapete com', no?, siete cos giovani....
Le pagheremo fino all'ultimo yen, stia tranquillo.
Un momento ha obiettato lui accostando a bordo strada, ma chi mi dice che i soldi ce li avete per davvero? Vi dispiacerebbe mostrarmeli?.
La testardaggine di quel tizio cominciava a mandarmi in bestia. In tasca avevo solamente diecimila yen. Come diavolo avrei fatto a pagare l'intera corsa?
Se i soldi che abbiamo non basteranno ha urlato all'improvviso il Vermiciattolo, i miei le daranno sicuramente il resto... Ma non ha sentito? Mio padre sta per morire!.
La protesta del Vermiciattolo ha fatto innervosire il tassista, che adesso, storcendo la bocca, aveva cominciato a passare in rassegna anche me. Avevo la maglietta piena di foglie e terriccio, e allora ho tentato di ripulirmi alla buona con una mano. No, non cos! ha reagito il tassista. Mi sporchi tutta la macchina.
Sentendomi persa, ho rivolto lo sguardo al Vermiciattolo. Lui era l che rovistava accanitamente nel suo zaino. Stava cercando il coltello da macellaio che, chiss come, era riuscito a riprendersi prima di andare via dal love hotel. Gli ho trattenuto il braccio e, con voce decisa, ho detto al tassista: Adesso provo a chiamare mia madre.
Cos, senz'avere altra scelta, ho telefonato a casa. Come previsto, mi ha risposto mia madre, stizzita e assonnata.
Dove diavolo sei? Quando ti decidevi a chiamarmi, eh? Mi stavi facendo preoccupare... Ma che ci fai ancora in giro a quest'ora?.
Sto tornando. Forse non mi basteranno i soldi per pagare il taxi... Ci penserai tu appena sar l?.
Prima che mamma si lanciasse in una nuova invettiva, ho interrotto la comunicazione.
Ha detto che pagher. Adesso le va bene?.
Il tassista, che forse aveva origliato le parole di mia madre, ha dato un mezzo cenno di assenso e si  rimesso in marcia. Meno male - ho pensato - almeno torneremo a Tokyo. Avevo recuperato un filo di ottimismo, sicura che, in un modo o nell'altro, le cose si sarebbero messe a posto. Di colpo, la canzone popolare che una stazione radio locale stava trasmettendo si  interrotta per lasciare spazio a un annuncio disturbato da rumori di fondo.
Attenzione... Attenzione... Un cliente ha dimenticato qualcosa in una macchina... Pare si tratti di un oggetto abbastanza voluminoso. Il cliente era un uomo, di giovane et... Ripeto: un cliente ha dimenticato qualcosa in una macchina... Era un uomo, di giovane et... Oggetto voluminoso. Chiunque lo ritrovi  pregato di chiamare subito in centrale... Ripeto: chiamare subito in centrale.
Il tassista ha dato un'occhiata dallo specchietto, mettendomi addosso un'ansia indescrivibile.
Era il canale della polizia? ha chiesto il Vermiciattolo.
Ma quale polizia? Era la nostra sede centrale gli ha risposto il tassista, che poi ha smesso di sbirciare dal retrovisore. Guidava a velocit moderata. Ho preso la bottiglia d'acqua e ho mandato gi un sorso. Dopo aver bevuto, mi sono accorta che la base della bottiglia era sporca di fango. Infischiandomene del tassista, l'ho pulita strofinandola sul sedile. Questa s che era una magnifica avventura. Non c'era pi traccia della confusione che avevo provato fino a poco prima al pensiero di aver fatto l'amore con il Vermiciattolo nel bosco, e adesso mi sentivo immensamente soddisfatta per come eravamo stati audaci. Mentre fissavo i fanali posteriori della macchina che ci precedeva, mi  venuto sonno e mi sono appisolata.
Cosa credevi di fare, eh?!.
La voce infuriata del Vermiciattolo mi ha svegliata di soprassalto. La lama del coltellaccio da macellaio era l a pochi centimetri dai miei occhi, puntata verso il collo del tassista.
Che diavolo succede?.
'Sto bastardo voleva consegnarci alla polizia!.
In preda al panico, mi sono voltata di scatto verso il finestrino alla mia sinistra e, di sfuggita, ho visto un posto di blocco. Il tassista, accigliato, guardava dritto davanti a s.
Vi conviene ripensarci... ha bofonchiato, senza mutare posizione. Derubare un tassista  un reato molto grave. Ma non vi importa del vostro futuro?.
Io non ho nessun futuro gli ha risposto il Vermiciattolo ghignando. Ho fatto fuori mia madre!.
Il tassista ha deglutito a vuoto, lentamente. Il coltellaccio scintillava, illuminato dai fari del veicolo che sopraggiungeva dalla direzione opposta. Ormai eravamo vicini all'ingresso dell'autostrada. Ci siamo accodati alle automobili in fila. Pi avanti, in prossimit del casello d'entrata, si vedevano le sirene lampeggianti di una macchina della polizia.
C' un posto di blocco! ho gridato al Vermiciattolo, che ha subito intimato al tassista: Prendi la strada laterale!.
Il tassista ha ubbidito a malincuore e ha sterzato lentamente in direzione di una provinciale fiancheggiata da family restaurant, konbini e pompe di benzina dotati di ampio parcheggio. Non potete scappare in eterno... ci ha detto in tono patetico. Vi giuro che non dir nulla, ma dovete smetterla. Vi dar tutti soldi che ho con me, d'accordo? Per poi dovete subito scendere dalla mia macchina. Pensateci bene, siete cos giovani....
Chiudi il becco e continua a guidare! ha replicato il Vermiciattolo.
Fino a dove?.
Te l'abbiamo gi detto un miliardo di volte! Fino a Tokyo, imbecille!.
Il tassista si  ammutolito e ha continuato a procedere lungo quell'angusta strada a due corsie. Di colpo il suo cellulare si  messo a squillare, cogliendomi di sorpresa per via dell'insolita melodia - si trattava della fanfara che suonano poco prima della partenza delle corse dei cavalli. Non osare rispondere! gli ha ordinato il Vermiciattolo, e lui ha annuito con un cenno del capo, palesemente rassegnato. Nel giro di qualche secondo, il cellulare ha squillato di nuovo, ma il tassista lo ha ignorato. Poi, dopo circa un quarto d'ora, il Vermiciattolo mi ha detto: Reggilo un po' tu il coltello. Mi si  stancato il braccio. Me lo ha passato e si  lasciato andare con la schiena contro la spalliera del sedile. Ho afferrato il coltello con mano tremante - il Vermiciattolo doveva essere molto teso, perch il manico era umido di sudore. Il tassista ha lanciato uno sguardo furtivo alla lama e mi ha fissato. Sembrava che i suoi occhi dicessero: Signorina, la scongiuro, metta gi quel coltello. Ma io l'ho stretto saldamente con entrambe le mani e gliel'ho puntato alla gola - quella gola rugosa piena di vene che affioravano in superficie. All'improvviso mi sono ricordata di quando, durante il primo anno di liceo, i vecchiacci cominciarono ad abbordarmi dalle parti di Shibuya. Ehi, ti va un t? mi chiedevano. Erano tutti cos viscidi e volgari. Come osavano accostarsi a una ragazza del liceo? Eppure lo facevano, lo facevano eccome, nonostante quell'alito che puzzava di sigaretta a un miglio di distanza, quei completi di cent'anni fa e diecimila o al massimo ventimila miseri yen in tasca. Osavano abbordarci, noi che avevamo suppergi la stessa et delle loro figlie, perch ci consideravano inferiori. Le loro figlie appartenevano a un mondo puro e perfetto e noialtre a uno completamente marcio. Facevano una netta distinzione fra quei due mondi. Di colpo, mi  montata la rabbia e ho avvicinato ulteriormente la punta del coltello al collo grinzoso del tassista.
Signorina, non cos vicino... mi ha scongiurato Mi fa paura.
Zitto! Non tentare di fare il furbo con me!.
Non voglio fare il furbo...  solo che cos mi riesce difficile guidare.  pericoloso, rischiamo di andare a sbattere... E se facciamo un incidente, sareste voi ad avere la peggio. Non so cos'avete combinato, e nemmeno voglio saperlo, ma posso assicurarvi che vi state cacciando in un bel pasticcio.
Cazzo, mi stava facendo incavolare sul serio. Quel bastardo non aveva affatto paura, nemmeno se gli tenevo il coltello puntato alla gola. Il Vermiciattolo, intanto, si era rifatto avanti e se ne stava in silenzio al mio fianco.
Io stavo quasi per tornarmene a casa ha continuato il tassista, poi siete sbucati voi e mi avete chiesto di portarvi a Tokyo.  normale che all'inizio abbia reagito un po' male, no? Insomma, pensavo gi al mio lettuccio... Subito dopo, per, ho pensato che, se eravate veramente in difficolt, vi avrei dato volentieri una mano. Lo sapete, no?, noi tassisti siamo brava gente... Quando per ci capitano dei tipi strambi come voi tra i piedi, possiamo anche incazzarci! A questo punto me ne sbatto anche se dovr farmi male, l'avete voluto voi!.
Il bastardo ha cominciato a zigzagare come un matto da una corsia all'altra. Sono finita dritta sulle ginocchia del Vermiciattolo e il coltello mi  scappato di mano. Il tassista non dava segno di volerla piantare e continuava a mandare il taxi, e anche me e il Vermiciattolo, a destra e a sinistra. I nostri corpi cozzavano l'uno contro l'altro, sobbalzando e ricadendo sul sedile a un ritmo impressionante. Un tir proveniente dalla direzione opposta, lampeggiando e strombazzando a tutta forza, ci ha mancati per un pelo.
Che cazzo stai facendo?! Piantala! ha urlato il Vermiciattolo che, un istante dopo, ha raccolto il coltello e ha colpito il tassista dietro l'orecchio con un fendente. Il sangue ha cominciato a zampillare a fiotti, e non ho potuto fare a meno di gridare: Basta! Basta! Basta!. Urlavo a squarciagola, ma non riuscivo a capire nemmeno io a chi o a cosa fosse diretta la mia invocazione. Molto probabilmente non era rivolta al Vermiciattolo, agguerrito, con il coltello insanguinato in mano, bens a quello sporco tassista che non la piantava pi di zigzagare... Vaffanculo! Vaffanculo! Smettetela di prendervi gioco di me! Vecchiacci schifosi! Terauchi! Wataru!
Basta un corno! Ve l'ho detto che me ne sbatto! ha strepitato il tassista mentre si toglieva la cintura di sicurezza. Il taxi continuava a procedere invadendo la corsia opposta. Abbiamo superato una motocicletta e ci siamo immessi a velocit sostenuta in una stradina in salita.
Sei sordo? Ti ho detto di piantarla! ha urlato ancora il Vermiciattolo. Io ho afferrato i capelli del tassista da dietro e ho cominciato a tirare, sperando d'indurlo a fermarsi, ma il pannello di plastica che separava parzialmente il suo posto dal nostro m'impediva di agire al meglio. Gli ho fatto volare via il cappello, ma lui continuava a schiacciare sull'acceleratore. In quel preciso istante, un fiotto di sangue  schizzato sul parabrezza, colorandolo di rosso vivo. Anch'io mi sono trovata ricoperta da un mare di sangue caldo, il sangue sporco e viscido di un vecchio bastardo. Ho urlato, ho urlato con tutto il fiato che avevo nei polmoni, e poi siamo andati a sbattere contro qualcosa e ho provato questa strana sensazione di volare, di volare nel cielo, chiss dove. Ed era una sensazione rilassante, d'ineffabile sollievo.
1 Ampiamente utilizzate nei ristoranti in cui si consuma cibo giapponese, le bacchette usa e getta (waribashi), di legno leggero, sono parzialmente unite longitudinalmente, tranne che all'estremit inferiore. Prima di farne uso, occorre dunque separarle con un gesto deciso. (N.d.T.)

8. Hori Ninna II.

Dear1 Hori Ninna,
o forse dovrei dire: Gentile sig.na Yamanaka Toshiko,
o forse ancora: Amatissima Toshi-chan.
Toshi-chan, ti scrivo perch non saprei con chi altro confidarmi. So che te la prenderai molto e penserai: ma guarda questa!, per so anche che provi simpatia per me e che mi compatisci perch mi ritieni una persona sola e triste. Va bene cos, hai ragione, sono vere entrambe le cose, e perci ti prego di leggere queste pagine fino in fondo.
Quando questa lettera ti sar arrivata, molto probabilmente non far pi parte di questo mondo. So che un incipit del genere ti dar l'impressione di uno di quei manga un po' dark o di un romanzetto da quattro soldi, e scommetto pure che storcerai il naso, ma  tutto vero, te lo giuro. Ho intenzione di suicidarmi non appena avr imbucato questa lettera. Lo far subito perch non voglio rischiare che la notizia della mia morte ti arrivi mentre sono ancora in vita; sarebbe brutto e oltretutto di cattivo gusto. A ogni modo, voglio confessarti di aver tentato, in passato, di scrivere un romanzetto che cominciava proprio con la stessa frase di poco fa. Ma stava venendo cos male che alla fine l'ho tutto accartocciato, ridotto in mille pezzi e buttato nel water insieme alla mia pip.
Toshi-chan, questa  la prima e anche l'ultima lettera seria che ti scrivo, e vorrei perci gettare la maschera, ma non so se e fino a che punto ci riuscir. Tu la conosci bene questa mia smania di fare sempre di testa mia, in ogni occasione, e di ritenermi superiore a tutto e a tutti, no? E allora, in virt di questo mio atteggiamento, ti assicuro che ho sofferto tantissimo al pensiero di sparire una volta per tutte da questo mondo. Sai, forse ho deciso di scriverti proprio per trovare il coraggio di farla finita, per dire a me stessa: Devi farlo, non hai altra scelta, e adesso mi ritrovo per alle prese con il dilemma di come fare a comunicarti al meglio l'essenza della lotta che si  scatenata dentro di me, ovvero la sofferenza indicibile che sto vivendo in queste ore. Le parole sono cos frustranti e inadeguate che a volte mi strapperei la lingua. Per, pensandoci bene, credo che scriverti in questa maniera, a cuore aperto, possa ovviare al problema. S,  vero, mi servir delle parole, di cui  impossibile fare a meno, ma quello che voglio dire  che scriver parole che scaturiscono direttamente dal mio profondo e che sono esse stesse espressione della mia sofferenza interiore.
Parole, dunque, che non sono soltanto parole... Ecco, vedi quanto ci tengo a precisare questo aspetto fino al parossismo? Il fatto  che continuo ad aver paura di essere onesta. Temo pi una cosa del genere che non la morte.  assurdo, eh? Perch, perch provo cos tanto imbarazzo persino a scriverla, la verit?
Ah, scusami tanto, adesso mi sono finalmente calmata. Se qualcuno mi dicesse che nascondo il mio vero io perch sono timida, gli risponderei senza esitazione che  completamente fuori strada. La ragione, infatti,  un'altra, e me ne sono resa conto appena poco fa: io mi nascondo perch non voglio vedere le tenebre che avvolgono il mio cuore. S, l'ho scoperto in via definitiva soltanto adesso, mentre agonizzavo alla ricerca di quello che dovevo dirti in questa lettera. E cos, tra l'altro, ho potuto finalmente comprendere il motivo per cui ti sto scrivendo. Lo so, lo so, sono una persona indegna. Ma ti assicuro, Toshi-chan, che non sono mai stata cos tesa e pronta a rivelarti chi sono veramente.
So che sto continuando a girare e rigirare intorno all'argomento, ma non posso farci niente, perch  questo il mio modo di pensare. La mia testa funziona cos, come una spirale, e all'inizio tutto sembra molto complicato, ma la conclusione  estremamente semplice. Forse tutto ci che desidero, in questo momento,  qualcuno in grado di comprendermi prima che io muoia. Adesso, faccia a faccia con la morte, capisco finalmente cosa spinge gli scrittori a scrivere romanzi: sperano che, prima di morire, qualcuno, da qualche parte nel mondo, li capisca. Nel mio caso, questo qualcuno non  mia madre, n tanto meno mio padre, mio fratello Yukinari o Yuzan, ma sei tu, Toshi-chan.
Mi rendo conto di procurarti una grossa seccatura, ma ho un bisogno assoluto di mettere a nudo il mio vero io prima di andarmene via per sempre. Perci ti chiedo con tutto il cuore di leggere questa lettera. Se proprio non ti va di farlo, allora ti prego di interrompere qui la lettura. E inoltre ti scongiuro di fare in modo che queste pagine non arrivino mai nelle mani di mia madre. Tieni solo per te ci che hai letto finora e distruggi la lettera.
Perdonami se ti creo tutti questi problemi. Sono cos felice di averti conosciuta, Toshi-chan. Se non ci fossimo incontrate, non avrei avuto nessuno a cui rivelare l'oscurit che alberga in me, adesso, prima di abbandonare per sempre questo mondo. Quest'affermazione ti far pensare a qualcosa di nobile e forse addirittura di eroico, ma ti assicuro che non  cos. Io, infatti, a differenza dei grandi eroi che muoiono in silenzio, ho paura di andarmene senza aver dato uno sguardo dentro di me e capire che razza di persona sono. S,  proprio cos, ne sono certa. Ma per fare questo ho assolutamente bisogno degli occhi di un'altra persona. Perci ti prego di cogliere il mio vero io, senza esitare e con coraggio, perfino deridendomi, se lo riterrai necessario. Di' pure: Ma che idiota che era quella Terauchi! Che persona orrenda. Ha voluto lasciarci? Bene, ha fatto la cosa giusta. S, gridalo pure forte, Toshi-chan. Non ti sto chiedendo troppo, vero?
Se tu fossi stata al mio posto, io avrei fatto tutto quello che mi chiedevi senza farmi pregare. Credimi, te lo giuro. Adesso starai certamente pensando che non sai che fartene del mio giuramento, visto che quando leggerai queste parole sar gi morta. Penserai che sono stata fino all'ultimo la solita furba, e invece ti assicuro che la furbizia non c'entra nulla in tutto questo. Ti devi convincere che ti sto rivelando cose di me che, fino a poco fa, nemmeno io conoscevo. Tu non lo sai, ma sei stata tu a cambiarmi, poco a poco. Siamo pi vicine di quanto tu possa immaginare, Toshi-chan. Pertanto hai il dovere di comprendere le ragioni della mia morte.
Non ti sei ancora fatta nessuna idea sul perch della mia scelta, giusto? Bene, allora permettimi di spiegare, sar breve. Cos sar tutto pi lineare. Ci sono almeno un paio di ragioni che mi hanno spinto verso questa decisione, e adesso cercher di chiarirtele una per volta.
La prima riguarda il mio carattere estremamente complesso. Sai bene di cosa parlo, no? Io sono una persona ultraiperfilosofica, anche se ancora molto giovane. Ora, questa mia particolare propensione, rinchiusa come sono in questa prigione di idee astratte ed emozioni violente, mi rende la vita molto difficile. In pi, mi trovo immersa in un contesto familiare in piena trasformazione, una trasformazione che il genere umano non ha mai sperimentato prima d'ora, in cui i ruoli all'intero della famiglia sono stati sconvolti a un livello inimmaginabile, diventando di giorno in giorno sempre pi complessi. Credimi, si tratta di qualcosa che al momento nessuno  in grado di comprendere. Ho dovuto districarmi in questo labirintico ignoto alla ricerca di un metodo, o meglio di un compromesso molto poco razionale per stare al passo con questa incredibile trasformazione, altrimenti non sarebbe stato possibile tirare avanti. Tutto questo, come puoi immaginare, mi ha logorata fino all'inverosimile. Per farla breve, sono stata praticamente costretta a sottomettermi a una realt distorta pur di non perdere una persona cara.
Ma non sono tanto la sottomissione e l'umiliazione che ne deriva a mettermi nei guai, quanto piuttosto la difficolt in s di accettare la scelta fatta. Ora, cosa puoi fare se non riesci a perdonarti una certa scelta? E cosa puoi fare se, per continuare a sopravvivere, sei naturalmente obbligata ad accettarti cos come sei? Conclusione: devi distruggerti. La soluzione migliore, per non dire l'unica, ai suddetti interrogativi corrisponde in poche parole all'annichilimento totale e definitivo.
La persona che mi ha causato queste pene immense  qualcuno che tu conosci: mia madre. Si pu dunque dire che sono una bambina, ancora attaccata alle gonne di mamma? No, non  cos semplice, mi dispiace. Questa  roba che mi sono lasciata alle spalle gi da un pezzo. Mia madre mi piace per quello che , come persona. Non voglio contrariarla, non voglio farla soffrire, pertanto ho deciso di trasformarmi in questa saggia nonnina che non deve assolutamente sopravviverle.
Per quanto riguarda la seconda ragione che mi spinge a farla finita, quella che mi ha fatto sciogliere ogni dubbio, devo dirti che si tratta di qualcosa che tu conosci molto bene e di cui devo prendermi la responsabilit: l'incidente stradale in cui  rimasta coinvolta Kirarin. S, proprio cos, l'incidente in cui Kirarin e quel tassista di Nagano hanno perso la vita e il Vermiciattolo  rimasto gravemente ferito  avvenuto unicamente per colpa mia.
Dopo la mia morte, nessuno sarebbe pi in grado di scoprire la verit, perci voglio metterla qui per iscritto. Ieri sera, quando mi hanno chiamato il Vermiciattolo e Kirarin, ho svelato alla polizia dove si trovavano. Ho fatto una telefonata anonima da un telefono pubblico vicino a un konbini nei pressi della stazione di casa mia e ho riferito al poliziotto che mi ha risposto che i due si erano rifugiati in una villa vuota a Karuizawa. Ecco perch Kirarin e il Vermiciattolo, incalzati dalla polizia, hanno tentato la fuga salendo su quel taxi senza avere soldi a sufficienza e poi... e poi c' stato l'incidente. In breve,  accaduto qualcosa che non sarebbe mai dovuto accadere, come conseguenza esclusiva dei miei pensieri e delle mie azioni. Si  trattato di un evento provocato da un semplice e innegabile legame di causa e effetto, messo in moto da nessun altro all'infuori di me. Ora, nella veste di unica e sola responsabile, non mi merito forse la pena capitale? Oppure, chiss, potrei dire che sono al tempo stesso il giudice che ha emesso la sentenza estrema e l'imputato che deve subirla.
Toshi-chan, mi sembra quasi di sentirti dire che non dovrei ritenermi responsabile fino a questo punto. Ma come potrei darti ascolto, io che ho spinto Kirarin e il Vermiciattolo in un vicolo cieco con la piena consapevolezza di punirli?  la pura verit, non sto esagerando. Ritenevo il Vermiciattolo colpevole di essere fuggito da qualcosa di irrimediabile e di aver scelto qualcosa che era invece rimediabile, ovvero una semplice scorciatoia, che nel suo caso era l'assassinio della madre. Ha optato per il percorso pi agevole e poi  scappato via, ed  per questo che lo biasimavo.
Voglio un gran bene a mia madre e perci l'ho perdonata, ma odio me stessa per il fatto in s di averla perdonata, al punto tale da desiderare di scomparire da questo mondo. Era dunque ovvio che detestassi il Vermiciattolo per via dell'ostilit che aveva dimostrato nei confronti di sua madre. Ovvio anche perch ci che aveva fatto non era basato su un tipo di ragionamento complesso come il mio. Lui aveva eluso ogni tipo di problema, aveva semplificato tutto. Ero furiosa nei suoi confronti perch aveva liquidato le sue ansie dandovi fuoco in un solo istante. E a un certo punto ho cominciato ad applicare questa stessa logica perversa anche a Kirarin, rea ai miei occhi di essersi avvicinata al Vermiciattolo per pura e semplice curiosit. Inutile dire che ce l'avevo a morte anche con te, che avevi scelto di non dire nulla alla polizia, e con Yuzan, che aveva addirittura dato al Vermiciattolo la sua bicicletta. E io? Cosa facevo io? Fingevo, come al solito. Fingevo di accordare a Kirarin e al Vermiciattolo il mio aiuto. Chiss come mai, eh? Forse perch sono un essere perfido e malvagio come pochi altri.
Dopo la telefonata alla polizia, mi sono sentita cos male, come se avessi in bocca qualcosa di amarissimo di cui non riuscivo a sbarazzarmi, per quanto continuassi a inghiottire. Ora, con il senno di poi, so che quel gusto amaro era scaturito in me nell'attimo stesso in cui avevo oltrepassato il fatidico punto di non ritorno. Ieri sera, nel tentativo disperato di dimenticare tutto, me ne sono andata a letto e ho serrato forte gli occhi. Ho fatto per un sacco di incubi tremendi. In uno, per esempio, Kirarin era rinchiusa nel rimorchio di un tir e veniva portata chiss dove per essere venduta. In un altro, invece, denunciavo mia madre alla polizia. Chiss cosa significano questi sogni dal punto di vista freudiano, eh?
Poi, stamattina presto, ho ricevuto la tua telefonata... Kirarin  morta!. Credimi, non appena te l'ho sentito gridare, ho avuto la netta sensazione di esserne gi al corrente. Sapevo, infatti, di aver combinato qualcosa che avrebbe causato una tragedia irreparabile. Per me, fino a quel momento, il concetto di qualcosa a cui  impossibile porre rimedio era una sorta di idea astratta scolpita nel cuore di una persona. Tuttavia, nell'attimo in cui mi sono resa conto di aver perso Kirarin, ho capito che si trattava di una perdita reale e concreta, irreparabile nel senso materiale del termine. Mi  venuta la pelle d'oca. Ero terrorizzata. E posso assicurarti che si trattava di una paura di gran lunga superiore a quella di rivelare agli altri il mio vero io. La mia filosofia di vita era andata in frantumi nel giro di pochi istanti. Il mondo che avevo sempre immaginato come reale era crollato e, al suo posto, ne era apparso un altro, ovvero un'altra realt, una iperrealt. Era da tanto tempo che meditavo sulla mia natura, alla ricerca del mio vero io, ed ero finalmente giunta molto vicino a una conclusione, ma quella nuova realt aveva messo tutto sottosopra e mi costringeva a ricominciare daccapo.  cos, no?
Ero sconvolta, tanto che mia madre, vedendomi, mi ha chiesto se fosse successo qualcosa. Kirarin  morta... le ho detto in un incidente stradale a Karuizawa. Lei, in preda allo shock, mi ha risposto: Ma com' possibile? Penso a sua madre... Poverina!. A quel punto cosa credi che le abbia risposto, eh, Toshi-chan? Una frase che mi fa arrossire di vergogna. Una cosa tanto stupida da rendere questa ragazzetta ultraiperfilosofica un ridicolo fenomeno da baraccone.  per me troppo imbarazzante mettere su carta quella frase, anche se questa lettera  una nota di suicidio. Spero mi perdonerai di avertela taciuta, nel nome della nostra amicizia.
In conclusione, non posso dire altro che mi vergogno di me stessa. E sono inoltre davvero esausta, da non poterne pi. Questo  per me il momento giusto per morire. Mi dispiace molto per mia madre, ma almeno so che lei ha qualcuno a cui tiene molto pi di me, perci non ho dubbi che sopravviver alla mia scomparsa. Riguardo a mio padre e a mio fratello, per quanto brutto possa sembrare, non ho pensieri particolari da rivolgere loro. So che invece tu, nel leggere questa lettera e nell'apprendere la notizia della mia morte, soffrirai molto. Sono per convinta che tu sia una ragazza dall'animo forte e sincero, e dunque non ho dubbi che in un modo o nell'altro te la caverai. Io sono una cattiva persona e desidero soltanto dire addio al mondo. Sembra un po' una cosa alla Dazai Osamu, non trovi? Che roba inutile fare i compiti e scrivere tutte quelle tesine a scuola, eh? Ciao, bye-bye... Parto alla volta del mondo reale. Perch in questa iperrealt l'unica cosa autentica  la mia morte. Tieni duro tu, mi raccomando. U u...
Terauchi Kazuko
Non c'erano dubbi, si trattava di una nota di suicidio. Era la prima volta che mi capitava di riceverne una. Quando ho pensato che quelle erano le ultime parole di Terauchi, mi  preso un blocco che m'impediva di coglierne a fondo il significato.
Alla fine la lettera non me l'aveva pi spedita. Era l, sulla sua scrivania, sigillata e con il mio nome scritto sul dorso - Sig.na Yamanaka Toshiko. Non c'era nemmeno il francobollo, per cui era lecito supporre che Terauchi avesse preferito non perdere tempo per andare a comprarne uno. Si era lanciata dal tetto di un palazzo non lontano dal suo. E pensare che ci teneva cos tanto che la lettera mi arrivasse prima della notizia del suicidio, almeno a giudicare da quanto aveva scritto. Era stata cos precipitosa. Gi questo bastava a dimostrare la grande confusione che regnava nella sua testa. Mi veniva voglia di ridere, e invece la faccia mi si  distorta in una smorfia di dolore. Terauchi - avrei voluto gridare - perch non mi hai spedito la lettera come avevi detto?
L'omicidio della madre del Vermiciattolo, la morte di Kirarin e del tassista, la scampata morte del Vermiciattolo, il suicidio di Terauchi... Troppe disgrazie si sono succedute l'una dopo l'altra, eppure non mi  spuntata una sola lacrima. Non riuscivo a riflettere in profondit su tutte quelle tragedie. Mi sentivo come una conchiglia vuota, quando mi  toccato aprire e leggere la lettera di Terauchi in presenza dei suoi genitori e di mia madre.
Che cosa c' scritto? mi ha chiesto la mamma di Terauchi un istante dopo che avevo finito di leggere. In appena mezza giornata, il suo viso si era fatto secco e austero come una maschera, prosciugato della linfa vitale. Sembrava cos ansiosa di conoscere le ragioni del suicidio della figlia. Solo il padre di Terauchi singhiozzava disperatamente - sua madre dava l'impressione di essere forte come una roccia. Quanto al fratello Yukinari, si era rinchiuso nella sua stanza e rifiutava di venirne fuori.
Mamma mi teneva una mano sulla spalla, come a proteggermi, e io la sentivo cos pesante. Poco prima, la signora Terauchi ci aveva telefonato dicendo: Ha lasciato una lettera per te, Toshiko. Vorrei che venissi al pi presto ad aprirla. Senza perdere tempo, ci siamo precipitate subito da lei.
Non avrei mai immaginato di sentire parlare, un giorno, della morte di Terauchi. Mi sembrava tutto cos inconcepibile da essere addirittura comico. Ecco perch non mi spuntavano le lacrime. Mi sentivo semplicemente vuota. Quello stesso giorno, di mattina presto, avevo gi appreso la notizia sconvolgente della morte di Kirarin, che aveva scatenato un autentico putiferio, a casa nostra e nel vicinato. Avevamo ricevuto telefonate a raffica anche da scuola.
 stata la stessa detective che mi aveva interrogato in precedenza a mettermi al corrente dell'incidente di Kirarin. Dopodich, a distanza di circa mezza giornata, era arrivata la telefonata che annunciava il suicidio di Terauchi. Mentre leggevo quella lettera, tutto mi suonava assolutamente inaspettato. Ero precipitata nella confusione pi totale e cercavo di fare del mio meglio per mantenere la calma... Un momento, forse mi conviene spiegare con maggiore ordine come sono andate le cose quel giorno.
Il mattino del 10 agosto, molto presto, il telefono di casa ha squillato. A quell'ora poteva trattarsi di uno dei soliti tentativi di vendita o tutt'al pi di un parente. In tutti gli altri casi ci si telefona ormai al cellulare, il che rendeva sinistra gi in partenza quella chiamata mattutina. Nessuno si era ancora alzato, e mi sono messa a contare gli squilli che riecheggiavano nel silenzio della casa. Uno... due... tre... Ho dato un'occhiata all'orologio: mancava qualche minuto alle sei. Doveva trattarsi per forza di una cattiva notizia. Mi sono tirata su la copertina di spugna, fino al petto. Al quinto squillo, ho sentito pap rispondere al piano di sotto. Dopo qualche secondo, il telefono della mia stanza si  messo a trillare nel caratteristico tono delle chiamate interne. Oh, no, che sar successo?, mi sono chiesta.
 la polizia mi ha detto mio padre. Vogliono parlare con te.
In una frazione di secondo mi si  aperta come una voragine sotto i piedi. Pensavo che alla fine fossero riusciti ad acciuffare il Vermiciattolo e avessero scoperto che lo avevamo aiutato a scappare. Ero depressa... No, depressa non  la parola giusta. Morta di paura rende forse meglio l'idea. Mi sono avvicinata al telefono con riluttanza, scervellandomi alla ricerca di un pretesto da raccontare.
Signorina Toshiko, buongiorno. Era la detective. Mi perdoni se la disturbo a quest'ora. Parlava con tono cos gentile da prendermi doppiamente alla sprovvista. Stava dormendo? Mi scusi, ma  successa una cosa terribile e ho pensato che fosse mio dovere avvertirla. Per lei sar un vero shock, perci la prego di restare calma e di ascoltarmi. Le assicuro che nemmeno per me  facile fare una telefonata del genere. La polizia di Nagano ha appena reso noto che una studentessa del liceo rispondente al nome di Higashiyama Kirari  deceduta poco fa in un ospedale di Karuizawa. Pare l'abbiano ritrovata in compagnia del ragazzo che abita l accanto a lei. La notizia mi ha lasciata veramente allibita e mi sono messa a pensare cosa ci facesse con lui. Higashiyama Kirari frequentava il suo stesso liceo... Eravate amiche, no? Chiss se lei e il suo vicino si conoscevano gi da parecchio. Se sa qualcosa, la prego di dirmelo,  molto importante.
Kirarin era morta. Che shock. Ero pi che certa che fosse stato il Vermiciattolo a ucciderla.
Kirarin  stata assassinata?.
Kirarin?... Si riferisce a Higashiyama Kirari? mi ha chiesto la detective con la massima calma. Non conosciamo ancora tutti i dettagli, ma sappiamo che ieri sera tardi lei e il suo vicino sono saliti a bordo di un taxi minacciando l'autista. A un certo punto il taxi ha cominciato a sbandare e alla fine, dopo un bel pezzo di strada, si  scontrato frontalmente con un veicolo proveniente dal senso di marcia opposto. Nell'impatto, Higashiyama Kirari  stata sbalzata fuori dall'abitacolo attraverso il parabrezza ed  finita sull'asfalto diversi metri pi avanti. Ha riportato lesioni in tutto il corpo, ha perso immediatamente conoscenza ed  morta poco dopo l'arrivo in ospedale. Non  ancora chiaro come mai si trovasse insieme al ragazzo, ma alcuni testimoni hanno dichiarato di averli visti agire molto in sintonia. Per favore, mi spieghi cosa stava succedendo.
La detective, con mia grande meraviglia, parlava con la voce rotta dal pianto. Un'immagine che non aveva alcun legame con quanto stava accadendo si  fatta strada nella mia mente: la vistosa e pesante spilla in smalto cloisonn appuntata sul collo della camicetta della detective. L'idea che Kirarin fosse morta non voleva proprio farsi strada nella mia coscienza.
Io non lo so... Non so niente.
In fondo era la verit, non riuscivo a raccapezzarmi. Sapevo che Kirarin e il Vermiciattolo stavano scappando insieme, ma non avevo la pi pallida idea del perch questo le fosse costato addirittura la vita. Non aveva senso. Era come se qualcosa di stupefacente fosse piovuto di colpo dal cielo e avesse gettato il mio mondo nel caos.
Ne  proprio sicura? E va bene, ne riparleremo meglio in seguito mi ha detto la detective con rassegnazione.
Scusi, ma come fa a sapere che avevano minacciato il tassista?.
L'uomo  stato ferito alla gola con un coltello ed  morto dissanguato. Il taglio lascia presumere che la coltellata sia stata inferta da qualcuno che si trovava alle sue spalle. In ospedale, poi, il suo vicino ha confermato tutto.
Che orrore. Come aveva potuto il Vermiciattolo trascinare Kirarin con s e fare una cosa del genere? Stentavo a crederci. Le ginocchia hanno cominciato a tremarmi tanto da costringermi a sedere sul bordo del letto. In quell'istante qualcuno mi ha dato un paio di colpetti sulla spalla: mio padre, preoccupato, con il giornale in mano, mi mostrava un articolo. Il titolo recitava: Giovane fuggitivo assale un tassista e provoca un incidente mortale. La notizia doveva essere riuscita a conquistarsi uno spazio sull'edizione del mattino per il rotto della cuffia. I nomi del Vermiciattolo e di Kirarin non venivano menzionati, ma lei era descritta come la studentessa del liceo in sua compagnia, una definizione che la condannava praticamente al ruolo di complice.
Che cosa  accaduto al Verm... ehm, al mio vicino? ho chiesto alla detective.
Ha riportato alcune ferite al braccio destro e al capo e si  fratturato qualche costola. Forse era solo la mia immaginazione, ma adesso la sua voce suonava molto cinica. Dopo i primi controlli in ospedale, pare ci sia il sospetto di lesioni interne, ma non sappiamo ancora nulla di sicuro. Tra poco ci recheremo personalmente sul posto, in modo da avere una visione pi completa.
Subito dopo aver riattaccato, ho provato a fare il numero del cellulare di Kirarin. C'era la segreteria telefonica. Che fine aveva fatto il suo cellulare? A immaginarmelo l, grazioso e rosa, abbandonato sul ciglio di una strada desolata, mi  venuta una fitta al petto. Poi ho fatto il numero del telefono di casa, ma c'era anche l la segreteria.
Ho volto lo sguardo alla finestra. Mi figuravo, oltre le tende, il cielo azzurro del primo mattino. Si preannunciava un'altra giornata di caldo estivo. Era tutto vero o stavo sognando? Non riuscivo a credere che quella fosse la realt. Avevo la testa completamente sottosopra.
Mio padre mi stava dicendo qualcosa, ma non riuscivo ad afferrarne il senso. Tutt'a un tratto mi sono resa conto che dovevo chiamare Terauchi. Sono saltata in piedi e ho afferrato il cellulare, e mio padre, nel vedermi fare questo,  sgattaiolato fuori dalla stanza. Se non avessi fatto quella telefonata, forse Terauchi non si sarebbe suicidata quel giorno stesso.
Kirarin  morta!. Terauchi non dava segni di reazione. Terauchi, hai sentito quello che ti ho detto? Kirarin  morta!.
S, ti ho sentito.
La sua voce era cos cupa e fioca, come se provenisse dal centro della terra. Come faceva a essere tanto tranquilla? Non riuscivo a capacitarmene.
Guarda che non  uno scherzo! Ho appena ricevuto una telefonata dalla polizia. Il Vermiciattolo ha assalito un tassista e c' stato un incidente gravissimo. Kirarin, che stava insieme a lui, ha perso conoscenza ed  morta. Lui si  rotto qualche osso, ma  sopravvissuto. Ah, anche il tassista  morto. Mi hanno detto che gli hanno tagliato la gola! Secondo te cosa hanno combinato quei due? Forse volevano derubare il tassista? Cosa devo fare? Insomma, cosa faresti se fossi al mio posto?. Stavo parlando a raffica, senza fare la minima pausa, e solo allora mi sono accorta che Terauchi continuava a tacere. Oh, Terauchi, si pu sapere cos'hai? Mi stai ascoltando?.
 terribile... ha risposto lentamente, con quel suo tono imperturbabile che sia finita cos.
Certo che  terribile! Kirarin e quel tassista sono morti, e non c' nulla che si possa fare per tornare indietro. Quando l'ho saputo mi sono sentita paralizzare dal terrore. Che shock.  tutta colpa mia,  tutta colpa mia! Tu cosa ne pensi, Terauchi?.
Ero veramente sconvolta, convinta com'ero di essere responsabile dell'accaduto. Avevo tenuto nascosto alla polizia il furto della mia bicicletta e del cellulare. Mi ero messa in contatto con il Vermiciattolo svariate volte e lo avevo persino istigato alla fuga. Eravamo state tutte delle vere idiote, per non dire delle criminali.
Non devi preoccuparti, Toshi-chan ha cercato di tirarmi su Terauchi. Non hai fatto nulla di tanto sbagliato. Sono stata io l'unica a fare qualcosa di veramente brutto.
Che vuoi dire? Perch?.
Credo di aver alterato il fato... ha bisbigliato. Poi, dopo questa frase cos enigmatica, ho sentito uno scricchiolio da brividi, simile a quando ci si fa scrocchiare il collo.
Cos'era questo rumore?.
Niente, ho solo puntato la sveglia.
Come mai, ti rimetti a dormire?.
Che faccia tosta, dopo la terribile notizia che le avevo dato. Ero esterrefatta. Non riuscivo tuttavia minimamente a immaginare cosa Terauchi pensasse dell'accaduto e soprattutto cosa avesse intenzione di fare. O forse  pi esatto dire che non ci ho nemmeno provato. Ero capace di pensare soltanto a me stessa, a me stessa e a come gli adulti mi avrebbero biasimata. Adesso, con il senno di poi, credo che puntando la sveglia Terauchi stesse in realt fissando un tempo limite alla sua vita.
S, esatto, mi rimetto a dormire. Ciao, eh, Toshi-chan. Mi raccomando, tieni duro.
Perch mi aveva detto Tieni duro? Ed ero inoltre la sola che doveva tener duro? La freddezza di Terauchi mi lasciava senza fiato, e non ero assolutamente capace di placare la rabbia che provavo nei suoi confronti. Pensa forse di esserne fuori solo perch si  limitata a stare alla finestra?, mi chiedevo in quel momento. Ho chiuso la comunicazione pigiando l'apposito tasto con tutta la forza che avevo. Non potevo saperlo, ma quel gesto rappresentava l'ultimo atto materiale della nostra amicizia. Il senso di pressione mi  rimasto nel polpastrello del pollice per un po'. Quando, subito dopo, ho chiamato Yuzan, mi sono sentita s risollevata, ma al tempo stesso ancora pi esasperata.
Cooosa, Kirarin  morta? ha reagito Yuzan scoppiando in lacrime. Ma com' possibile? Io... questa non gliela perdono... Lo uccider con le mie mani quel Vermiciattolo schifoso!.
Yuzan, calmati, non fare cos... Piuttosto, sono io che mi sento responsabile della morte di Kirarin. Ho sbagliato.
No, sono io ad aver sbagliato. Gli ho dato la bicicletta e persino un cellulare nuovo di zecca. Perci  mia la colpa, solo mia. Tu c'entri poco o niente, Toshi. E poi non dimenticare che Kirarin  andata incontro al Vermiciattolo di sua iniziativa, per cui, in un certo senso, se l' voluta lei. Certo, noialtre ci siamo lasciate prendere la mano e, all'inizio, abbiamo persino parteggiato per quel pazzo, ma in fondo non abbiamo commesso chiss quale infamia. La morte di Kirarin  un trauma per tutti, ma non devi rammaricartene troppo. Quello che voglio dire  che dobbiamo prenderci ognuna la sua parte di responsabilit. Non esiste che sia soltanto tu a soffrire.
Mentre ascoltavo le parole di Yuzan, ho capito che quel rumore di vetro in frantumi proveniente dalla casa dei vicini rappresentava il principio della fine del mondo. A cominciare da quel giorno, le cose hanno subto una trasformazione graduale ma irreversibile, fino al colpo di grazia definitivo avvenuto con la morte di Kirarin e Terauchi. Peggio di cos non si poteva, era stato toccato il fondo. Cellulare alla mano, mi sono ricordata la voce di Terauchi che sembrava rimbombare dal centro della terra. La notizia della morte di Kirarin mi aveva sconvolto pi di ogni altra cosa. Pi ci pensavo e pi mi sentivo precipitare nel vuoto. Mi si sono piegate le ginocchia e sono ricaduta all'indietro sul letto. Kirarin, sei veramente morta?, immaginavo di chiederle, mentre mi attraversavano la mente il suo sorriso con quegli incisivi leggermente sovrapposti, e quello sguardo vispo che ti faceva ogni volta che restava stupita. Sono scoppiata a piangere. S, Kirarin era morta, e non riuscivo a credere che non l'avrei mai pi rivista.
Oh, Toshi, tutto bene?. All'improvviso ho sentito la voce preoccupata di Yuzan che mi chiamava dall'altro capo del cellulare. Annuivo ripetutamente, ma non riuscivo a trattenere le lacrime, che continuavano a scorrere impedendomi di parlare. Poi mi sono accorta che la porta della stanza era aperta e che mia madre se ne stava l in piedi, pallida in volto.
Non credi sarebbe il caso di andare a fare visita alla signora Higashiyama? mi ha suggerito. Al che sono riuscita a dire a Yuzan che l'avrei richiamata e ho interrotto la comunicazione - anche lei stava piangendo, tanto da non riuscire a dirmi nemmeno ciao.
Ho telefonato a casa di Kirarin, ma mi ha risposto una donna che continuava mestamente a ripetere di non saperne pi di tanto e che il giorno dei funerali non era stato ancora stabilito. A quel punto non sapevo pi cosa fare. Andavo avanti e indietro nella stanza come un animale in gabbia. Erano suppergi le dieci quando i giornalisti hanno cominciato a tempestarci di telefonate. Mi sono avvicinata alla finestra e ho chiuso per bene le tende. Poi  arrivato il padre del Vermiciattolo, che pretendeva di sapere da me, prima di andare in ospedale dal figlio a Nagano, che tipo di rapporto ci fosse fra Kirarin e il Vermiciattolo. Era emaciato, distrutto, ridotto alla semplice ombra del damerino in giacca e cache-col di sempre. Adesso era soltanto un vecchio infelice, che aveva forse smarrito una volte per tutte quell'espressione boriosa che non dimenticava mai di esibire quando passava davanti a casa nostra.
Che cosa c'era tra mio figlio e la signorina Higashiyama. Come si sono conosciuti? mi ha chiesto.
Non lo so, mi dispiace ho mentito.
Ah, capisco... ha biascicato lui, dopodich  crollato sulle ginocchia e si  prostrato ai miei piedi, sul pavimento sporco dell'ingresso. Sono veramente mortificato ha cominciato a dire con voce lamentosa per l'enorme disagio che vi abbiamo causato. E non so come scusarmi per la morte della tua cara amica. Perdonaci, ti prego. Sono certo che mio figlio dedicher il resto della sua vita al tentativo di redimersi dal male che ha causato a tutti voi. Sapevo che avrei dovuto occuparmi di lui con maggiore attenzione, eppure non l'ho fatto, ed  solo per questo che una simile tragedia  potuta accadere. Adesso non mi resta altro da fare che consegnare mio figlio alla giustizia. Sarei pronto a morire, se potesse servire a qualcosa.
Quell'uomo di mezza et, un adulto nel pieno della sua maturit, era venuto a scusarsi con me, una ragazzina del liceo. Non  il caso, signore, si sta sbagliando, avrei voluto dirgli. Noialtre ci siamo prese la libert di giocare con suo figlio, il Vermiciattolo. E anche la morte di sua moglie faceva in un certo senso parte del nostro gioco. In questo modo credevamo di divertirci... E invece me ne sono rimasta l immobile, ammutolita, senza avere la pi pallida idea di come reagire. E pensare che in quel frangente non sapevo ancora nulla del suicidio di Terauchi, che avrebbe aggiunto confusione alla confusione.
Ehi, dovresti venire gi a mangiare qualcosa. Oggi non hai toccato cibo. Si era fatta quasi sera, quando mamma  venuta a chiamarmi per esortarmi a cenare. Ero di nuovo in lacrime, abbandonata sul letto. Poi, mentre scendevo le scale, ho sentito il telefono squillare e ho fatto cenno a mia madre che avrei risposto io. Avevo il forte presentimento che quella telefonata fosse per me. Gli squilli si susseguivano l'uno dopo l'altro, come per sollecitarmi a scendere in fretta e rispondere.
Toshiko... Kazuko, poco fa, si  suicidata... Ha lasciato una lettera per te. Scusa, potresti venire subito qui ad aprirla?.
La testa mi si  svuotata in un solo istante. Era vuota, completamene vuota. A volte la gente dice: Ho la testa cos vuota. E in quel momento mi rendevo conto di cosa significasse, che non si trattava di una semplice metafora: un vuoto assoluto, bianco totale. Ero cos sconvolta che a momenti non sapevo pi come fare a muovere le gambe e le braccia.
L'impresario delle pompe funebri, con un'espressione addolorata, sistemava il tavolino e il vasetto per l'offerta dei bastoncini d'incenso in vista della veglia funebre. Dopo una rapida autopsia, il corpo di Terauchi era stato riportato a casa. Eccola, era l nella sua bara, con il volto coperto da un panno bianco. Continuavo a fissarle le mani sovrapposte l'una sull'altra sul petto e le unghie annerite - doveva avere avuto un'emorragia sottocutanea nell'impatto con il suolo. Chiss, forse avevano deciso di non mostrare il volto perch era devastato dalle ferite. Cosa ne era stato di quel bellissimo viso?... Idiota, ma come ti  venuto in mente di saltare gi cos?, ho immaginato di chiederle. Adesso non  possibile nemmeno guardarti. Come faccio a dirti addio, se non posso guardare per un'ultima volta il tuo viso?
Allora, che cosa c' scritto? ha insistito la signora Terauchi.
Veramente... sua figlia mi prega di non mostrare questa lettera a nessun altro sono riuscita a rispondere alla fine, non senza difficolt. E credo sia giusto rispettare la sua volont. Mia madre, nel sentirmi pronunciare queste parole, ha avuto un sussulto di stizza. Fremeva perch avrebbe voluto dirmi: Toshiko, ma come? La signora  la mamma di Terauchi. Tu forse non ti rendi conto... Dai, mostrale la lettera e dille tutto.
Ti capisco ha reagito la signora Terauchi, ma io sono la mamma e vorrei tanto sapere.
Mentre mugugnava questa frase, ho visto le sue spalle abbassarsi di colpo, in segno di sconforto. Allora ho pensato che potevo almeno riassumerle i punti principali della lettera e ho dato una nuova scorsa veloce a quelle pagine. Ma mi sono accorta di ricordare poco o nulla del contenuto, a conferma della mia assoluta incapacit nel sintetizzare le cose. Terauchi, che era un vero asso in materia, avrebbe fatto un lavoro superlativo, mettendo in risalto l'essenziale. Per, d'altra parte, bisogna dire che quella lettera non era scritta molto bene, ingarbugliata com'era. Terauchi, ho immaginato di dirle, certo che a scrivere non eri un genio, eh? Per comprendere e assimilare a dovere quella lettera, sarebbe stato necessario rileggerla almeno cento volte. A ogni modo, malgrado tutto, ho fatto del mio meglio per accontentare la signora Terauchi.
In poche parole ho esordito, sua figlia dice di essere sempre stata una persona molto... filosofica. E perci vivere le costava molta fatica. C'erano cose che la rendevano incompatibile con questo mondo. E poi dice anche che io, come sua amica, sono l'unica in grado di capire tutto questo e si raccomanda di non farne parola con nessuno.
Ma si riferiva in particolare agli esami di ammissione? mi ha chiesto la signora Terauchi.
S, forse. Per non ne sono propria sicura....
Certo, certo, mi rendo conto che anche tu sei sconvolta per quanto  accaduto. Scusa, eh, se ti ho fatto una domanda del genere in un momento come questo. La signora Terauchi mi ha sorriso per un breve attimo. Non ero riuscita a farmi un'idea precisa di quale fosse la vera natura della discordia fra lei e Terauchi, ma quel sorriso fugace mi diceva che aveva intuito i sentimenti della figlia. Kazuko, quando ha saputo dell'incidente di Kirari ha proseguito, mi ha gridato:  tutta colpa tua!. Ma non riesco a capire cosa intendesse.
Ho ridato l'ennesima occhiata alla lettera e ho trovato la parte in cui Terauchi parlava dell'episodio cui la madre aveva appena fatto riferimento.  per me troppo imbarazzante mettere su carta quella frase... Dunque era quella -  tutta colpa tua! - la frase che Terauchi non aveva avuto il coraggio di rivelarmi.
Su, Toshiko mi ha esortato mamma scuotendomi la spalla, mostra la lettera alla signora. So che Terauchi ti ha chiesto di non farlo, ma i genitori sono i genitori e ne hanno tutto il diritto. E poi, non puoi certo pensare che questa lettera sia tutta tua soltanto perch sopra c' scritto il tuo nome.
Ne hanno tutto il diritto... Mah, non ero poi tanto d'accordo. Quella lettera era indirizzata a me, no? Perci era mia e basta. Era cos che ragionavo in quel frangente, mentre stringevo quei fogli con una forza tale che non me li avrebbero strappati via nemmeno con le tenaglie. Mamma continuava a scuotermi, ma io non li mollavo. In quella lettera Terauchi rivelava che i problemi con sua madre e il fatto di aver dato alla polizia notizie sul conto del Vermiciattolo e di Kirarin l'avevano spinta al suicidio, e aveva inoltre scritto chiaro e tondo che non voleva farlo sapere a nessuno, soprattutto a sua madre.
Va bene, va bene, non fa niente  intervenuto il signor Terauchi. Non c' bisogno di forzarla. E poi, se  davvero questa la volont di Kazuko, credo sia opportuno rispettarla. Lei  ancora l, e in questo momento ci star sicuramente guardando.
A quelle parole, ci siamo voltati tutti in direzione della bara di legno grezzo. Terauchi, con la faccia sfigurata, stava senz'altro sogghignando. Mi sono ricordata ancora una volta il suo viso grazioso e ben fatto. Poi, quando ho pensato che non lo avrei mai pi rivisto, la conversazione telefonica di quella stessa mattina ha assunto i toni sbiaditi di un sogno.
Terauchi, sei stata una stupida!.
Una voce tuonante  risuonata alle nostre spalle. Era Yuzan, tutta irrigidita e fremente. Indossava i soliti pantaloni larghi pieni di tasche e una T-shirt. Nell'attimo in cui ha visto la bara,  caduta in ginocchio ed  scoppiata in lacrime. Perch, perch  accaduto tutto questo? Che qualcuno me lo spieghi! Prima Kirarin, e poi, dopo nemmeno un giorno, anche Terauchi. Non so pi cosa fare e cosa pensare....
Gi, proprio cos. Anch'io non sapevo cosa fare e cosa pensare. Non mi ero mai sentita tanto confusa. Ho per notato che Yuzan, contrariamente al solito, non si era riferita a se stessa dicendo ore, bens atashi. Che strano che una parte di me continuasse ad accorgersi di simili dettagli. Dopo mi sarebbe toccato andare a casa di Kirarin, a Chofu. Ero sicura che non avrei potuto vedere nemmeno la sua faccia. Terauchi e Kirarin erano state entrambe distrutte, completamente disintegrate. Perch? Perch? Perch? Non riuscivo ancora a farmene una ragione. Ero io la principale responsabile di quell'enorme tragedia? Era accaduto tutto perch quel giorno avevo taciuto la verit alla polizia? Mi sentivo assalire da una caterva di pensieri: il Vermiciattolo che usava il mio cellulare per telefonarci, Yuzan che gli dava la sua bicicletta, Kirarin che aveva deciso di incontrarlo perch si era incuriosita, Terauchi che li aveva denunciati alla polizia... Era tutto troppo pazzesco. Non c'era un film - La ronde. Il piacere e l'amore, se non ricordo male - che aveva una trama cos folle e sconclusionata?  una roba di parecchi anni fa, in bianco e nero. Mi sentivo esausta e avevo le vertigini ma, a differenza di quanto avviene al cinema o in TV, non sono svenuta. La mia mente era stranamente sveglia, come azzerata.
Il secondo semestre a scuola  cominciato per me all'insegna di un'atmosfera rarefatta e distaccata. Le mie compagne di classe, che non vedevo da parecchio tempo, sono ogni giorno cos indaffarate che  praticamente impossibile sedersi e discutere con calma della morte delle mie due amiche. Le ragazze della mia classe fanno tutte parte, volente o nolente, di questo o di quell'altro gruppo. Quantitativamente, il pi rappresentato  senza dubbio quello delle secchione, al quale seguono, in ordine decrescente, le atlete, quelle dei club con la fissa per Shibuya, le kogyaru, le otaku e via dicendo. La morte di Kirarin e Terauchi, che appartenevano a un gruppetto di non facile identificazione, desta scarsissimo interesse. Della tragica fine di Kirarin si  ampiamente parlato su ogni tipo di rotocalco, sia televisivo sia della carta stampata, per cui le mie compagne pi pettegole, quelle che per intenderci fanno del gossip il loro pane quotidiano, vengono di tanto in tanto a ronzarmi intorno con la probabile intenzione di farmi qualche domanda impertinente, ma io faccio la gnorri e distolgo subito lo sguardo. Quanto al suicidio di Terauchi, messo nell'ombra dallo sconvolgente caso del Vermiciattolo e di Kirarin, non ha provocato eccessivo scalpore. Soltanto in un settimanale, uno di quelli che leggono di solito gli anziani, c'era un articolo che citava questa compagna di classe di Kirarin che aveva scelto di seguirla nella morte suicidandosi.
Uh, Toshi-chan, ma cos'hai combinato? Ti sei fatta tutta pelle e ossa mi ha detto Haru il giorno del ritorno a scuola, parandomisi davanti con il suo nuovo taglio a caschetto - a quanto pare, il suo ultimo ragazzo le ha detto di non apprezzare pi di tanto il look da yamanba e lei ha scelto di giocare la carta della tipa trendy. Bah, secondo me non le porter tanta fortuna perch tra l'altro, a furia del precedente vezzo di riempirsi la faccia di trucco e schifezze varie, ciglia e sopracciglia le si sono fatte troppo rade.
Tu dici? le ho risposto sfiorandomi le guance. Ma lo sai che non me n'ero proprio accorta?.
Be', che ci vuoi fare?,  comprensibile, dopo tutto quello che hai passato. Oh, anch'io ci sono rimasta da schifo quando ho saputo di Kirarin e Terauchi. Chiss, forse  per via dello shock che mi  venuto di tagliare i capelli e cambiare look. No, perch il mio ragazzo non c'entra proprio niente con questa cosa, eh. Sai, ho pensato che mi andava di provare a essere come quelle ragazze che fino a poco fa sfottevo a pi non posso e consideravo pura anticaglia.
Ah, quindi il tuo mondo  cambiato?.
Certo che s! O meglio, sono cambiati i ragazzi che mi vengono dietro ha risposto Haru sorridendo e arcuando quel che restava delle sue sopracciglia. Quelli che prima mi consideravano una specie di mostro e mi stavano alla larga, adesso fanno a gara per rimorchiarmi. Al doposcuola  veramente pazzesco, ti giuro. Mah, comunque l di tipi interessanti non se ne vede nemmeno l'ombra, perci stanno freschi. A proposito, Toshi-chan, ma tu al doposcuola non ti stai facendo pi vedere. Ci verrai o no adesso?.
Proprio non sapevo cosa rispondere. Ho lasciato vagare lo sguardo nel vuoto. Doposcuola, esami di ammissione, universit... Fino a non molto tempo fa queste cose mi monopolizzavano la mente, ma adesso mi sembrano cos lontane.
Non ho ancora deciso.
Mmh, s, ti capisco. Eri molto amica di Kirarin e Terauchi, no? Per te s che dev'essere stato uno shock totale. Scusami, eh, ma ti confesso che quella Kirarin non mi  mai piaciuta pi di tanto. Era ambigua. Se la spassava in giro da matti e poi, quando stava con voi, faceva la santarellina. So che non dovrei sparlare di lei adesso che non c' pi ma, a dirti la verit, ci sono rimasta molto pi male per la morte di Terauchi.
Gi, la morte di una determinata persona non ha per tutti la stessa valenza. Io, per esempio, ho quasi completamente rimosso la morte della madre del Vermiciattolo, mentre di tanto in tanto continuo a pensare con tristezza a quella di Kirarin. Non che il suo ricordo mi affligga con chiss quale intensit, ma certo che  dura quando mi soffermo a pensare che non la rivedr pi, quando mi ritornano in mente tutte le volte che  stata dolce e carina con me o quando mi sembra di sentire la sua voce ripetere qualche battuta divertente. Le lacrime per lei mi spuntano a mo' di un riflesso condizionato. Nel caso di Terauchi, invece,  tutta un'altra storia. La sua morte mi ha sconvolto nel profondo. Il suo suicidio mi ha indurito il cuore, mi ha prosciugato dentro, lasciandomi in preda alla confusione pi totale, una confusione che non ho ancora capito come affrontare. Mi sento molto triste, questo  certo, ma non del tutto vuota e apatica. La mia mente  vuota, bianca, ma  un bianco sotto la cui superficie si agitano colori sbiaditi, che mi sforzo invano di distinguere.  come se questo senso di vacuit parziale mi avesse impigrita fisicamente e intellettualmente. Le persone che mi circondano non fanno altro che rivolgermi occhiate stupite o attenzioni compassionevoli di cui non ho affatto bisogno.
A proposito, che fine ha fatto Yuzan? mi ha chiesto poi Haru.
Dopo il funerale di Terauchi, Yuzan  sparita dalla circolazione. Mi ha chiamato una sola volta, da un bar di Shinjuku Nichome, e mi ha detto che si era trovata un'amichetta, che non sarebbe tornata a casa dei suoi per un bel pezzo e che non dovevo preoccuparmi se non avessi ricevuto sue notizie entro breve. Aveva probabilmente deciso di fare totale affidamento sulla sua amichetta e di provare cos a dimenticare le ferite recenti. Era inoltre evidente che avesse scelto di vivere apertamente la sua omosessualit. Ah, al termine del rito funebre per Terauchi, mi sono accorta di un'altra cosa: Yuzan ci era rimasta malissimo per il fatto che Terauchi avesse indirizzato la sua ultima lettera soltanto a me.
Toshi-chan,  vero che Terauchi ha lasciato una nota di suicidio?  venuta a chiedermi Yuzan subito dopo il funerale. Cosa assai rara, indossava la gonna dell'uniforme scolastica, che si tirava continuamente su con ambo le mani, dato che non era abituata a portarla. Sembrava davvero sconvolta. Ero pressoch sicura che Yuzan avesse un debole per Terauchi, e il fatto che quest'ultima si fosse suicidata senza lasciarle nemmeno una riga l'aveva con ogni probabilit gettata nello sconforto pi totale. Sapevo che dicendole la verit avrei acuito il suo dolore, ma non avevo nessuna voglia di mentire, anzi non potevo. Dire una bugia avrebbe difatti significato inventarsi una storia plausibile che avrebbe costituito un ulteriore fardello da portare sulle spalle. In quel momento, con il segreto di Terauchi da difendere che mi succhiava fino all'ultima goccia di energia, era l'ultima cosa che desideravo.
S,  vero ho risposto abbassando lo sguardo a fissare il pavimento della sala dove si era appena svolto il rito funebre, quel pavimento sul quale si rifletteva la luce abbagliante del grande lampadario a corona. Il funerale di Kirarin era stato riservato a pochi intimi, l'esatto opposto di quello di Terauchi, per il quale i genitori avevano scelto una lussuosa sala di recente costruzione dove si era radunato un gran numero di partecipanti. Tutti insieme - familiari, conoscenti, rappresentanti del personale scolastico e noi compagni di scuola - abbiamo scortato il feretro fin fuori nel cortile, dove risuonava il coro delle cicale. L, ho ascoltato involontariamente una signora di mezza et - forse una lontana parente - che si lamentava mormorando che, in caso di suicidio, era preferibile una cerimonia privata e senza troppi fronzoli. Secondo me, invece, il funerale era perfetto cos e si addiceva molto a Terauchi. Un finale inatteso, avrebbe commentato lei se fosse stata presente, facendosi una risatina.
Cosa c'era scritto? mi ha chiesto Yuzan. Al che le ho risposto la stessa e identica frase che avevo detto alla signora Terauchi, con fare sbrigativo e sperando che la cosa finisse l. Ma non ha detto proprio niente di me? ha per insistito Yuzan, mordendosi le labbra disperatamente.
Niente. N di te n di nessun altro. Ha scritto solo di se stessa e della sua personalit.
E allora perch la lettera era indirizzata proprio a te e non a sua madre, per esempio?.
Yuzan continuava a fissarmi con uno sguardo vacuo.
E io che ne so? ho risposto scuotendo la testa. Terauchi era impenetrabile. Nessuno  mai riuscito a capire cosa pensasse veramente.
Tu dici? Io... ha ribattuto Yuzan, che si  interrotta di colpo. Chiss, molto probabilmente stava per dire qualcosa del tipo: Io invece credo di averlo capito. E se Kirarin fosse stava viva avrebbe detto grosso modo la stessa cosa. Terauchi nascondeva il suo vero s e credeva di ingannarci, questo  vero, ma a noi lei piaceva anche per questa sua attitudine perversa e per i suoi ideali. A volte ci immedesimavamo cos tanto in lei da soffrire al suo posto. Ah, che disastro... ha ripreso poi a parlare Yuzan.  cos assurdo che quelle due non siano pi qui. Sono rimasta sola. Aveva cominciato a piangere e si asciugava le lacrime con il palmo della mano, come un ragazzo. Guarda che io ci sono ancora, avrei volute dirle, ma non ci sono riuscita. Era come se io e Yuzan ci stessimo dicendo addio, sulle rive opposte di un fiume che trasportava via la lettera di Terauchi di cui soltanto io conoscevo il contenuto.
Mi sento cos triste... le ho detto.
No, non dovresti, Toshi-chan. Tu dovresti essere felice, perch hai entrambi i genitori e loro ti vogliono bene.
In quel momento ho sentito crescere ulteriormente la distanza tra lei e me. Sono davvero felice?, mi sono chiesta. Terauchi aveva deciso di affidare a me le sue ultime parole, la sua confessione. Aveva scritto di essere riuscita finalmente a fare luce sull'oscurit che albergava in lei. Perch non ha fatto lo stesso anche con me?, mi domandavo. Perch se n'era andata senza fare luce anche sul mio vero io?
Per il fatto del telefonino mi ha detto poi Yuzan, tamburellandomi sulla spalla mentre vagavo nei miei pensieri non devi assolutamente preoccuparti. Il contratto era a nome mio e tu perci non c'entri niente. Non credo che la polizia te ne chieder conto.
Certo che era strano. Erano trascorsi quasi tre giorni dalla morte di Kirarin e Terauchi e, stando alle parole del padre, il Vermiciattolo non aveva per fortuna riportato lesioni interne ed era stato regolarmente interrogato dalla polizia. Eppure nessun agente si era fatto vivo con me.
Ciao, ci vediamo mi ha salutato Yuzan, camminando tutta storta e con i piedi a papera. L'uniforme estiva le stava malissimo. Sulla schiena aveva lo stesso zainetto di sempre e alla chiusura lampo ci teneva appeso un portachiavi. A ben vedere, mi sono accorta che quel portachiavi conteneva un purikura che ritraeva noi quattro mentre facevamo le boccacce; quella foto ce l'eravamo fatta a maggio, poco prima della Golden Week.
Signorina Yamanaka, le dispiace se scambiamo due chiacchiere?. La solita detective mi stava aspettando all'ingresso della sala del funerale. Un po' pi in l c'era anche il suo attempato collega. La donna portava un cappello bianco a tesa larga e un foulard annodato attorno alla gola, verosimilmente per ripararsi dal sole. Sembrava proprio un caddie. Mi sono fermata accanto a lei, in attesa del giudizio. Mi dispiace molto ha continuato per questa serie di terribili disgrazie. E ci scusi tanto se ci siamo permessi di venire a disturbarla qui, al funerale. Perch non ci spostiamo laggi? Sembra un po' pi fresco. La donna e il suo collega mi hanno indicato entrambi un piccolo parco poco distante, dove c'erano alberi d'alto fusto che facevano ombra. I partecipanti al funerale ci superavano da un lato e dall'altro, a capo chino e in silenzio. Non sono ancora riuscita a capire come mai il suo vicino e la signorina Higashiyama si trovassero insieme. Sia i genitori di lei sia il padre di lui hanno dichiarato di non saperne assolutamente niente. E nella rubrica del cellulare della signorina Higashiyama, cos come nell'elenco delle telefonate, il numero di casa del ragazzo non compare affatto.
Lui... non ce l'aveva il cellulare? ho chiesto, raccogliendo tutto il mio coraggio.
No, pare di no mi ha risposto la detective dando una rapida scorsa alla sua agendina. Grandioso! Il Vermiciattolo doveva essersene liberato. Mi sarei messa a fare i salti di gioia, se avessi potuto. Subito dopo, per, mi sono vergognata di me stessa. Ehi - mi sono detta fra me e me - degli altri non t'importa niente? Vuoi saltarci soltanto tu fuori dal fosso?
S ho detto, infatti anch'io non sono riuscita a capirci granch. E se si fossero incontrati cos, per puro caso?.
Mmh, chiss ha reagito la detective con fare dubbioso, volgendo lo sguardo all'ins.
In effetti  proprio quello che ha dichiarato il ragazzo...  intervenuto il detective anziano Per lei e la signorina Higashiyama eravate molto amiche, no? Dunque non  da escludere che sia stata proprio lei a metterli in contatto.
Io?... Non ho idea di cosa stia parlando.
Ma il giorno prima dell'incidente mi ha incalzato la detective lei e la signorina Higashiyama avete parlato al telefono, o sbaglio?.
Tutt'a un tratto quella scena mi ha ricordato qualcosa. S, esatto, mi ha fatto venire in mente l'esercito di scocciatori che cerca di accalappiarti nei pressi delle stazioni ferroviarie: i tizi che vogliono farti rispondere a tutti i costi a ogni tipo di questionario, le signore di mezza et che t'inseguono per costringerti a testare nuovi prodotti, le chiromanti in erba che pretendono di leggerti la mano e chi pi ne ha pi ne metta. Dai, dai, Hori Ninna - mi sembrava di udire la voce appena sussurrata di Terauchi che cercava d'incitarmi - spara una delle tue grandiose balle. Puoi farcela, mentire  la tua specialit.  la sola arma che hai a disposizione per farla franca. Forza, forza!
S, ci siamo sentite per caso, perch volevo chiederle un paio di cose di scarsa importanza. Ma non avevo la pi pallida idea di dove si trovasse, n tanto meno gliel'ho chiesto. Abbiamo parlato di cinema e di altre cose cos, come al solito.
Sentivo il sudore, freddo, colarmi da sotto le ascelle. Stavo cercando di mettercela tutta nel tentativo di nascondere qualcosa, qualcosa di cui non ero certo la sola responsabile.
Ne  proprio sicura? ha insistito la detective, lasciando trapelare un'espressione di evidente delusione. In realt stavo pensando che forse anche il suicidio della signorina Terauchi potrebbe essere legato a tutta questa storia. Sappiamo che lei e la signorina Higashiyama si sono sentite telefonicamente, e abbiamo tutte le ragioni per credere che avessero litigato a proposito della decisione di quest'ultima di restare in compagnia del ragazzo.
No,  impossibile ho ribattuto. Terauchi non era cos stupida da sacrificare la propria vita per un'altra persona. Lei aveva un'intelligenza superiore alla norma ed era molto sensibile, cos tanto che a volte non riuscivi a renderti conto se fosse un autentico genio o una pazza totale. Non avrebbe mai pensato di togliersi la vita per un motivo tanto banale.
Mentre parlavo, mi sono spuntate le lacrime. Cosa strana, era la prima volta che piangevo per Terauchi.
Chiedo scusa, mi dispiace molto per aver insistito su questo punto ha detto la detective, imbarazzata e con la fronte corrugata. Ne riparleremo in seguito. Il fatto  che la situazione  ancora molto intricata ha commentato, rivolgendo lo sguardo al collega, il quale ha annuito mentre afferrava al volo una zanzara. A proposito, abbiamo saputo che la signorina Terauchi ha lasciato una lettera indirizzata a lei. Scusi se chiedo troppo, ma per noi sarebbe molto importante conoscerne il contenuto. In effetti, nel giorno stesso dell'incidente,  arrivata una telefonata anonima in centrale che ci informava del luogo in cui si trovavano il suo vicino e la signorina Higashiyama. Sa, qualcosa mi dice che sia stata la signorina Terauchi a fare quella telefonata. E ho inoltre la sensazione che voi - intendo il vostro gruppetto di amiche - nel momento in cui siete venute a conoscenza della fuga del ragazzo avete deciso di aiutarlo. Tuttavia la signorina Terauchi non era d'accordo e, quando ha saputo quello che avevate fatto, si  arrabbiata, ha chiamato la polizia e, alla notizia del tragico incidente in cui era rimasta coinvolta la signorina Higashiyama, si  sentita in colpa e ha deciso di togliersi la vita.
Ero allibita. Raccontato cos, da una voce estranea, tutto sembrava di un'idiozia terrificante. Ed era proprio per questo che non potevo fare altro che mentire. Non tanto per togliermi dai guai, bens per salvaguardare i miei veri sentimenti e quelli delle mie amiche quando avevamo sentito parlare per la prima volta del Vermiciattolo e delle sue azioni. Oppure, chiss, forse per difendere ci che lui stesso aveva provato nell'attimo in cui aveva ucciso sua madre, perch si trattava di qualcosa che nessun altro sarebbe stato in grado di capire.
Scusi se mi permetto, ma non le sembra di lavorare troppo di fantasia? ho detto alla detective, mentre mi asciugavo le lacrime, confusa.
Forse ha ragione... ha replicato lei. Nessuna di voi avrebbe fatto una cosa tanto stupida, eh?. Il tono era palesemente sarcastico, ma non mi ha dato troppo fastidio. La detective aveva difatti gi chiuso la sua agendina, e questo lasciava presumere che non avrebbe insistito oltre. Bene ha concluso, vorr dire che sar il ragazzo a dirci come sono andate le cose.
E da quel giorno, a tutt'oggi, la polizia non si  pi fatta viva.
Ero rimasta l immobile, imbambolata a rimuginare su quanto accaduto al funerale di Terauchi.
Oh, stai bene? mi ha chiesto Haru sventolandomi una mano davanti agli occhi. Cosa ti succede, ti sei incantata?.
Scusa, scusa, va tutto bene le ho risposto abbozzando un sorriso. Sai,  stato un periodaccio.
Uhm, mi raccomando allora, in gamba e torna presto al doposcuola, okay?.
Me lo ha detto in un tono molto dolce, mentre si tirava su i calzettoni scesi gi fino alle caviglie.
Ciao, bye-bye l'ho salutata, dopodich ho sorriso amaramente, mentre pensavo che quelle erano state tra le ultime parole di Terauchi.
Quando sono tornata a casa, ho trovato sulla mia scrivania una lettera da parte di un tipo il cui nome non mi diceva assolutamente niente. E questa cos'?, ho pensato. Mi sono seduta, ho cercato di calmarmi e ho aperto la busta. Da quella sera, ogni volta che gli occhi mi si posano su una lettera sigillata, mi viene il batticuore.
Gentile sig.na Yamanaka Toshiko,
Immagino il suo stupore nel vedersi recapitare una lettera di un completo sconosciuto. Mi chiamo Sakatani Wataru e sono uno studente dell'Universit di Waseda. In passato, per un certo periodo, sono stato fidanzato con la sua amica Higashiyama Kirari.  stata sua madre a fornirmi il suo indirizzo. Kirari e io non ci sentivamo pi da molto tempo, ed  stato terribile apprendere la notizia dell'incidente. Non riesco ancora a credere che lei non ci sia pi. Sono profondamente addolorato.
Ho saputo della morte di Kirari quando la polizia si  presentata a casa mia, di punto in bianco. I poliziotti sono venuti da me perch, il giorno prima dell'incidente, avevo ricevuto una telefonata dal ragazzo che era con lei. Inoltre, il giorno stesso della tragedia, avevo telefonato io stesso a Kirari, malgrado non ci sentissimo da oltre un anno e mezzo, perch ero molto in pensiero per lei. La prima di queste due telefonate  stata fatta dalla stanza di un albergo, e perci la polizia non ha avuto problemi a rintracciare il destinatario; la seconda, cio la mia, risultava ovviamente nell'elenco delle telefonate in entrata del cellulare di Kirari.
Non so molto su quanto  accaduto, ma mi sento in qualche modo responsabile. Non ho fatto parola con anima viva riguardo a quello che sto per scrivere (non perch voglia nascondere i miei errori, bens perch sono sicuro che nessuno mi capirebbe), ma credo che lei sia la persona giusta per ascoltare la mia confessione.
Allora, entrando nello specifico, non posso fare a meno di pensare che la mia telefonata sia stata causa dell'incidente. Detto in altri termini, temo che questa disgrazia sia una conseguenza della fine della relazione tra me e Kirari.
Quel giorno le ho telefonato perch volevo semplicemente sincerarmi che non le fosse accaduto nulla di grave. All'inizio mi sembrava molto contenta di sentirmi, poi, poco a poco,  diventata triste e ha interrotto bruscamente la conversazione. Sono stato quasi sul punto di dirle che mi sarebbe piaciuto ricominciare a vederci, ma la telefonata del giorno precedente da parte di quello strano tipo che stava con lei mi frenava troppo, facendomi temere che Kirari non fosse pi quella di una volta. Cos, alla fine, non le ho detto pi nulla. Ero roso dal dubbio, e pensavo e ripensavo a cosa fosse meglio fare. A un certo punto avevo quasi deciso di richiamarla, ma poi, non so nemmeno io perch, ho desistito. Se avessi avuto la forza di telefonarle e di chiederle di rivederci, forse Kirari si sarebbe allontanata da quel pazzo e a quest'ora...
Non credo che questo tipo di ragionamento sia insensato. Sono sicuro che continuer a pensare a lei per tutta la vita. Coloro che reputano sbagliato parlare del passato con troppi se, non hanno mai dovuto sopportare il peso di una vera tragedia sulle proprie spalle. Oppure si tratta di persone che non si sono mai trovate davanti a un bivio importante, di fronte a un attimo non colto. Ho riflettuto molto a lungo e ho deciso di vivere portando con me questo peso enorme, fino alla fine dei miei giorni. So gi che ci saranno momenti in cui esso sar cos greve da schiacciarmi, e altri in cui si far pi leggero e mi permetter di respirare.
Quando la madre di Kirari mi ha detto che una vostra cara amica si era tolta la vita nello stesso giorno dell'incidente, mi sono sentito estremamente dispiaciuto per lei, signorina Yamanaka. Ho immaginato la sua immensa sofferenza, anche lei probabilmente dilaniata dai se e dagli attimi non colti, forse molto pi di me. Se  cos, se ho intuito bene il suo dolore, la prego di non dimenticare mai che condivido con lei questa pena. Come ho detto prima, tutto ci che possiamo fare  continuare a vivere sopportando quel peso (ammesso,  ovvio, che anche lei ne abbia uno). Continuare a vivere, ricordare con rimpianto e soffrire. Questo  il compito che spetta a noi che sopravviviamo.
Mi perdoni se mi sono dilungato troppo. Scriverle questa lettera mi ha aiutato molto. Grazie per aver letto tutto fino in fondo.
Sakatani Wataru
Tiro fuori la lettera di Terauchi dal cassetto della scrivania e la metto accanto a quella di Wataru. C' qualcosa di molto simile in queste pagine, qualcosa che non so definire a parole.
Siamo pi vicine di quanto tu possa immaginare, Toshi-chan. Pertanto hai il dovere di comprendere le ragioni della mia morte.
S, Terauchi, lo sto gi facendo. Ciao, bye-bye... Quelli di noi che sono sopravvissuti - io, il Vermiciattolo e Yuzan - non si dimenticheranno mai di te e di Kirarin. Wataru non dimenticher mai Kirarin e il mio vicino non dimenticher mai sua moglie.
Un pensiero improvviso: la prossima volta che andr al karaoke, non scriver Hori Ninna nell'apposito modulo di registrazione. Calde lacrime mi rigano le guance e ricadono sul dorso della lettera di Terauchi, sbiadendo poco a poco il mio nome - Sig.na Yamanaka Toshiko.
1 In inglese nel testo originale. (N.d.T.)
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FINE.
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Glossario.
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Atashi: Pronome di prima persona singolare di livello colloquiale usato esclusivamente dalle donne.
Battle Royale: Romanzo di Takami Koshun del 1999 da cui  stato tratto, nel 2000, il film omonimo di Fukasaku Kinji. La vicenda, ambientata in un futuro prossimo e in un luogo non ben definito, vede protagonista un gruppo di liceali che prende parte a uno spietato gioco di sopravvivenza in cui, nell'arco di tre giorni, i ragazzi devono eliminarsi a vicenda fino all'ultimo superstite.
Bento: Cibo freddo di vario tipo e in piccole porzioni posto in scatole portavivande (bentobako) di lacca, plastica o cartone, che si acquista presso rivenditori specializzati, supermercati o si prepara a casa, e che si pu consumare pi o meno ovunque (posto di lavoro, scuola, teatro, in viaggio ecc.).
-Chan: Derivato da -san (v.), viene aggiunto ai nomi di persona come appellativo affettuoso e familiare.
Cosplay: Neologismo formato dalla contrazione di costume e play. Pratica giovanile, che ha avuto origine in Giappone in anni recenti, in cui ci si veste imitando noti personaggi del mondo dei manga, degli anime, dei videogiochi e della musica pop.
Cup ramen: Ramen (v.) istantaneo liofilizzato contenuto in appositi contenitori di plastica. Gi completo di vari ingredienti, viene venduto presso konbini (v.) e supermercati e si prepara aggiungendo acqua bollente.
Dazai Osamu: Pseudonimo di Tsushima Shuji (1909-1948), scrittore giapponese. Si trasfer a Tokyo nel 1930, dove frequent l'universit e venne a contatto con l'ambiente urbano e intellettuale del tempo, sposando le teorie marxiste e aderendo all'attivit dei movimenti di sinistra. Dilaniato da una profonda crisi interiore, abbandon gli studi e decise di dedicarsi alla scrittura. La svolta letteraria non imped di frenare la sua tendenza all'autodistruzione per mezzo di un'assuefazione sempre pi grave all'alcol e a sostanze stupefacenti, che lo spinse pi volte a tentare il suicidio. La sua vita tormentata  comunque costellata di autentici capolavori, fra cui si ricordano i romanzi Shayo (Il sole si spegne, 1947) e Ningen shikkaku (Lo squalificato, 1948). Mor suicida nel fiume Tamagawa insieme a una delle sue amanti.
Evangelion: Noto anime fantascientifico in ventisei episodi (Neon Genesis Evangelion  il titolo completo) diretto da Anno Hideaki nel 1995.
Family Restaurant: Termine generale con cui si indicano catene di ristoranti a basso costo diffuse in tutto il Giappone, che solitamente propongono un men misto occidentale, giapponese e cinese.
Freeter: Neologismo, coniato in Giappone sul finire degli anni Ottanta (in giapponese, furita), composto dall'inglese free (libero) e dal tedesco Arbeiter (lavoratore). Indica in genere quei giovani che, terminati gli studi, preferiscono rinunciare al posto fisso e arrangiarsi svolgendo lavori precari, part-time e manuali, in nome di una maggiore libert nei confronti del sistema sociale.
Fundoshi: Sorta di perizoma che gli uomini giapponesi indossavano in passato sotto il kimono.
Futon: Insieme di materassino (shikibuton) e trapunta (kakebuton) che costituisce il letto giapponese tradizionale. Il futon si stende direttamente sul tatami (v.) e di giorno viene piegato e riposto negli appositi armadi a muro in legno chiamati oshiire.
Golden Week: Settimana di festivit pubbliche a cavallo tra aprile e maggio. Istituita nel 1948, costituisce un periodo di ferie spesso sfruttato dai giapponesi per i viaggi.
Joetsu shinkansen: Nome della linea ferroviaria ad alta velocit che collega Tokyo a Niigata. Shinkansen  il termine generico che indica il treno veloce che dal 1964, in corse tanto rapide quanto frequenti, collega le principali citt del Giappone.
Kabukicho: Zona centrale del quartiere di Shinjuku, nota per l'alta concentrazione di ristoranti, cinematografi, live-house e soprattutto locali a luci rosse.
Kansai: Area geografica situata nella parte sud-occidentale dello Honshu (la maggiore delle quattro isole principali dell'arcipelago giapponese) corrispondente alle citt di Osaka, Kyoto, Kobe e province limitrofe.
Katakana: Alfabeto sillabico costituito da 46 caratteri oggi prevalentemente utilizzato per la trascrizione di nomi e termini stranieri. Si ricorre al katakana anche per le parole onomatopeiche, per i nomi scientifici e per enfatizzare un determinato termine in una frase.
Kogyaru: Neologismo di etimologia incerta, che deriverebbe dalla contrazione delle parole giapponesi ko (piccolo) o ko di koko (liceo) e dell'inglese girl. Indica una categoria di ragazze teenager che opta per uno stile di vita all'insegna dell'edonismo e che si contraddistingue per l'abbigliamento molto vistoso (minigonna e zatteroni), il trucco pesante caratterizzato da fondotinta marrone scuro e i capelli cotonati e colorati. Le kogyaru sono particolarmente presenti, a cominciare dalla met degli anni Novanta, nell'area di Shibuya.
Kojien: Famoso dizionario della lingua giapponese pubblicato per la prima volta nel 1955.
Konbini: Abbreviazione dall'inglese convenience store: si tratta di un minimarket aperto fino a tarda notte o, pi spesso, ventiquattr'ore su ventiquattro.
Love Hotel: Alberghi presenti in molte localit del Giappone, dove le coppie possono trascorrere momenti di intimit, optando per una permanenza a ore o per il pernottamento. A volte sono arredati con fantasia e secondo le varie esigenze degli ospiti. Sono aperti ventiquattr'ore su ventiquattro.
Meiji: Periodo storico che va dal 1868 al 1912. Dal nome scelto - secondo consolidata prassi - dall'imperatore Mutsuhito al momento dell'ascesa al trono. Meiji significa governo illuminato. Tra il 1866 e il 1869, diverse insurrezioni su scala nazionale condussero alla restaurazione del governo imperiale (Restaurazione Meiji), segnando la fine dello shogunato Tokugawa e innescando un processo di radicale mutamento nella struttura sociale e politica del paese, nonch determinando l'apertura del Giappone all'Occidente.
Mizuyokan: Variante liquida (mizu significa acqua) dello yokan, dolce solitamente di consistenza gelatinosa a base di pasta di azuki (piccoli fagioli rossi che si usano, tra l'altro, nella preparazione della marmellata che costituisce l'ingrediente base di molti dolci giapponesi tradizionali) e zucchero. Si consuma freddo, soprattutto d'estate.
Mori Ogai: pseudonimo di Mori Rintaro (1862-1922), scrittore giapponese. Ufficiale medico, soggiorn dal 1884 al 1888 in Germania, dove conobbe la letteratura europea. Parallelamente alla carriera medica, si diede a un'intensa attivit letteraria, fondando riviste, scrivendo racconti e traducendo opere letterarie occidentali (Pukin, Kleist, Goethe). Di tendenze fortemente romantiche, fu in costante polemica con l'allora imperante naturalismo. Tra i suoi capolavori: Maihime (La ballerina, 1890), Vita sekusuarisu (Vita sexualis, 1909) e Gan (L'oca selvatica, 1915).
NaiNai: Duo comico fra i pi noti della televisione giapponese, fondato nel 1990 dagli attori Okamura Takashi e Yabe Hiroyuki. NaiNai  la contrazione di Ninety-nine.
Nakasendo: Una delle due antiche e importanti arterie stradali (l'altra  il Tokaido) che, fin dal periodo Edo (1600-1867), collegano Tokyo a Kyoto. A differenza del Tokaido, prevalentemente costiero, il Nakasendo consiste in un percorso esclusivamente interno.
Nichome: Il chome  una delle suddivisioni dello spazio urbano. Ogni zona di ciascun quartiere cittadino  formata da diversi chome - in genere non oltre la decina - che si distinguono l'uno dall'altro grazie all'anteposizione dei numeri cardinali (icchome sar chome 1; nichome, chome 2, sanchome chome 3 e cos via). Negli indirizzi giapponesi, il primo numero dopo il nome della zona indica sempre il chome.
Oishinbo: (lett. Il Gourmet) Noto e popolare manga di Kariya Tetsu e Hanasaki Akira, pubblicato a puntate, su riviste e in volume, dal 1983 a tutt'oggi.
Onigiri: Riso bollito e pressato in grossi bocconcini di forma triangolare, sferica o cilindrica ripieni di salmone, tonno, umeboshi (prugne in salamoia) o altri ingredienti; possono essere avvolti in una sfoglia di alga nori o cosparsi di semi di sesamo nero.
Oolong (uroncha in giapponese): T cinese ricavato dalla semifermentazione di foglie color verde scuro. In Giappone si beve di solito freddo e, a volte, con ghiaccio.
Ore: Pronome di prima persona di livello molto colloquiale usato esclusivamente dagli uomini, solitamente dai giovani.
Otaku: Parola giapponese che originariamente costituisce il termine onorifico con cui si indica la casa altrui e che, in senso traslato e scritto in katakana (v.), indica oggi (a partire dagli anni Ottanta) una persona dedita ossessivamente a hobby vari.
Pachinko: Passatempo popolare vagamente simile al flipper e alla slot machine. Si gioca stando seduti al banco dove sono allineate le macchinette, cercando di far entrare nei buchi di una tavola verticale delle palline di acciaio che vengono gi a gran velocit una dopo l'altra. Oggi la leva che fa schizzare in alto le palline  diventata elettronica anzich manuale, e l'elemento del caso risulta quanto mai determinante: che una biglia entri o meno in uno dei fori, dipende principalmente dalla posizione degli aghi, che funzionano da deflettori.
Pocari Sweat: Bibita dal sapore dolciastro vagamente simile a uno sport drink commercializzata a partire dagli anni Ottanta e molto popolare in Giappone.
Purikura: Piccole fotografie istantanee, stampate su carta adesiva, che si scambiano tra amici e si collezionano.
Ramen: Piatto di origine cinese a base di tagliolini di farina di frumento serviti in un brodo bollente insaporito con vari ingredienti a seconda della regione d'origine. Una delle varianti pi apprezzate  il Tonkotsu, tipico del Kyushu e caratterizzato da un brodo molto denso ottenuto dalla lunga bollitura di ossa di maiale, grasso e altri ingredienti.
Sakakibara: Pseudonimo (Sakakibara  scritto con tre caratteri che significano rispettivamente alcol, demone e rosa) con cui si firmava il ragazzino quattordicenne autore, nel 1997, di alcuni efferati delitti nella citt di Kobe. Sakakibara Seito  lo pseudonimo completo. Oggi, al termine di un processo di riabilitazione mentale e sotto una nuova e ignota identit, Sakakibara vive reintegrato nella societ.
-San: Suffisso onorifico che si pospone al nome o al cognome di una persona. Si pu usare indifferentemente per uomini e donne, ma mai per indicare se stessi.
Shinkansen: v. Joetsu shinkansen.
Shoji: Pareti scorrevoli utilizzate nella casa tradizionale giapponese per separare i confini fra una stanza e l'altra, oppure poste all'interno di finestre o verande. Oggi il termine indica principalmente gli scorrevoli formati da una intelaiatura di legno, a riquadri, ricoperta da carta di riso opaca che lascia filtrare una luce diffusa.
Shonen Jump: Tra le pi note e longeve riviste settimanali di manga (Shukan shonen janpu - lett. Jump, settimanale per ragazzi -  il titolo completo). Fu fondata nel 1968 e pu vantare una tiratura di oltre tre milioni di copie.
Somen: Spaghettini sottili di farina di frumento. Si usano di solito per la preparazione di piatti freddi.
Takasugi Shinsaku (1839-1867): Noto samurai che svolse un ruolo molto importante a favore della Restaurazione Meiji (v.).
Tatami: Unit base del pavimento tradizionale giapponese; di misura standard (90x180 cm circa),  composto da una stuoia di giunchi intrecciati che riveste una spessa imbottitura di paglia di riso pressata, fissata su una cornice di legno e ornata da un bordo di passamaneria. La misura standard di un tatami costituisce l'unit base per calcolare le dimensioni dei locali.
Todai: Abbreviazione d'uso corrente per Tokyo daigaku (Universit statale di Tokyo), una delle istituzioni universitarie pi prestigiose del Giappone.
Tokyo Kutsu Ryutsu Center: Nota e grande catena di negozi specializzata nella vendita di calzature.
Tonkotsu ramen: v. Ramen.
Yakiniku: Piatto di origine coreana consistente in fettine di carne di vario tipo cotte alla griglia e insaporite con salse (di solito a base di soia o di sesamo) o semplicemente salate.
Yamanba: (lett. Vecchia dei monti) Nella tradizione folklorica giapponese, essere femminile dal carattere demoniaco rappresentato come un'anziana donna dai lunghi capelli candidi come la neve, il viso esangue e rugoso, lo sguardo torvo e gli abiti cenciosi. Vive in solitudine tra le montagne e non lascia scampo ai malcapitati viandanti che smarriscono la via e finiscono col violare il suo territorio. Il termine, mutuato nel linguaggio giovanile, connota una variante di kogyaru (v.). Una yamanba, rispetto a una kogyaru, si caratterizza per l'abbronzatura ancora pi esasperata, per l'uso di rossetti bianchi e ombretti color pastello, lenti a contatto colorate e abbigliamento fluorescente.
Yukata: Kimono estivo di cotone non foderato. Oggi viene indossato soprattutto in occasione di feste popolari presso templi e santuari (matsuri), ed  fornito ai clienti di ryokan (albergo di stile tradizionale giapponese) e di alcuni hotel.
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FINE.